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Insider trading, il caso delle strane operazioni prima degli annunci di Trump

Insider trading, il caso delle strane operazioni prima degli annunci di Trump

I grandi annunci del Presidente Trump sono spesso stati preceduti da sospetti movimenti di borsa. I dem attaccano, ma la faccenda riguarda da vicino anche loro.

Gli ultimi due mesi ci hanno abituato ad annunci in grande stile da parte del Presidente americano Donald Trump. Annunci che spesso, avendo a che fare con la guerra e la pace, hanno avuto risvolti importantissimi per i mercati finanziari.

Da qualche tempo, diverse testate mediatiche, tra cui la Bbc, hanno messo sotto torchio certe transazioni sospette effettuate in borsa e in piattaforme di trading per eventi come Polymarket, spesso e volentieri quasi in concomitanza con annunci importanti del Presidente.

Le transazioni sospette degli ultimi due mesi

I casi più recenti (ed eclatanti) riguardano il conflitto con l’Iran. Il 9 marzo 2026, ad esempio, durante un’intervista telefonica a CBS News, Trump aveva lasciato intendere che il conflitto fosse ormai “praticamente concluso”. Poco dopo l’annuncio, i prezzi del Brent e del Wti sono crollati.

I dati di mercato mostrano che un’ondata massiccia di scommesse al ribasso sul prezzo del petrolio era già stata piazzata ben 47 minuti prima che quella notizia diventasse di dominio pubblico.

Ancora più clamoroso è ciò che accadde il 23 marzo: secondo la Bbc, trader anonimi avrebbero piazzato oltre 500 milioni di dollari in contratti future petroliferi appena 14 minuti prima che Trump annunciasse su Truth Social di aver avviato colloqui produttivi con Teheran.

 Al principio del conflitto, nel febbraio i quest’anno, sei account creati su Polymarket in rapida successione avevano scommesso su un attacco statunitense all’Iran entro il 28 dello stesso mese. Quando Trump confermò i bombardamenti nelle prime ore di quella notte, i sei conti intascarono collettivamente 1,2 milioni di dollari.

Grande fortuna, o forse le giuste informazioni. Ciononostante, va sottolineato che non esistono accuse formali né prove concrete di insider trading: la Casa Bianca ha definito “infondate e irresponsabili” le insinuazioni, e nessun procedimento legale è stato fin qui avviato.

Liberation Day e Maduro

Le anomalie nei mercati non riguardano però soltanto la guerra con l’Iran. Già nell’aprile 2025, in occasione della grande incertezza creata dal “Liberation Day“, il giorno in cui Trump annunciò dazi universali facendo crollare le borse mondiali, si registrarono impennate sospette nei volumi di trading.

È il caso del 9 aprile 2025, quando Trump comunicò una pausa di 90 giorni sui dazi per tutti i Paesi tranne la Cina. L’S&P 500 balzò del 9,5%, uno dei rialzi giornalieri più ampi dalla Seconda Guerra Mondiale. In particolare, i volumi delle call option sul Nasdaq erano schizzati alle stelle meno di 20 minuti prima che Trump annunciasse la pausa di 90 giorni sui dazi.

ProPublica riportò che dipendenti del ramo esecutivo e collaboratori del Congresso avevano venduto titoli azionari proprio nei giorni precedenti al primo grande annuncio sui dazi, che aveva fatto precipitare i mercati.

Ancora più inquietante il caso Maduro. Su Polymarket, un utente noto come “Burdensome-Mix” aveva scommesso 32.500 dollari sulla caduta del presidente venezuelano entro la fine di gennaio 2026. Poche ore dopo aver piazzato la puntata, le forze speciali americane catturavano Maduro e il conto registrò una vincita di 436.000 dollari.

Dem all’attacco, ma la faccenda li riguarda

Esponenti democratici di primo piano, come il senatore Chris Murphy del Connecticut, hanno definito la situazione “corruzione sconcertante”, mentre il deputato Ritchie Torres ha formalmente chiesto un’indagine federale sulle transazioni sospette nei mercati petroliferi e azionari sotto l’amministrazione Trump.

Tuttavia, a guardare bene, il tema dell’insider trading nel Congresso americano riguarda trasversalmente entrambi i partiti. Il caso più celebre resta quello di Nancy Pelosi. Il portafoglio azionario gestito dal marito Paul ha registrato un rendimento del 54% nel 2024, più del doppio rispetto al guadagno del 25% messo a segno dall’S&P 500 nello stesso periodo, surclassando i principali hedge fund di Wall Street.

Secondo le stime più recenti, il patrimonio complessivo della coppia sarebbe cresciuto del 16.930% nel corso degli anni di carriera politica della Pelosi, contro un +2.300% del Dow Jones nello stesso arco temporale.

È bene ribadirlo: nessuno di questi personaggi è mai stato formalmente accusato né tantomeno condannato per insider trading. Lo STOCK Act del 2012 vieta infatti ai parlamentari di usare informazioni non pubbliche a fini speculativi, il dubbio, tuttavia, resta.

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