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Politica

Pietro Grasso, Laura Boldrini e il degrado della politica italiana

La prima e la seconda carica dello stato macchiate da un'appartenenza politica militante e da una grave mancanza di sensibilità

Ma come si permettono, il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini, di ridurre la seconda e terza carica dello Stato a due macchiette politiche?

Il supplente del presidente della Repubblica e chi presiede i due rami del Parlamento in seduta congiunta, come possono (uno) abbandonare col rullo dei tamburi il proprio partito per confluire altrove e (l’altra) porre veti ad alleanze partitiche eventuali?

Militanza insensibile e fuori luogo

Non sanno che così facendo affibbiano alle loro cariche il timbro d’un’appartenenza militante che altro è dall’altissima rappresentanza cui dovrebbero tenere fede senza sosta?

Il presidente del Senato e quello della Camera in carica non possono pensare alla propria parte. Devono servire la Repubblica Italiana. Non lo ricordano? E sia chiaro a scanso d'equivoci: vale per il PD che qui è in un modo o nell’altro coinvolto, ma sarebbe la stessa cosa qualunque altro partito fosse stato.

È questa mancanza di sensibilità che obbliga a portare dentro di sé le proprie idee e ad evitare d’esternarle da uno scranno che non è il proprio ma di tutti, nessuno escluso, perché è dello Stato nel suo più alto “esserci” per ciascun suo cittadino; è questa mancanza di sensibilità, dicevo, uno dei punti più dolorosi del degrado della politica italiana.

Ha in parte ragione Mario Sechi, nella sua notevole News List, a scrivere che “quasi tutti i presidenti delle Camere hanno fatto politica in passato” e “criticare Grasso e Boldrini ha poco senso”. Ma è proprio il suo “quasi tutti” a marcare l’indelebile differenza coi tempi andati.

Un'Italia senza memoria e senza visione

Oggi, la bassezza che ci opprime non risparmia nulla. Né, chi sinceramente sia vicino a Forza Italia come me, può far finta di dimenticare, e infatti non dimentica, quel che pure Berlusconi fece, trascurando per due decenni di tenere comportamenti istituzionali ineccepibili. Esempio terribile e colpa grave. Perché se è vero, con Guicciardini, che magistratus virum ostendit, è vero anche, come notò Paolo Isotta, che vir magistratum ostendit.

Valga a dimostrarlo lo sconcio di senatori, deputati e incaricati varii d’ogni parte, incapaci di tutto e che non mettono in fila soggetto, verbo e complemento; per non dire che non hanno fedine penali immacolate. Non c’è storia.

Quelle stanze, quegli scranni e quegli studii chiedono, vogliono, pretendono sopra ogni cosa la consapevolezza indiscutibile di ciò che ruoli di tal altezza siano e degli obblighi che impongono, senza lasciare spazio a recessioni.

Tutto questo, ai presidenti Grasso e Boldrini che scendono platealmente nello scontro di parte, dimenticando d’incarnare un ufficio che alle parti deve restare esemplarmente sopra, sfugge. Sfugge drammaticamente. E all’Italia sfuggono passato, presente e futuro.

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