Scienza

Siccità, arriva dopo mesi asciutti da record

Non si può ancora dire se andiamo verso un futuro arido, ma la riduzione delle precipitazioni è tra le previsioni dei modelli climatici

La siccità in California

Chiara Palmerini

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Che la siccità di questa estate appena iniziata sia eccezionale lo confermano i dati: arriva dopo una primavera che è stata, dal 1800 a oggi, la terza più asciutta. E dopo un inverno in cui, a parte una parentesi di precipitazioni abbondanti nel mese di gennaio al centro-sud, è stato altrettanto secco. Nel complesso un semestre che è il quinto più secco nell’arco di oltre due secoli.

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Piogge dimezzate

“Ha piovuto la metà di quel che piove solitamente in primavera” osserva Michele Brunetti, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, che ha elaborato i dati. “Le riserve per l’irrigazione estiva si creano soprattutto con le nevicate invernali, e in parte con le piogge primaverili”. Sei mesi con meno di metà delle precipitazioni che sarebbero normalmente dovute cadere in questo periodo hanno provocato in tutta l’Italia la situazione che vediamo oggi: fiumi ai livelli minimi, terra asciutta, agricoltura in crisi.

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Altre primavere simili

Per trovare altre primavere altrettanto secche, la prima e la seconda della serie, bisogna risalire al 1830 e al 1945. In tempi più recenti, inizi d’anno con scarse precipitazioni sono stati il 2006, il 2003 e il 1997. L’Italia si sta trasformando in un paese arido? “Difficile dirlo. Negli ultimi due secoli, in generale, c’è stato un calo delle precipitazioni del 10 per cento, un segnale non così forte e significativo per affermare che si sta andando verso un periodo più asciutto” dice ancora Brunetti. Per le precipitazioni c’è una fortissima variabilità da un anno all’altro, per esempio il luglio 2014 è stato nel nostro paese uno dei più piovosi e freddi degli ultimi decenni.

Non si può insomma ancora dire per le precipitazioni quel che i climatologi possono affermare con certezza riguardo alle temperature: che sono in chiaro e costante aumento. C’è però un legame anche tra aumento delle temperature e siccità: se fa più caldo in inverno le precipitazioni più utili a preservare le risorse idriche, quelle nevose, diminuiscono, a favore della pioggia. Inoltre, con temperature più elevate l’acqua evapora prima di infiltrarsi nel sottosuolo, altro fatto che contribuisce al mancato rifornimento delle scorte.

Verso un futuro asciutto?

È anche vero che i modelli climatici prevedono per il Mediterraneo, nei prossimi decenni, insieme all’aumento delle temperature, proprio una diminuzione delle precipitazioni, soprattutto di quelle invernali, di circa il 15-20 per cento. Non questa primavera asciutta a poter dimostrare che stiamo andando verso la siccità, ma le previsioni dicono che per il futuro dovremo probabilmente adattarci a convivere con situazioni simili.

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