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Salute

Colesterolo alto e pancetta: colpa dell’uomo di Neanderthal

Nuove analisi del DNA rivelano che i geni responsabili di varie malattie derivano dai nostri antenati di 200mila anni fa

Adesso potete dare la colpa a loro. Se avete colesterolo alto e il girovita un po' abbondante, prendetevela anche con gli uomini primitivi.

L’accumulo di grasso attorno all’addome, la famigerata “pancetta”, non è solo il risultato di vita sedentaria e dieta ipercalorica: la tendenza a svilupparlo è un “regalo” che ci hanno passato per via ereditaria i Neanderthal, gli ominidi che hanno popolato Europa ed Asia tra i duecento e i quarantamila anni fa.

Non solo: alcuni geni che ci hanno trasmesso sono responsabili del rischio di sviluppare artrite reumatoide, schizofrenia, allergie ed altre patologie legate a disordini del sistema immunitario.

Anche i livelli di colesterolo e di vitamina D nel sangue sono influenzati da varianti genetiche che ci sono arrivate dai nostri antenati preistorici: lo affermano una serie di studi condotti da gruppi di ricerca del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, e pubblicati su Science e sull’American Journal of Human Genetics il 5 ottobre 2017.

La donna che visse 50mila anni fa

Gli scienziati hanno analizzato il DNA prelevato dalle ossa di una femmina di Neanderthal ritrovate in una grotta a Vindija, in Croazia, risalenti a circa cinquantaduemila anni fa.

Già da precedenti ricerche sul DNA di altri scheletri, risalenti a epoche ancora più antiche (112mila anni), era emerso, confrontando il genoma recuperato con quello di oltre centomila persone conservato in una bio-banca del Regno Unito, che i geni ereditati dai Neanderthal influenzano la risposta all’esposizione solare, il tono dell’umore, i ritmi circadiani e tratti somatici come il colore dei capelli, occhi e pelle.

Ma le analisi sull’antico DNA della donna di Vindija, le più dettagliate ottenute finora, hanno permesso di scoprire le varianti genetiche, quelle legate appunto del rischio di sviluppare alcune patologie, che l’uomo moderno ha conservato nel suo attuale genoma, quello dell’Homo Sapiens, la specie che è succeduta ai Neanderthal e che si ritiene responsabile della loro estinzione.

Il contributo dei Neanderthal al nostro DNA

In più, grazie a questa scoperta, è emerso che il nostro patrimonio genetico condivide con i neandertaliani una porzione di DNA molto maggiore di quanto si stimasse finora: dal 1,8% al 2,4% per gli europei e asiatici e fino al 2,6% per gli abitanti dell’asia orientale.

E proprio in questa percentuale risiedono i geni che contribuiscono ad aumentare colesterolo e grasso addominale. Vediamo perché.

Chi erano i Neanderthal

Il nome deriva dal luogo (in Germania) dove furono ritrovati i primi resti di ossa, a metà del XIX secolo, di questa specie di ominide che si originò in Europa, Asia e Medio Oriente circa duecentomila anni fa, colonizzando in breve questi territori.

Avevano il cranio allungato, mascelle e ossa molto diverse dalle nostre che gli conferivano un aspetto fisco tozzo e poco slanciato.

Erano cacciatori-raccoglitori, cioè si alimentavano con frutta e verdura raccolta dalla vegetazione spontanea e con la carne di pesci e animali selvatici.

Conoscevano solo questi modi per procurarsi il cibo, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di utensili per caccia e pesca.

Ecco perché la selezione naturale gli ha lasciato i geni che fanno accumulare grasso e colesterolo: per avere una riserva di calorie fondamentale per sopravvivere nei periodi di carestia, quando la selvaggina e le risorse alimentari vegetali scarseggiavano per inverni rigidi, estati torride o altri eventi dovuti a cause naturali.

Nel DNA il segreto della loro estinzione?

Con l’arrivo dell’Homo Sapiens, che introdusse agricoltura e allevamento stanziale, i Neanderthal si estinsero circa 40mila anni fa. Il motivo preciso della loro scomparsa è ancora avvolto nel mistero: alcune ipotesi suggeriscono che siano stati sterminati dai nuovi arrivati (uno dei primi genocidi della storia), altre che si sono ibridati con i Sapiens, perdendo col tempo i loro tratti caratteristici.

Ma gli ultimi studi sul loro DNA aprono la strada a una nuova teoria sulla loro estinzione. “Dal confronto del genoma della donna di Vindija e quello di altri Neanderthal ora sappiamo che vivevano in gruppi di al massimo tremila individui” dicono i ricercatori e proprio il loro corredo genetico sarebbe alla base della loro fine: “probabilmente le varianti genetiche li rendevano meno resistenti alla fame, ai cambiamenti climatici e una minore risposta immunologica alle malattie” concludono gli scienziati.


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