Dal primo di aprile la cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresak farà capolino sulla volta celeste, navigando verso il perielio, il punto di massimo avvicinamento al Sole, che raggiungerà il 13 del mese.

Si annuncia un bello spettacolo osservativo, perché la sua luminosità è prevista in quel periodo aumentare fino alla magnitudine 6,5: significa che raggiungerà la fatidica soglia della visibilità a occhio nudo.

Da metà marzo, mentre si sta avvicinando alla nostra stella, ha cominciato a sfoggiare la sua variopinta chioma, formata da ghiaccio e polveri che il calore del Sole scioglie dal suo nucleo (largo circa un chilometro e mezzo) e che per che la loro composizione chimica le conferiscono un caratteristico colore verdognolo.

Spieghiamo innanzitutto il nome: il corpo celeste fu osservato per la prima volta dall’astronomo americano Horace Parnell Tuttle il 31 maggio 1858, poi nel 1907 dal francese Michael Giacobini e ancora, nel 1951, dallo slovacco Lubor Kresák.

A seguito di questa triplice osservazione si scoprì che è una cometa di corto periodo (ecco perché la “p” iniziale), cioè compie un giro attorno al Sole ogni cinque anni e mezzo. La sua orbita infatti è molto ristretta e non va al di là di quella di Giove.

Il 13 aprile arriverà a soli centocinquatasei milioni di chilometri dal Sole, un pochino di più della distanza che separa mediamente la Terra dalla nostra stella, mentre il 5 transiterà a soli ventidue milioni di chilometri dal nostro pianeta, sessanta volte il divario spaziale tra noi e la Luna.

Qusto sarà il passaggio più vicino allla Terra mai effettuato dalla 41/P, il prossimo accadrò infatti il 20 gennaio del 2088.

Se si verificheranno degli outburst, cioè delle esplosioni nel nucleo dovute alla radiazione solare come già successo in passato, la sua brillantezza potrebbe essere pari a quella delle stelle visibili normalmente a occhio nudo.

In caso contrario per osservarla basta un semplice binocolo, ma bisogna sapere dove guardare. Nella prima quindicina di aprile la 41/P si troverà tra la costellazione dell’Orsa Maggiore e quella del Dragone, nella parte a nord della volta celeste.

Dato che queste sono costellazioni circumpolari, cioè che alle nostre latitudini non tramontano mai, sarà visibile in ogni momento della notte, dal crepuscolo all’alba.

Per individuarla bisogna seguire una linea immaginaria che parte dalle due stelle attaccate al “timone” del Grande Carro (le sette stelle più luminose dell’Orsa Maggiore) e che prosegue fino alla costellazione del Dragone. La 41/P si troverà circa a metà strada.

Ma non aspettatevi di vedere un oggetto colorato come un irlandese nel giorno di San Patrizio: all’oculare del binocolo non si può apprezzare al meglio il suo tipico vede brillante, che invece compare molto bene nelle riprese fotografiche.

Volete tentare di fare qualche foto? Bene, procuratevi un treppiede e puntate l’obiettivo (senza zoomare) verso l’Orsa Maggiore. Poiché quest’ultima si trova in prossimità della stella Polare, e quindi risente poco del movimento impresso dalla rotazione terrestre, si può allungare il tempo di esposizione fino a 30-40 secondi senza riportare nell’immagine troppe sbavature dovute al mosso. Provate diverse sensibilità ISO (da 400 in su) con apertura massima del diaframma, regolandovi a seconda del vostro modello di fotocamera.


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