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Iraq, l’esercito entra a Ramadi. Dove può iniziare la disfatta del califfato

Sarebbero vicine alla vittoria le truppe irachene, supportate dalla coalizione internazionale. Meno di 300 miliziani Isis difendono la città

Funzionari della sicurezza irachena sostengono che le truppe e i combattenti tribali sunniti che si sono uniti ai governativi, hanno già preso il controllo di diversi distretti della città di Ramadi e avanzano verso il centro, dove si trovano gli edifici governativi principali.
Lo stato maggiore della Difesa irachena si aspetta al massimo 300 militanti ancora asserragliati all'interno della città, promettendo di liberarla nelle prossime 72 ore. Anche se per l’Occidente sarebbe un bel regalo di Natale, tuttavia le difficoltà per l’avanzata finale nel cuore di Ramadi cominciano proprio adesso.

La popolazione civile
C’è infatti grande preoccupazione per la popolazione civile che è stata fatta prigioniera nelle settimane precedenti l’offensiva, proprio per evitare che i locali si unissero all’esercito e si rivoltassero contro i miliziani dello Stato Islamico. Fonti da Ramadi parlano di irruzioni e arresti di massa effettuati nella notte dai jihadisti, nel tentativo di impedire una rivolta a sostegno dell’offensiva del governo. Secondo alcune stime, almeno 5mila persone sono ostaggio degli uomini lasciati a difendere il più avanzato avamposto dello Stato Islamico del sud, città a maggioranza sunnita e a circa 90 km a ovest di Baghdad.

Antiterrorismo iracheno
A riconquistare la roccaforte, conquistata lo scorso maggio, sono circa 10mila uomini: il servizio d’élite delle forze antiterrorismo iracheno guida l'assalto principale con il supporto di soldati, poliziotti, membri delle tribù sunnite contrarie alla permanenza dell’Isis, e con la copertura aerea della coalizione a guida Usa.
Nel pomeriggio del 23 dicembre, le forze governative hanno ripreso i quartieri di al-Thubat e al-Aramil, e sono posizionate nelle vicinanze di al-Malaab e Bakir, secondo fonti della sicurezza che lo hanno riferito alla BBC.

Ponti galleggianti
Una tecnica che si è rivelata efficace è stata quella di costruire ponti galleggianti, dopo che i miliziani dell’ISIS hanno fatto saltare i ponti della città lungo il fiume Eufrate, isolando il centro cittadino. Sinora, le forze irachene sostenute dagli attacchi aerei a guida USA hanno riguadagnato porzioni di terreno significative dai jihadisti a nord di Baghdad, ma gran parte dell’ovest del paese rimane sotto il pieno controllo dello Stato Islamico.


Se Ramadi dovesse tornare in mani governative prima di Natale, sarebbe il segno che qualcosa si è definitivamente incrinato nella campagna militare dell’Isis in Iraq: significherebbe che al Califfato giungono meno soldi, meno foreign fighters, meno sostegno dai finanziatori occulti. L’inizio della fine. Forse.

 


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Getty Images
Un militare iracheno vicino alle macerie di un palazzo alla periferia di Ramadi, 22 dicembre 2015

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