Uno sguardo allo spazio e al suo futuro

Tecnologia, intelligenza artificale e missioni internazionali al centro del dibattito sul palco di Panorama d'Italia

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Da sinistra Walter Aglietti, direttore laboratori IBM Italia, Ersilia Vaudo, astrofisica e chief diversity officer di ESA, Umberto Guidoni, astronauta – Credits: Vincenzo Leone / Next new Media

Chiara Raiola

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Un viaggio straordinario, dentro il sistema solare, per capire dove sarà il futuro dell’umanità, ma anche per conoscere le nuove tecnologie che accompagneranno la corsa spaziale nei prossimi anni.

Jacopo Lorendan, direttore del magazine Focus, guida il pubblico di Panorama d’Italia a Napoli alla scoperta dei pianeti. E lo fa insieme a Umberto Guidoni, l’astronauta italiano che per primo è andato nella stazione spaziale internazionale.

I pianeti del sistema solare

Dove c'è vita nello spazio? Venere è troppo fredda, inospitale; Mercurio non sarà in grado di ospitare l’uomo, ma sarà oggetto di studio e di ricerca; Giove “è una grande palla di gas”, ma le sue lune hanno aspetti interessanti, dice Guidoni, come quelle di Saturno: “sono coperte di ghiaccio, ma al di sotto potrebbe esserci acqua e quindi un possibile ambiente adatto per lo sviluppo della vita. Ci sono infatti dei progetti per realizzare delle missioni esplorative”.

Ma esiste anche un altro sistema solare conosciuto che si potrebbe raggiungere in 40 anni viaggiando a 300mila chilometri al secondo: Trappist-1 System con 8 pianeti, un sistema come il nostro. Affascinante, ma molto futuribile.

È quindi Marte il pianeta più gettonato per una possibile e futura vita dell’uomo lontano dalla terra, è un ambiente ostico, ma “forse ha ancora acqua nel sottosuolo, almeno è quello che speriamo”.

Le missioni spaziali internazionali

Le agenzie spaziali nazionali, racconta Ersilia Vaudo astrofisica e chief diversity officer di ESA, hanno in programma 13 missioni su Marte e 14 sulla Luna: “ma la novità sono gli astro imprenditori come l’americano Musk che vuole realizzare il più grande lanciatore spaziale per portare 100 persone su Marte”.

Nel futuro dunque. “Quando si parla di spazio si parla anche di viaggio nel tempo” interviene Loredan. E Vaudo, mentre scorrono sullo schermo immagini straordinarie delle galassie, delle supernove e dei buchi neri, spiega che il tempo sulla terra scorre più lentamente di quello nello spazio: “quando guardiamo lontano stiamo guardando indietro nel tempo”.

L’avventura di Cimon nello spazio

Nelle prossime settimane intanto nello spazio ci andrà anche Cimon, il piccolo assistente virtuale per la sperimentazione scientifica, per la sicurezza, per lo svago dell'equipaggio della stazione spaziale internazionale.

Pesa 5 chili e ha l’aspetto di una palla medica: interagisce in linguaggio naturale e apprende dalla relazione. A sostenerne le capacità di elaborazione del testo, del parlato e delle immagini c’è Watson, il sistema cognitivo sviluppato da Ibm per affiancare l’uomo e incrementarne le capacità: “è un grosso cervello decentralizzato di supporto a qualunque compito - precisa Walter Aglietti, direttore laboratori IBM Italia - Tra 10 anni Cimon mi aspetto di trovarlo anche nell’officina del mio meccanico, perché l’intelligenza artificiale è un ausilio in tutti i mestieri. Importante è chi istruisce l’intelligenza artificiale, perché il rischio è che vengano trasferiti concetti che possono portare a pregiudizi”. Cimon ha una faccina stilizzata, dice Aglietti, perché “l’intelligenza artificiale con le sembianze umane può creare delle diffidenze istintive. La strada, però, è questa”, l’umanizzazione fisica ed estetica dei robot.

L’importanza della stazione spaziale internazionale

La mattinata di Focus si conclude con le bellissime immagini che arrivano dallo spazio, mentre Umberto Guidoni racconta come si vive sulla stazione spaziale internazionale: “È un laboratorio, dove le cose galleggiano, c’è assenza di peso che condiziona la vita a bordo come mangiare, bere, lavarsi”. Il nostro è un pianeta spettacolare visto dallo spazio. Il mediterraneo, la Groenlandia, le Hawaii, la Nuova Zelanda, e ancora le tempeste di sabbia, gli uragani: “ma si vedono anche i danni provocati dall’uomo come la deforestazione e lo smog sulla pianura padana”. La terra è bellissima ma “dobbiamo volerle più bene”.

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