Trump: quanto gli costerà il provvedimento che divide i bambini dai genitori

Nonostante un decreto lo annulli, il presidente Usa rischia una massiccia perdita di voti repubblicani

Donald Trump

Donald Trump durante il Discorso sullo Stato dell'Unione, Washington Dc, 30 gennaio 2018 – Credits: Win McNamee/Getty Images

Chiara Degl'Innocenti

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Le pressioni di Melania, quelle di Ivanka, il clamore suscitato nel mondo e l'appello del Papa hanno portato il presidente Trump a fare un dietrofront sul provvedimento che consentiva di separare i bambini dai genitori migranti che cercavano di attraversare illegalmente il confine con il Messico. Ora un ordine esecutivo li terrà tutti uniti, in custodia federale. Ma questo ripensamento ha un prezzo, come il provvedimento firmato. 

Non solo "le first ladies", ma anche politici, star Bruce Springsteen e Bono Vox, tante personalità della Silicon Valley hanno protestato contro Donald Trump che si è macchiato di un atto definito “immorale”. Il trattamento destinato a questi bimbi, oggi noto al mondo intero, ha portato presidente a dover salvare il salvabile, quel poco che gli resta della propria immagine e a limitare le conseguenze in termini elettorali. Come? Formando un decreto che altro non è che la paura dell’impatto negativo sull’incapacità della sua amministrazione di riformare l’immigrazione.

Cosa diceva il provvedimento

Il provvedimento “tolleranza zero” prevedeva infatti che i piccoli non venissero incarcerati insieme ai genitori sottoposti a procedimenti penali arrivando quindi a dividere ben 2300 bambini dalle famiglie arrestate al confine con gli Stati Uniti. Ad avvalorare il provvedimente c'era inoltre, una sentenza antecedente, del 1997, che vieta comunque al governo di tenere in campi o centri di detenzione i minori per più di 20 giorni a cui lo stesso Trump si era appoggiato per rendere più forte la sua dura decisione. Niente di più sbagliato.

Come il caso "Katrina" per Bush

Questa crisi, paragonata a caso “Katrina” che aveva rovesciato le sorti di Giorge W. Bush, ha visto The Donald capitolare sottolineando la propria debolezza: “Avremo confini forti, molto forti, ma terremo insieme le famiglie”, ha detto firmando il nuovo decreto.

Un dietrofront che costerà al partito del Tycoon una massiccia perdita di voti repubblicani. Proprio come accadde nel 2005 quando l'alluvione, post uragano Katrina, spazzò via la città di New Orleans e con essa la stessa presidenza Bush, adesso sta accadendo a Trump. Il "caso di Katrina" fu allora il punto di non ritorno del presidente repubblicano che vide l’elettorato prendere le distanze dal governo e la popolazione, prevalentemente afroamericana, entrare in lotta contro la Casa Bianca.

Ora stiamo assistendo alla "Katrina" di Donald Trump. Il popolo americano non tollera di avere oltre 2mila minori migranti, molti dei quali veramente piccoli, separati dai loro genitori detenuti al confine in quelle che sono state definite “gabbie d'acciaio”. Questa non è l'America che neanche i conservatori convinti vogliono. Ciò che colpì di Katrina è che fu il culmine di tante politiche sbagliate di Bush, inclusa la mal digerita guerra in Iraq. Come la definisce l’editorialista americana al Guardian, Jill Abramson, “la separazione forzata dei bambini immigrati alla frontiera è esattamente lo stesso fenomeno (Katrina ndr.), solo in un periodo di tempo più ridotto. Il paese ha sofferto per 18 mesi di una presidenza insensata e senza cuore segnata da menzogne, un tradimento delle alleanze globali riconducibili fin dalla fine della seconda guerra mondiale, dalla rovina dei trattati e dei regolamenti che proteggono l'ambiente, agli attacchi incessanti al Piano sanitario di Obama, all’annullamento di molti programmi che aiutano i poveri”. Una disastrosa politica di immigrazione a “tolleranza zero” che rispecchia solatanto la disastrosa amministrazione di Donald Trump.


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