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La tappa romana di Panorama d’Italia parte nel migliore dei modi. Ovvero, con l’intervista a una Virginia Raggi in grande forma. Dismessi gli abiti della vittima sacrificale, la sindaca ha risposto con piglio deciso, anche se a tratti leggero, alle domande di Raffaele Leone, il direttore del nostro settimanale.

Lo spunto di partenza è fornito dalla ricerca “Roma – una città allo specchio” realizzata dalla Inthera in esclusiva per Panorama e che potete sfogliare qui sotto.

Per Raggi si tratta di un lavoro “molto interessante”. In particolare, la sindaca lo trovo stimolante su due aspetti fuori dall’ordinario nazionale. Il primo è che “i romani sono grandi consumatori di cultura. Lo sapevamo ma dopo due anni di governo ne siamo ancora più consapevoli”.

Il secondo dato riguarda una criticità denunciata dagli intervistati: quella sui servizi pubblici inadeguati. “Confermo, e infatti stiamo lavorando per riportare Roma a livelli di normalità. So bene che i servizi pubblici sono il tallone d’Achille della città. D’altronde l’Ama e l’Atac che abbiamo ereditato erano diventate aziende non al servizio del cittadino bensì del provato. Per esempio, assumere parenti e amici era diventata la normalità”. Più in generale, "ancora adesso non sappiamo dove sono finiti i soldi che il Comune ha dato loro”. Per questo “stiamo lavorando per cambiare quelle aziende, sperando che così la percezione dei cittadini verso i servizi pubblici migliori. Ci vorrà un po’ di tempo, ma la direzione è questa, i nuovi manager stanno incamminandosi verso un’altra direzione”.


Quanto al traffico, “Roma è la città dove ci sono più automobili private d’Italia. Questo dato ci fa capire che dobbiamo investire per renderla a misura di trasporto pubblico. Infatti stiamo progettando infrastrutture specifiche per il servizio pubblico, proprio per abbattere il numero delle auto”. Anche perché a Roma c’è voglia di cambiamento. “Prima di diventare sindaco” dice Raggi “pensavo di trovarla molto più rassegnata. Confermo che è una città molto difficile ma non rassegnata: c’è voglia di riscatto, molta più di quanto pensassi”.

Esauriti i discorsi sulla città, cominciano quelli più personali. “Sì, all’inizio abbiamo commesso errori nella scelta delle persone. Un motivo principale c’è. Prima che noi arrivassimo al governo di Roma, eravamo percepiti come un’orda di barbari. C’era gente brava che voleva rimanere nell’ombra per non mettersi al fianco dei presunti barbari. Oggi la percezione è cambiata, anche grazie alle nostre scelte. Poi magari sbaglierò altre cose, più avanti. Com’è noto, solo chi non fa non sbaglia”.

Però, certo, questa “leggenda della sindaca incapace” (come la definisce lei stessa) forse la ferisce un po’: “Incapace io? Ho trovato una città con 13 miliardi di debito. E loro sarebbero i capaci? Erano capaci o rapaci?”, risponde retoricamente.
Tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio, Raggi preferisce decisamente il primo. Lo si capisce quando spiega: “Con Beppe ci sentiamo spesso. Lui ha avuto una grandissima visione strategica, quella di far vedere a tutti noi il futuro migliore. Con Davide non mi sento praticamente mai”.

In conclusione, una domanda da un milione di dollari: perché tutta questa diffidenza verso i giornalisti? “Pareggio la domanda: perché tutta questa diffidenza verso i grillini?”. Saluti, applausi e la firma sul tabellone che inaugura Panorama d’Italia a Roma. L’avventura ha inizio.

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