Paolo Corio

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Non ci volle molto a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta perché il nostro Pianeta si rivelasse un campo di battaglia troppo piccolo per la "Guerra Fredda" tra Urss e Stati Uniti, con la competizione che si allargò alla conquista dello spazio. E se in quel campo l'eroe sovietico per antonomasia fu Jurij Gagarin, primo uomo ad andare in orbita il 12 aprile 1961, sul fronte occidentale l'immediata risposta arrivò da John Glenn, scomparso l'8 dicembre all'età di 95 anni e primo astronauta americano a girare in orbita intorno alla Terra a bordo della navicella della Nasa "Friendship 7".

Dallo spazio alla politica, e ritorno
Eroe nazionale a sua volta, John Glenn - arruolatosi come pilota nel corpo dei Marines subito dopo il bombardamento di Pearl Harbor (di cui ricorreva il 75° anniversario giusto lo scorso 7 dicembre, quindi il giorno prima della sua morte) - compì l'impresa che l'ha per sempre incastonato nell'immaginario collettivo americano il 20 febbraio 1962, rimanendo in orbita per 4 ore e 55 minuti e per un totale di tre orbite intorno al nostro pianeta che pareggiarono perfettamente i conti con Gagarin in quella partita che durò poi fino al 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong piantò la bandiera a stelle e strisce sulla Luna.

Salutata la Nasa nel 1964, John Glenn andò poi subito in orbita anche in politica, venendo immediatamente eletto senatore democratico dell'Ohio, il suo Stato, che rappresentò al Congresso per ben 24 anni, candidandosi anche alla nomination democratica per le presidenziali del 1984, quelle che videro il bis di Ronald Reagan alla Casa Bianca. Dopo di che l'ormai ex-senatore tornò al suo vero, grande amore: sì, perché nel 1998 il settantasettenne ma ancora attivissimo John Glenn si infilò nello Space Shuttle come membro della missione STS-95 per dare un importante contributo agli studi spaziali sulla fisiologia dell'uomo in età avanzata.

Anche un libro e un film a consacrarlo
Per l'eroe John Glenn fu quella l'ultima grande impresa, seguita da un fisiologico declino che culminò nel 2014 in un ictus, seguito a un intervento una coronaria, che ne minò definitivamente gli ultimi anni. Con lui scompare definitivamente la squadra dei "magnifici 7 astronauti" arruolati dalla Nasa all'inizio degli anni Sessanta per lanciare il programma Mercury: quello che consegnò appunto alla storia la figura dell'astronauta-eroe, celebrata anche dal libro di Tom Wolfe "The right stuff" ("La stoffa giusta" nell'edizione italiana), premiato con il National Book Award e traslato quindi nella pellicola "Uomini veri", uscita nelle sale cinematografiche nel 1983 con Ed Harris nei panni del già allora immortale John Glenn.   

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