Paolo Genovese, raro esemplare di economista convertito in regista di scrittura e di recitazione, è un grande estimatore di Mario Monicelli, di Ettore Scola, di Dino Risi, di quella commedia all’italiana dove il dramma si rincorre e si mischia con la risata.

Per un curioso gioco di corsi e ricorsi la sua carriera di giovane cineasta comincia da una vicenda che potrebbe essere tranquillamente il soggetto di un suo prossimo film ispirato al genere.

Siamo a Locarno, è il 1998 e sulla piazza che ospita le proiezioni dell’omonimo festival sta per essere mandato sul grande schermo il suo primo cortometraggio.

L’emozione è a mille ma, per un errore dell’operatore, il film è tutto sfuocato. Dall’empireo agli inferi in un attimo: ritorna a Roma in stato di forte depressione per l’occasione, forse quella della vita, sfumata come quelle immagini sul telo bianco.

Trascorre qualche giorno e nella segreteria telefonica c’è un messaggio da ascoltare: “Sono quelli della manifestazione che mi comunicano che il mio corto ha vinto grazie al fatto di aver messo coraggiosamente in scena l’opera con l’espediente del fuori fuoco” racconta a Ragusa al pubblico di Panorama d'Italia.


Il coraggio che conta

In quei 20 anni, Genovese di strada ne ha fatta, fino a essere diventato uno dei più imprtanti autori di cinema italiani, con dieci film alle spalle con The Place in sala, e che sta dimostrando di non soffrire l’ansia da prestazione per il clamoroso boom di Perfetti Sconosciuti e del suo incasso record da 17 milioni di euro.

“Avresti potuto restare fedele e anzi ripetere all’infinito la formula del successo di quest’ultimo - argomenta la direttrice di Ciak Piera Detassis che lo intervista nella tappa Panorama d’Italia in Sicilia, dove il regista è di casa per via delle origini paterne - e invece hai fatto la mossa del cavallo, per dirla come gli scacchisti, scegliendo la strada più difficile, quella del film drammatico…”.

Forse è proprio per la lucida consapevolezza del rischio che andava a correre che Genovese ha pensato bene di mettere in atto una strategia preventiva di riduzione del danno eventuale chiamando a recitare 11 protagonisti di primo piano, che assieme fanno una “specie di nazionale degli attori italiani”, in cui, per numero di presenze spicca Marco Giallini (che ha recitato in ben quattro film del regista romano) subito davanti a Valerio Mastandrea, con le sue tre presenze.

Se l’ispirazione per il suo blockbuster è arrivata osservando una società fatta di individui dalla doppia o tripla vita ben occultata dietro il display del cellulare, per The Place lo spunto è arrivato da una misconosciuta serie tv.

“Entrambi i miei due ultimi film - spiega Genovese - raccontano di quanto poco conosciamo noi stessi e le persone che ci sono (o che crediamo?) vicine, e di come l’indagine introspettiva e di ciò che abbiamo attorno sia comunque un territorio oscuro”.

Bene e male: indistinguibili

In realtà, in The Place l’asticella dell’etica e della morale è spostata ancora più in alto, fino al punto in cui i confini tra il bene e il male diventano impercettibili.

“È un film che va a scandagliare i nostri demoni, la nostra parte più nera, che ci violenta perché ci mette in condizione di identificarci con persone alle prese con la scoperta di qualcosa di terribile che sta prendendo forma nella loro anima”, spiega il regista.

“Si sa già che nel prossimo futuro - domanda Detassis - c’è un film americano, in lingua inglese, ambientato in america, con attori americani”.

Si intitolerà Il primo giorno della mia vita (che con lo stesso titolo diventerà anche un romanzo) e racconterà la storia di quattro persone che hanno toccato il fondo e provano a risalire, a ricominciare. “Ho deciso di girarlo negli Usa - rivela l’intervistato - perché il suo impianto narrativo è realizzabile soltanto a Manhattan, una città magica dove le cose succedono se ci credi. In Italia un po’ meno…”.

Si conclude tornando a parlare di serie tv, del come si stanno rapidamente “mangiando” il cinema e sul prossimo progetto in materia, ispirato all’altro suo grande successo di botteghino, Immaturi, il cui esordio è previsto per il prossimo 12 gennaio, e che vedrà Genovese non già nella veste di regista ma di show runner, ovvero “direttore creativo”.

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