Home » Attualità » Opinioni » L’Ue ha ucciso il settore dell’auto

L’Ue ha ucciso il settore dell’auto

L’Ue ha ucciso il settore dell’auto
EV Production Line on Advanced Automated Smart Factory. High Performance Electric Car Manufacturing. Car Batteries Installation on Electric Vehicles on Assembly line. Automotive Plant.

Auto in Europa, crisi senza fine: vendite in calo, fabbriche a rischio e migliaia di posti minacciati verso lo stop ai motori termici nel 2035

L’Europa sta realizzando una rivoluzione industriale al contrario. Dopo essere stata, tra l’Ottocento e il Novecento, la culla dell’automobile, con lo sviluppo di decine di marchi e fabbriche per milioni di lavoratori, oggi rischia di essere la tomba dei veicoli a motore. O per lo meno di quelli prodotti nel continente.

Sono di alcuni giorni fa le drammatiche notizie in arrivo dalla Germania. Il Paese che a lungo ha trainato il settore, con marchi come Volkswagen, Bmw, Mercedes e Audi, nel giro di cinque anni ha visto ridursi le vendite, e dunque la produzione, di 2,6 milioni di veicoli. Quasi un milione solo in Europa, più di un milione e mezzo in Cina. Tanto per capirci, si tratta di una cifra che è pari al numero di auto realizzate in Italia da Stellantis moltiplicato per 6,5, ovvero come se una decina di fabbriche avesse smesso di produrre auto, perché nessuno le compra. Infatti, proprio in Germania, si annuncia una profonda trasformazione, ma forse sarebbe meglio dire una radicale riduzione dell’industria dell’automotive. La Volkswagen prevede un taglio di 100 mila occupati. Il ceo di Mercedes, equivalente del nostro amministratore delegato, ha rinviato al prossimo anno il pagamento del bonus straordinario a 90 mila dipendenti, aggiungendo che – d’ora in poi – l’orario lavorativo tornerà da 35 a 40 ore settimanali, ma a parità di stipendio. E, tanto per completare il quadro, il capo della Bosch, principale industria di sistemi di propulsione, ma anche di freni, sterzi, batterie e forniture software, si è dimesso dopo aver pianificato la soppressione di 22 mila posti di lavoro.

E se la Germania è costretta a fare i conti con un brusco calo del mercato e con la concorrenza delle vetture elettriche o ibride costruite in Cina o in Corea, il resto d’Europa non se la passa meglio. Le stime nei prossimi anni prevedono una riduzione di 250 mila posti di lavoro ma, probabilmente, si tratta di proiezioni ottimistiche perché, dal 2019 a oggi, le vetture europee hanno perso quasi un quinto delle vendite e il calo non potrà che riflettersi sull’occupazione. Uno studio choc di Boston consulting group sostiene che – già oggi – la capacità produttiva continentale sia sovradimensionata di circa 5,6 milioni di veicoli. Significa che delle 90 fabbriche tuttora attive se ne dovranno chiudere 35.

Tanto per essere chiari, il settore dell’auto rappresenta, in Europa, la spina dorsale dell’industria. Nelle fabbriche qui situate, tra produzione diretta e indotto, lavorano poco meno di 14 milioni di persone, per un fatturato complessivo che è pari all’8 per cento del Pil. Nessun altro comparto, dall’alimentare alla chimica, dalla farmaceutica alla metallurgia, può competere. E, se si escludono le costruzioni, quello dell’automotive, con il 6,1 per cento, è anche primo per numero di addetti. Eppure, nonostante sia determinante per l’economia del continente, Bruxelles sta facendo di tutto per uccidere l’industria automobilistica.

Come si vede, già ora i numeri sono da catastrofe, ma le avvisaglie sono anche peggiori. Tuttavia, nonostante ciò, l’Unione si avvia verso il baratro fischiettando, senza fare nulla per fermare l’orologio che, nel 2035, metterà fuori legge i motori termici. Non si tratta solo del divieto di produrre veicoli alimentati da carburanti fossili: a decretare la morte di un’economia che ha fatto la storia della rivoluzione industriale sono le mille regole volute dall’Europa, il cui rispetto comporta oneri aggiuntivi per i produttori.

Che cosa succederà quando centinaia di migliaia di lavoratori finiranno disoccupati? Che cosa accadrà quando una serie di aziende saranno costrette a chiudere perché Bruxelles ne ha decretato la morte? Ho la sensazione che nessuno in Europa abbia fatto i conti con le conseguenze della transizione green. Si parla di riconvertire le catene di montaggio in fabbriche per carri armati ma – come ha spiegato Tobia De Stefano sul precedente numero di Panorama -, l’operazione non è così semplice. E, mentre circolano calcoli su quanto sarà minima la riduzione delle emissioni di gas serra a seguito dell’introduzione dei motori elettrici, nessuno si azzarda a fare previsioni sui tagli occupazionali.

In questo modo, la rivoluzione industriale al contrario procede imperterrita e quanto è stato costruito in oltre un secolo rischia di essere distrutto in poco più di un decennio.

© Riproduzione Riservata