Pd: perché il partito è sempre più spaccato

Renzi vuole le urne per non farsi logorare, la minoranza il congresso per mettere l'attuale segretario fuori gioco. D'Alema intanto prepara la scissione

RENZI-D'ALEMA

L'ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Tempio di Adriano in occasione della presentazione libro di Massimo D'Alema (S) "Non solo euro", Roma, 18 marzo 2014. – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Claudia Daconto

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Lo psicodramma dell'eterna scissione in casa Pd, si è arricchito sabato scorso di una nuova puntata. Mentre a Rimini Matteo Renzi, tornato in pubblico dopo oltre un mese d'assenza, parlava davanti a mille amministratori dem, a Roma Massimo D'Alema chiamava alle armi i comitati del No. All'ex premier non bastava, come qualcuno credette all'indomani del 4 dicembre, vendicarsi di non essere stato indicato come ministro degli Esteri europeo contribuendo a sconfiggere Renzi nella battaglia referendaria prima di ritirarsi a vita privata. D'Alema voleva vincere la guerra. Potrà dire di esserci riuscito solo quando nelle urne l'attuale segretario dem sarà andato peggio dei suoi avversari. Ma non è detto che ciò avvenga.

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Il Movimento 5 Stelle è in calo. Le vicende romane (LEGGI QUI: Virginia Raggi indagata) stanno avendo dei contraccolpi anche a livello nazionale al punto da non poter escludere che su Virginia Raggi possano essere presi provvedimenti prima che lo faccia la giustizia. Il centrodestra resta diviso: benché se ne parli, l'ipotesi di listone unico con dentro sia Forza Italia di Silvio Berlusconi sia la Lega di Matteo Salvini appare complicata. Circostanze che in parte spiegano il perché Renzi abbia tanta fretta di andare al voto il prima possibile.

Solo in parte però, perché a mettergli fretta c'è anche la situazione interna al suo partito che rischia di sfuggirgli di mano da un momento all'altro e che, dal suo punto di vista, necessita di essere cristallizzata, attraverso la legittimazione popolare del suo ruolo di leader. L'incognita ruota tutta intorno al complemento di specificazione: leader di cosa. Di una coalizione con la sinistra di Giuliano Pisapia o con il centrodestra di Angelino Alfano? Del Pd tutto intero o di quello che rimarrebbe dopo un'eventuale scissione?

“Se Matteo Renzi cercherà di correre al voto per normalizzare il partito e avere gruppi parlamentari più fedeli nel Pd scatterà il 'liberi tutti'". Ha detto Massimo D'Alema. Resta da vedere in quanti lo seguiranno. La minoranza dem vorrebbe che prima del voto fosse celebrato il congresso. Il candidato di D'Alema dovrebbe essere Michele Emiliano che ha minacciato di ricorrere alle vie legali se l'attuale segretario si ostinerà a non volerlo convocare.


“È inimmaginabile correre verso le politiche senza un momento di partecipazione dal basso per ridefinire il progetto e la leadership” ha dichiarato Roberto Speranza che sabato era da D'Alema ma domenica a Rimini da Renzi. In queste ore si rincorrono molte illazioni sulla telefonata tra Renzi e il bersaniano. Se si sia discusso di posti sicuri in lista non è dato sapere. È cronaca invece che nel suo ultimo intervento, Renzi abbia evitato con cura termini e toni barricaderi nei confronti della minoranza.

In questo momento l'ex premier non può permettersi di perdere pezzi di partito ed è ovvio che con Pier Luigi Bersani un qualche tipo d'accordo è inevitabile (se scissione ci sarà, sarà una piccola scissione: Bersani infatti resterà al suo posto nel Pd). Anche perché anche tra gli uomini più vicini al segretario, la preoccupazione che la corsa alle elezioni possa rappresentare un pericoloso azzardo c'è. Le incognite lungo il percorso sono numerose. La prima riguarda la legge elettorale.

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Dopo aver letto le motivazioni della Consulta alla sentenza sull'Italicum che ha giudicato incostituzionale il ballottaggio, il Parlamento potrà rimetterci mano o lasciare la legge emendata dai giudici costituzionali così com'è. Un accordo tra i partiti per apportare modifiche appare complicato dalla fretta che anche M5S e Lega hanno di andare in fretta al voto. Per cui o il Pd riesce a ottenere il 40% alla Camera e a conquistare il premio di maggioranza oppure dovrà coalizzarsi con qualche altra forza. Ma con chi? E se dovesse riuscirci invece il M5S a raggiungere il fatidico 40%?

A dar retta agli attuali sondaggi né Pd né M5S sembrerebbero in grado di farcela da soli. Eppure l'idea del segretario dem in questa fase è proprio quella di presentarsi allo scontro elettorale chiedendo agli elettori di scegliere tra Pd, M5S e centrodestra berlusconiano (forse alleato con Lega e Fdi). Una sfida formalmente a tre ma di fatto a due tra sistema e anti-sistema.

La data del voto comunque ancora non c'è. E fino ad allora tutto può ancora succedere. Compreso che non si voti affatto (anche se le urne al più tardi convocate per giugno appaiono ormai quasi inevitabili). Il pressing della minoranza dem sul congresso serve anche a rimandare le elezioni alla scadenza naturale della legislatura. Ciò che Renzi vuole evitare a ogni costo per non arrivare spolpato all'appuntamento. 

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