Grecia, le reazioni in Italia alla vittoria del "no"

Esulta il fronte trasversale di chi tifava per Tsipras, che nel frattempo torna al tavolo delle trattative

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Stefano Fassina ad Atene per seguire il referendum greco, Atene, 5 luglio 2015. – Credits: ANSA/ TEODORO FULGIONE

Claudia Daconto

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Davanti alle scene di giubilo dei nostri politici in trasferta ad Atene e di quelli che sono rimasti in Italia, verrebbe da chiedersi cosa ci sia tanto da festeggiare. In Grecia hanno vinto i “no” al piano di aiuti internazionali, ma le condizioni in cui versa in Paese non sono certo cambiate. Il debito pubblico è sempre lo stesso (era di 315 miliardi alla fine del 2014 ma adesso dovrebbe essere ulteriormente salito), il tasso di disoccupazione resta il più alto d'Europa (25,4%), il deficit è al 3,5%, il sistema pensionistico rimane insostenibile, la corruzione diffusa e così le file davanti ai bancomat. Oltre agli 1,6 miliardi di fine giugno, Atene deve ancora restituire 450 milioni al Fmi il 13 luglio più 3,4 miliardi alla Bce il 20 e in scadenza ci sono titoli per 3 miliardi.

 

Le reazioni italiane

Eppure in Italia l'inedito fronte che va da Stefano Fassina e Nichi Vendola fino a Matteo Salvini e Giorgia Meloni passando per Renato Brunetta e Beppe Grillo festeggia la vittoria. “In Grecia vince la speranza” il primo commento a caldo dell'ex Pd Stefano Fassina che esulta per il “no” del popolo greco “al Memorandum di depressione economica e sudditanza politica”. “Grazie Grecia, grazie Alexis Tsipras”, si infervora il presidente di Sel Nichi Vendola facendosi fotografare in piazza Syntagma mentre fa il segno di vittoria (anche se non sua). “No all'Unione Sovietica Europea della disoccupazione e dell'immigrazione – scrive il leader della Lega Nord Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook - Sì a una Nuova Europa, fondata sul lavoro e sul rispetto dei Popoli. E se Renzi non se ne rende conto, ruspa anche per lui! La Lega c'è”. Di “schiaffo all'egoismo di Angela Merkel e alla fallimentare gestione dell'Unione Europea” ha parlato la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni mentre il presidente di Forza Italia Renato Brunetta profetizza che “adesso in Europa nulla sarà più come prima”.

Prima dei risultati

A risultati non ancora arrivati Beppe Grillo si augurava sul suo blog la vittoria del “no” “per uscire da questo sistema che ha creato dei mostri”, poi su Facebook Luigi di Maio ha salutato la vittoria riconoscendo ai greci di aver dato “una grande lezione di politica a tutto il mondo”. “Da domani – ha aggiunto il vicepresidente della Camera - la Merkel e le banche europee hanno un problema grosso: un popolo che non abbassa la testa. Questo spirito è contagioso. Arriverà agli altri popoli del sud dell'Europa. In Italia dobbiamo avere il coraggio di ribellarci alle imposizioni di BCE, Fmi e commissione europea”. Nella schiera degli entusiasti anche la presidente della Camera Laura Boldrini per la quale “il referendum greco è stato innanzitutto una prova di democrazia” da cui “può nascere finalmente una svolta per tutta l'Ue, rispetto a politiche di austerità che hanno mostrato, in Grecia, ma non solo, la loro dura inefficacia”. Per quanto riguarda la posizione del governo, che Matteo Renzi aveva finora schierato al fianco di Angela Merkel, mentre è in corso un incontro a Palazzo Chigi tra il premier e il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, è stato finora Paolo Gentiloni a parlare della necessità di riprendere al più presto le trattative mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto appello a “un nuovo senso di responsabilità” da parte di tutti.

La ripresa delle trattative

Ma se in Italia c'è chi legge il risultato del referendum greco come una conferma della bontà delle proprie istanze anti-europeiste, è lo stesso Alexis Tsipras a far sapere che il suo governo non ha alcuna intenzione di rompere con l'Europa e uscire dall'Euro. Tanto che, proprio per facilitare la ripresa delle contrattazioni, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni “per aiutare Tsipras”. Ottenuto il risultato auspicato al referendum, ora il governo greco dovrà infatti riuscire a portare a casa un accordo più favorevole per “uscire dall'austerity” e la presenza ai tavoli di contrattazione del ministro avrebbe potuto rappresentare un ostacolo. Il governo di Berlino ha però già commentato che “il problema non è sulle persone, ma sulle posizioni” e che l'esito delle trattative dipenderà soprattutto “dalle proposte che Grecia metterà adesso sul tavolo”. Già stamattina i creditori internazionali della Grecia avranno un primo confronto in conference call; nel pomeriggio è previsto un incontro a Parigi tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande per i quali l'esito del referendum “deve essere rispettato”; domani pomeriggio si riunirà l’Eurogruppo.

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