Inchiesta sullo spionaggio inglese: lo zampino di Snowden a Greenwald

Tutto nasce dal caso Snowden e le rivelazioni al Guardian. E Cameron tuona contro il giornale

La sede dell'Mi6 a Londra (Credits: Dan Kitwood/Getty Images News)

Luciano Tirinnanzi

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Per LookOut News

Il vice primo ministro britannico Nick Clegg ha accolto con favore la decisione dell’ISC (Intelligence and Security Committee, organo parlamentare deputato al controllo delle agenzie di sicurezza del Regno Unito), che intende avviare un'indagine approfondita per conoscere la reale portata della sorveglianza su larga scala intrapresa dalle agenzie di spionaggio nazionali, nei confronti dei cittadini britannici.

Secondo la legge del 1994, denominata Intelligence Services Act, l’ISC sovraintende sia al Security Service, sia al Secret Intelligence Service (meglio noti come MI5 e MI6) ma anche al Government Communications Headquarters (GCHQ), l’agenzia che si occupa di Signal Intelligence ed è la principale indagata in questa storia. L’ISC ha l’obbligo di controllare le attività di queste agenzie tanto quanto le loro spese.

- Il ‘Guardian’ sul banco degli imputati

Non è difficile immaginare perché la Commissione s’interroghi sulla necessità di stringere le maglie attorno alle attività degli organi deputati alla sicurezza nazionale: è indispensabile evitare situazioni spiacevoli e imbarazzanti per le istituzioni britanniche, come le recenti fughe di notizie.

Inevitabile ricondurre la questione al caso della gola profonda americana Edward Snowden, il “whistleblower” che rivelò non soltanto notizie segrete della National Security Agency americana (NSA) ma anche le attività dell’omologa agenzia inglese, appunto la GCHQ. Un caso che, peraltro, iniziò dalle colonne del quotidiano britannico ‘The Guardian’ e che, anche per tale ragione, indispettisce non poco il governo inglese.

L’inchiesta, come afferma il presidente della Commissione, Sir Malcolm Rifkind, diverrà pubblica e punterà soprattutto a indagare sulla portata delle nuove tecnologie e sui relativi strumenti di controllo parlamentari e governativi.

Intanto, il premier David Cameron al parlamento ha tuonato contro il quotidiano londinese, accusato non solo di aver “nuociuto alla sicurezza nazionale del Regno Unito pubblicando in giugno i file secretati” di Snowden, ma anche di aver poi provveduto in seguito a “distruggere la documentazione in loro possesso” impedendo così al governo di approfondire.

- Le parole del vice primo ministro Clegg

“Penso che sia del tutto legittimo chiedersi se le agenzie, che per definizione devono lavorare in segreto, agiscono in modo responsabile, visto anche che si tratta di fondi pubblici e che la gente inizia a perdere la fiducia in tutto il sistema” ha riferito lo stesso Nick Clegg ai microfoni di Radio LBC.

“Poi, naturalmente, c'è la questione più grande, ovvero il dibattito che avviene qui come dall'altra parte dell'Atlantico, relativo proprio a come queste grandi, nuove e potenti tecnologie possano essere utilizzate sia dalle agenzie di sicurezza sia da singole persone che desiderano farci del male” ha proseguito il vice primo ministro.

Insomma, il dibattito è in pieno fermento in Gran Bretagna ed è già chiaro come a molti, nel governo e a Westminster, non sia andato giù né il fatto che il ‘Guardian’ abbia avuto un ruolo determinante nella vicenda Snowden (il premier lo vorrebbe sotto inchiesta proprio per questo), né la constatazione che tutte le informazioni date in pasto all’opinione pubblica possano portare dei vantaggi ai terroristi, in termini di metodologie e tecniche usate dalle agenzie d’intelligence. Una questione di sicurezza nazionale, insomma.

Insieme alle fughe di notizie della stampa, il convitato di pietra di tutta questa storia è il sistema denominato “Tempora”, che viene utilizzato dal GCHQ e che possiamo sommariamente assimilare al sistema “Prism” della National Security Agency americana, i cui file sdoganati da Edward Snowden hanno oggi creato un intricato caso internazionale, al pari dell’arcinoto caso Wikileaks.

- La “fuga dorata” di Greenwald

Sarà un caso allora che, mentre il liberale Clegg bendice l’operazione di chiarezza, Glenn Greenwald - ovvero il giornalista e blogger che ha firmato sul ‘Guardian’ le rivelazioni di Snowden e del suo “datagate” - abbia lasciato il quotidiano di Londra per fondare un suo portale d’informazione, o meglio di “giornalismo investigativo”? E abbia riparato preventivamente in Brasile, Paese dal quale non sarà estradato per le vicende che agitano la Gran Bretagna, dove invece Greenwald rischierebbe un’incriminazione per complicità con Snowden?

Il portale d’informazione di Greenwald - di cui non si conosce ancora il nome - sarà finanziato nientemeno che da eBay, il più importante sito di acquisti online del mondo. A far parte dell’ambizioso progetto, oltre alla firma di punta del ‘Guardian’, saranno altri importanti giornalisti investigativi. E già sono in molti a tremare, soprattutto perché Greenwald è l'unica persona a possedere l'intero archivio di documenti top secret rubati da Snowden (anche se lui sostiene di aver inviato copie a persone fidate per garantirsi l’incolumità) e non si è fatto in tempo a perquisire la redazione.

Nota paradossale: la notizia che Glenn Greenwald creerà il nuovo portale non è uscita per sua volontà, ma grazie a una soffiata. Chi di soffiata ferisce…

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