I numeri non sempre dicono tutta la verità, ma raramente mentono. Al massimo possono essere interpretati, tirati per la giacchetta, piegati a l’una o l’altra delle teorie. Mai, però, nascosti soprattutto quando indicano tutti la stessa direzione. I numeri dicono che quella che va concludendosi è la peggiore stagione di sempre per Antonio Conte sulla panchina di una big italiana e una delle peggiori degli ultimi dieci anni per il Napoli di Aurelio De Laurentiis.
Un paradosso difficile da sostenere visti gli sforzi enormi compiuti dal patron partenopeo in estate per dare al tecnico tutto quello che chiedeva partendo non dal fondo, ma dalla base di uno scudetto storico vinto tenendosi dietro la concorrenza. Investimenti massicci e senza frutto. Si fosse in Borsa si potrebbe parlare di denaro bruciato sull’altare di scelte che nella migliore delle ipotesi non hanno reso quanto pensato e nella peggiore sono stati veri e propri fallimenti.
La qualificazione alla Champions League, vitale per l’equilibrio di bilancio del Napoli come di tutte le altre società, servirà solo a limitare i danni ma non cancellerà la sensazione di una stagione tecnicamente fallimentare, con l’aggravante della figuraccia della Champions League abbandonata a gennaio sui bassifondi di una fase a girone che era ampiamente alla portata dei partenopei.
Conte, mai così male dopo 33 giornate in Italia
Negli 8 campioni affrontati sulle panchine di Juventus, Inter e Napoli mai Antonio Conte era arrivato alla 33° giornata con così pochi punti in cascina: 66. Cinque in meno rispetto alla cavalcata scudetto della scorsa stagione solo restando alla sua esperienza sotto il Vesuvio. Alla Juventus (71-77-87) e all’Inter (71-79) il ritmo di marcia era stato a tratti largamente superiore a quello attuale e, dunque, non sorprende che se anche i partenopei vincessero tutte le ultime cinque partite chiudendo a quota 81 si tratterebbe della peggiore performance di Conte in un singolo campionato.
Le controprestazioni offerte con Parma e Lazio raccontano, però, di una squadra che ha staccato la spina mentale e fisica dopo essersi illusa di essere in corsa per uno scudetto per il quale non è mai stata competitiva: altro segnale ben poco “contiano” perché il tecnico leccese è stato un maestro nel motivare i suoi giocatori. Quest’anno non è mai accaduto e, infatti, in tutti gli snodi decisivi della stagione il Napoli ha fatto flop.
Il confronto tra questo Napoli e quello di… Gattuso
C’è un’altra fotografia statistica, però, che non mente e che rimanda l’inadeguatezza del lavoro di questi mesi a Castel Volturno. Due sole volte nell’ultimo decennio il Napoli di De Laurentiis è andato così piano in Serie A. Una è quella tragica (sportivamente parlando) del post scudetto di Spalletti con la triade Garcia-Mazzarri-Calzona che ad aprile di punti ne aveva addirittura solo 49 e attendeva la scossa di Conte.
Per trovare l’altra bisogna risalire al 2019/2020 dell’alternanza tra Ancelotti e Gattuso (53 punti). Punto. Tutti gli altri hanno fatto meglio da Sarri in poi con l’eccezione di Gattuso che nel 2020/2021 aveva gli stessi 66 punti di Conte e che alla fine sarebbe rimasto fuori dalla zona Champions League per un gol di Faraoni al San Paolo nell’ultima sfida contro il Verona.
Quel Napoli non è ricordato con piacere dal popolo partenopeo, questo si vedrà. Di sicuro gli argomenti usati fin qui da Conte, che se l’è presa con l’ambiente esterno, le critiche e gli infortuni, non potranno bastare a fine stagione quando sarà il momento dei bilanci. L’ipotesi nazionale rimane aperta ma non scontata, così come non è sicuro che De Laurentiis sarà disposto a fare di tutto per trattenere il suo allenatore mettendo mano alla terza campagna acquisti imponente e alla necessità di svecchiare una rosa che oggi ha 15 giocatori di oltre 29 anni.
