anelli-saturno
Spazio

Saturno, “gatti” cosmici all’interno degli anelli

La sonda Cassini, prima di sprofondare per sempre nel pianeta, ha scoperto decine di piccole lune a cui sono stati dati nomi “felini”

Fluffy, Garfield, Socks (calzino) Whiskers (vibrissa). Sono i soprannomi, scelti tra i più comuni nomignoli che gli anglosassoni affibbiano ai loro felini domestici, di alcune tra le sessanta e più piccole lune, dalle dimensioni che variano tra i 20 metri e i 4 chilometri, scoperte dalla sonda Cassini prima di tuffarsi senza ritorno nel pianeta attorno a cui ha orbitato per 13 anni.

I “micini” cosmici si trovano nell’anello F, quello più esterno e che circonda gli altri più estesi, situato a tremila chilometri dall’atmosfera di Saturno.

Queste piccole lune sono agglomerati del materiale che compone l’anello: minuscole particelle di polvere e ghiaccio mescolati a grumi più grandi che nel corso degli anni si sono aggregati fino a formare dei veri e propri satelliti.

Vederli dalla Terra è impossibile: ce ne sono a migliaia e non esiste telescopio così potente da poterli mettere a fuoco singolarmente. In fondo bisogna ricordare che distano da noi un miliardo e mezzo di chilometri.

Solo la sonda Cassini, durante il suo peregrinare nel sistema di Saturno e delle sue lune, ha potuto individuarli, ma con una metodologia un po’ complessa.

Occultazioni stellari per vedere i “micini”

Per vedere i “micini di Saturno” le telecamere a bordo della navicella spaziale hanno sfruttato le variazioni della luce proveniente da stelle lontane osservata mentre passava attraverso gli anelli.

Infatti i cerchi che attorniano il pianeta gassoso non sono completamente opachi: la granulosità delle polveri di cui sono fatti lascia passare una parte della luce stellare. Analizzandola è possibile risalire così alle caratteristiche del materiale degli anelli.

Questo era infatti uno degli esperimenti progettati, e portato a termine con successo, per la missione Cassini, che ha rivelato nuove preziosissime informazioni sugli anelli di Saturno e che mai sarebbero potute essere scoperte da telescopi terrestri.

Veniamo ai gatti-satellite. Quando però un corpo di dimensioni molto superiori ai granelli di polvere passava davanti a una luminosa stella del fondo del cielo la oscurava completamente, occultando del tutto la sua luce.

In questo modo, misurando cioè il periodo di "buio" dell'astro occultato, è stato possibile identificare queste piccole lune e misurarne le dimensioni (dalla durata del tempo dell’occultazione).

Perché gli scienziati hanno dato alle lune nomi di gatti

“Un po’ solo per gioco, ma anche perché chiamare questi oggetti come micini suona molto meglio del nome scientifico, per esempio dell’asettico Alpha Leonis Rev 9, che indica la piccola luna scoperta grazie all’occultazione della stella Regolo, la più brillante della costellazione del Leone” spiega Larry Esposito, del Department of Astrophysical and Planetary Sciences della University of Colorado Boulder.

Un veterano di Saturno: oltre ad aver coordinato alcuni aspetti scientifici della missione Cassini, è stato leader del team che nel 1979 ha di fatto scoperto l’anello F grazie alle immagini inviate a Terra dalla sonda Pioneer 11.

Svela inoltre che “i ricercatori che studiano i dati della missione sono quasi tutti amanti dei gatti, solo una piccola minoranza preferisce i cani, e non ha potuto opporsi alla nostra scelta”.

Un particolare che dà un’immagine diversa da quella che ci si potrebbe aspettare immaginando un team di astrofisici: non quindi interessati solo a spazio, scienza e altra roba da nerds, ma anche ai morbidi pelosetti a quattro zampe.

Satelliti con sette vite

Esposito stima che nell’anello F di Saturno ci siano almeno quindicimila oggetti di questo tipo, ma rivedere una seconda volta una luna come Garfield o Whiskers è praticamente impossibile.

“Anche se in futuro venisse spedita un’altra sonda attorno a Saturno non saremmo più in grado di riconoscere queste lune: sono infatti oggetti dinamici, che possono accrescere la loro grandezza perché attirano a sé altre particelle e materiale, ma si possono pure frantumare in pezzi più piccoli a causa delle collisioni con altri loro simili”.

Tuttavia il suo team continuerà a classificare le lune scoperte da Cassini e ad affibbiargli nomi felini. “Questi satelliti hanno sette vite, proprio come i gatti: non scompariranno per sempre, anzi in alcuni casi potrebbero “rinascere” come delle e vere e proprie lune, di dimensioni cioè apprezzabili”.

“Prometeo e Pandora, i due satelliti che orbitano insieme all’anello F, infatti, sono corpi rocciosi larghi più di cento chilometri e si sono formati proprio dall’unione di tante piccole lune come quelle ‘feline’ scoperte da Cassini”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti