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Russiagate: Robert Mueller alza il tiro

Dopo aver messo sotto torchio Bannon e Sessions, il procuratore speciale dell'indagine ipotizza di sentire Trump con una deposizione in forma "ibrida"

Dopo aver convinto a deporre l'ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon, il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, ha già messo sotto torchio l'attorney general Jeff Sessions, primo membro del governo ad essere sentito nelle indagini. Ed ora intende interrogare nelle prossime settimane lo stesso Donald Trump, in particolare sulla sua decisione di cacciare il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn e il capo dell'Fbi James Comey, come rivela il Washington Post.

Interrogatorio "ibrido"

Un’indicazione, secondo il giornale, che l'indagine si sta concentrando su una possibile ostruzione della giustizia. Recentemente Trump aveva eluso la domanda se avrebbe accettato un interrogatorio, ma il suo team legale è orientato a concederlo trattando sulle condizioni: l'ipotesi è quella di una deposizione in forma "ibrida", che consenta al tycoon di rispondere ad alcune domande in un colloquio faccia a faccia e ad altre per iscritto. Un modo per evitare scivolate a un presidente poco disciplinato e con il gusto dell'iperbole.

Intanto, tiene banco l'interrogatorio di Sessions, che risale alla scorsa settimana ed è durato diverse ore. Mueller ha sentito lo scorso anno anche l'ex capo dell'Fbi, James Comey. Il ministro della Giustizia è un testimone chiave su entrambi i filoni dell'inchiesta: la possibile collusione della campagna del tycoon con i russi e l'ostruzione della giustizia.

Sessions è stato il capo del team di politica estera della campagna di Trump, incontrando dirigenti russi e contribuendo a definire la posizione del tycoon verso Mosca. Insieme a Trump, nel marzo 2016 partecipò ad un incontro nel quale il consigliere George Papadopoulos propose l'idea di un meeting fra Trump e Putin.

Papadopoulos si è già dichiarato colpevole di aver mentito all'Fbi sulla natura dei propri contatti con i russi. L'attorney general si era ricusato lo scorso marzo da ogni investigazione sulle elezioni del 2016 dopo che i media avevano rivelato due suoi incontri con l'allora ambasciatore russo a Washington, Serghiei Kisliak, di cui però non aveva fatto menzione durante la sua audizione di conferma al Senato.

Le pressioni su Sessions

Trump chiese all'avvocato della Casa Bianca Donald McGahn di fare pressioni perché Sessions non mollasse e dopo l'auto ricusazione andò su tutte le furie per il timore di perdere ogni controllo sulle indagini del Russiagate da parte dell'Fbi. Il ministro mise sul tavolo anche le sue dimissioni, che però furono respinte dal presidente. Sessions prese parte poi alle discussioni che in maggio portarono al licenziamento di Comey, il quale rivelò in seguito che Trump gli aveva chiesto di mostrargli fedeltà e di lasciar cadere le indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, come scrisse in alcuni memo sui quali si è concentrata la sua deposizione.

La notizia dell'interrogatorio di Session è trapelata insieme a quella delle presunte pressioni di Donald Trump e dello stesso Sessions sul nuovo direttore dell'Fbi Christopher Wray affinché faccia piazza pulita di alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ritenuti "di parte": tra questi il suo vice Andrew McCabe, già braccio destro di Comey.

A pesare sulla posizione di McCabe anche la moglie, Jill McCabe, che nel 2015 ha corso come democratica in Virginia per un seggio da senatore accettando una donazione da ben 500 mila dollari dall'associazione politica di Terry McAuliffe, amico di vecchia data dei Clinton. "Se toccate il mio vice, me ne vado", avrebbe minacciato Wray.

Il presidente però continua a mettere in dubbio l'imparzialità del Bureau accusandolo su twitter di aver "perso cinque mesi preziosi di sms degli amanti Strzok-Page, forse 50.000": un riferimento ai due agenti accomunati dall'ostilità a Trump ed entrambi assegnati all'inchiesta del Russiagate.

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