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Ada Masella
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Panorama d'Italia

Firenze: come salvare il pianeta "catturando" la CO₂

Esperti dell'Aeronautica militare e del Cnr raccontano a Panorama d'Italia progetti, studi e ricerche per monitorare i cambiamenti climatici

Non solo previsioni del tempo. Il mondo della meteorologia ha mille facce e complessità. Lo hanno raccontato al pubblico di Panorama d’Italia gli esperti dell’aeronautica militare e del Cnr chiamati da Focus per il tradizionale appuntamento con la scienza.

Un evento, apprezzatissimo, che si è svolto nella sede dell’Istituto di Scienze militari aeronautiche di Firenze. A introdurre temi e ospiti ci ha pensato Jacopo Loredan, direttore del magazine: “Stiamo per cominciare un viaggio affascinante, per capire l’evoluzione dei cambiamenti climatici. Tutti ci siamo accorti che le stagioni non sono più quelle di una volta. Cosa sta succedendo davvero al clima del nostro pianeta?”.

Panorama d'Italia e Focus a Firenze: si parla di clima

I progetti per "catturare" la CO₂

La ricercatrice dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa, Chiara Boschi, sostiene che cicli di periodi di freddo e caldo hanno sempre caratterizzato la terra, ma “oggi la temperatura sta crescendo a causa dell’emissione antropica di CO₂, emissione cominciata con la rivoluzione industriale”. Insomma, la situazione è peggiorata, la comunità scientifica ne è consapevole: “La CO₂ - spiega Boschi - è un gas fondamentale per la nostra vita. Se non ci fosse non potremmo assorbire il calore dei raggi terrestri, ma troppa anidride carbonica provoca un assorbimento eccessivo”.

L’innalzamento della temperatura va fermato, dunque. “La scommessa scientifica, politica ed economica è non far aumentare la temperatura più di 2 gradi entro il 2050, altrimenti la situazione diventerebbe davvero grave” e di difficile controllo. Ma il Cnr non si ferma allo studio delle cause, sta mettendo a punto dei progetti per “congelare” la CO₂: “Inizialmente si è pensato di catturarla, convogliandola in pozzi sotterranei costruiti appositamente, ma la ricerca ora punta su un’altra soluzione: inserire l'anidride carbonica nelle rocce, facendola assorbire a tal punto da farla diventare un minerale, la magnesite”.

Il monitoraggio dell'attività solare

Se la comunità scientifica è alla ricerca di una soluzione per salvare il pianeta, gli esperti di meteorologia osservano i cambiamenti climatici tenendo sotto controllo non solo le evoluzioni dell’atmosfera ma anche quelle del sole. “L’attività solare va monitorata - spiega Daniele Biron, tenente colonnello dell'Aeronautica Militare - perché influisce sulle componenti elettriche, sui satelliti, sulle comunicazioni Gps. Se accadesse oggi la tempesta solare di Carrington che ci fu a metà Ottocento, un terzo dei satelliti andrebbero presi, ci sarebbero distacchi di energia elettrica per settimane se non addirittura per anni. Non sarebbe un semplice blackout. La situazione va tenuta sotto controllo anche per ragioni militari”.

La difficoltà delle previsioni del tempo

Anche per l’attività solare, dunque, si fanno previsioni, “ma solo fino a tre giorni”. Come accade per le previsioni meteo? O gli strumenti tecnologici di oggi consentono delle proiezioni più lunghe nel tempo? “No, i tempi di previsione sono ancora corti - precisa Alessandro Fuccello, tenente colonnello dell'Aeronautica Militare - si può arrivare a 5-6 giorni, ma per aree vaste come una regione italiana”.

Il dettaglio, dunque, fornito dal mare magnum di informazioni del web rischia di mettere fuori strada chi legge. “Oggi l’enorme diffusione delle applicazioni meteorologiche ha alzato il livello di interesse - afferma Fuccello - e questo è senz’altro un aspetto positivo”. Tuttavia c’è il rischio della diffusione di allarmismi ingiustificati. Le “bombe d’acqua”, per esempio, non esistono in natura: “Il temporale per quanto forte possa essere non provoca bombe d’acqua - chiarisce Guido Guidi, tenente colonnello dell'Aeronautica Militare - ma fenomeni intensi come quelli accaduti in Toscana nel 2012. Il fatto è che la capacità previsionale è bassa se non nelle ultime ore prima dell’evento atmosferico. È indispensabile, perciò, non solo disporre di un’ottima capacità di osservazione satellitare, ma anche di una comunicazione efficiente perché la necessaria catena di allertamento non venga mai interrotta”.

Ada Masella
Firenze, 13 aprile 2018 - Il Generale di Divisione Aerea Stefano Fort a Panorama d'Italia
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