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Il violino incontra il poeta: omaggio al genio di Battiato

Il violino incontra il poeta: omaggio al genio di Battiato

È uscito “Traiettorie Impercettibili” di Federico Mecozzi, dove le opere del maestro siciliano vengono rivisitate con passione e delicatezza

“Volano gli uccelli volano            
Aprono le ali
Cambiano le prospettive al mondo
Voli imprevedibili ed ascese velocissime
Traiettorie impercettibili
Codici di geometria esistenziale”

Sono proprio queste traiettorie impercettibili a regalare il titolo al disco di Federico Mecozzi, (“Traiettorie Impercettibili” – dedicato a Franco Battiato) uscito lo scorso 29 maggio. Voli imprevedibili descritti dall’eclettico maestro come simbolo dell’anima umana, che coincidono esattamente con la visione di rivisitazione di questi brani da parte del violinista riminese, classe 1992. Definirlo violinista, in realtà, è riduttivo: oltre a essere uno dei più giovani direttori d’orchestra di tutti i tempi, Federico Mecozzi è compositore e polistrumentista. Inizia a suonare la chitarra a cinque anni, intraprende gli studi al Conservatorio dove si diploma in violino, si forma come direttore d’orchestra e arrangiatore e dall’età di 17 anni, affianca stabilmente Ludovico Einaudi, nelle sue tournée mondiali più prestigiose.

“Ho avuto la fortuna di respirare musica fin in da piccolo: la prima scintilla nasce grazie a Fabrizio de Andrè, il mio primo input per iniziare a scoprire la musica, ma è l’incontro, dopo qualche anno, con la musica di Franco Battiato a cambiarmi letteralmente la vita.”

Federico, un omaggio a Battiato,  un dialogo contemporaneo con la sua opera, definito da Cristina Battiato e Francesco Cattini (storico manager) un lavoro sopraffino, eccelso, talmente delicato che il maestro l’avrebbe sicuramente apprezzato.

Questo lavoro nasce principalmente dal profondo bisogno di esprimere gratitudine e devozione all’artista che più di chiunque altro ha rappresentato e rappresenta il mio più alto e luminoso punto di riferimento. Battiato è stato un faro nella mia crescita: l’incontro con la sua arte ha cambiato il mio modo di pensare, di vivere e fare musica; l’approccio alla costante ricerca. Questo disco è un viaggio molto personale nella sua arte: il grande attaccamento che nutro verso la sua opera mi ha spinto ad impossessarmene, scomporla e ricomporla, in maniera coraggiosa ma anche con l’approccio più umile possibile”.

Un disco quasi esclusivamente strumentale con alcuni featuring  importanti

“Arrivano principalmente da incontri che ho fatto nella mia vita artistica, in particolare negli ultimi anni. Ho scelto ospiti che fossero legati umanamente o artisticamente al maestro. “Shock in my town” si addice assolutamente alla creatività di Morgan, con cui ho suonato in diversi concerti e che ha lavorato con Battiato.

 È stato un onore avere tra gli ospiti Juri Camisasca, per il grande rapporto che c’è stato tra di loro, e perché ho sempre adorato Nomadi (originariamente una sua canzone) nella versione di Battiato. Simone Cristicchi collabora nel brano di chiusura, e soprattutto la voce di Franco Battiato entra nella parte finale di “Voglio vederti danzare”. Un mio modo di suggellare un’amicizia, forse non fisica, ma sincera, un regalo che mi sono concesso.”

In vita purtroppo non vi siete mai incrociati. Possiamo dire che questo progetto è un incontro postumo

“L’esigenza di fare questo disco proviene dopo la sua scomparsa, cinque anni fa, che io ho vissuto quasi come la scomparsa di un secondo padre, nonostante non abbia mai avuto la fortuna di incontrarlo personalmente.

A dodici anni ero in Sicilia con la mia famiglia e la costrinsi a portarmi a Milo, davanti a casa del maestro, dove suonai sfacciatamente il campanello e soprattutto “L’era del cinghiale bianco” con il mio violino. Purtroppo lui non era in casa.

Questo disco è un modo per conoscerlo, per presentarmi, quasi come se lo stessi incontrando di persona.”

Qual è la traiettoria impercettibile che ti ha lasciato Franco Battiato?

“Ce ne sono tante. Credo che mi abbia trasferito il suo senso della vita e della sua ricerca artistica, che era trovare se stesso, trovare e scoprire mondi che sono impercettibili. Una profondità, uno spessore in più che mi ha sempre emozionato. Un senso di esistenza che mi ha influenzato, perché a prescindere dal credo personale, è qualcosa che trasforma il fare musica in qualcosa di superiore. E questo è il regalo più bello che mi ha fatto.”

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