Ultima chiamata per il 730/2026. Manca poco al 30 settembre, il termine ultimo per inviare la dichiarazione dei redditi sia nella versione precompilata che in quella ordinaria. Esistono poi finestre utili per correggere errori o dimenticanze, ma la scadenza è vicina. E i rimborsi? Per alcuni contribuenti i soldi che il Fisco deve restituire potrebbero non arrivare prima di marzo 2027.
30 settembre e le altre date da ricordare per il 730/2026
Il 30 settembre è la scadenza principale per trasmettere il 730/2026, sia nella versione precompilata che in quella ordinaria. Anche dopo il 30 settembre, però, non è tutto perduto per chi si accorge di un errore: la dichiarazione già inviata non si può più annullare (l’annullamento diretto era possibile solo fino al 22 giugno), ma resta la possibilità di correggerla. Il 730 integrativo va presentato entro il 26 ottobre 2026 tramite Caf o professionista. Se invece la correzione fa emergere più imposte da versare, occorre usare il modello Redditi correttivo, con scadenza al 2 novembre 2026, che comporta il pagamento di interessi e, se dovute, sanzioni ridotte da ravvedimento operoso. C’è poi un caso particolare, quello del 730 integrativo di tipo 2, riservato a chi ha un sostituto d’imposta che rifiuta il conguaglio (per esempio dopo un cambio di lavoro): la scadenza in questo caso è il 10 novembre 2026.
Rimborso 730: la regola dei “4+6 mesi” che può far slittare il pagamento fino a marzo 2027
Il rimborso del 730 non è un pagamento automatico e immediato per tutti: la normativa fiscale prevede infatti che l’Agenzia delle Entrate possa effettuare controlli preventivi prima di erogare determinate somme. E per queste verifiche l’Agenzia ha a disposizione quattro mesi dalla scadenza di presentazione della dichiarazione. Nel frattempo, il pagamento resta sospeso, ma non può essere rimandato all’infinito: la norma fissa un tetto massimo di sei mesi dalla scadenza entro cui il rimborso deve comunque arrivare. Facendo il calcolo a partire dal 30 settembre 2026, significa che le verifiche possono proseguire fino a fine gennaio 2027, mentre il pagamento, nei casi più lunghi, può arrivare fino alla fine di marzo 2027. I controlli possono essere automatici, quando l’Agenzia confronta i dati dichiarati con quelli già in suo possesso nell’Anagrafe tributaria, oppure formali, quando viene richiesta e analizzata la documentazione relativa a spese e detrazioni indicate. Solo se dai controlli emergono ulteriori anomalie possono essere richiesti approfondimenti che allungano ancora i tempi. Ma se tutto risulta regolare, il rimborso viene comunque riconosciuto per intero: cambia solo il momento in cui arriva.
Chi rischia davvero l’attesa più lunga: le quattro situazioni da conoscere
Non tutti i contribuenti rischiano lo slittamento dei rimborsi. Ci sono quattro condizioni, in particolare, che possono far scattare i controlli preventivi e quindi allungare i tempi. Il primo caso è quando il credito Irpef superiore a 4mila euro. È la causa più frequente. Non significa che l’importo sia sbagliato o sospetto: spesso si tratta semplicemente del risultato del cumulo di più detrazioni (spese sanitarie, ristrutturazioni, interessi passivi, e così via). Ma proprio perché la cifra è alta, la legge prevede che l’Agenzia possa verificarla prima di autorizzare il pagamento. Il secondo motivo è la presenza di modifiche rilevanti alla dichiarazione precompilata. Chi cambia i dati proposti dall’Agenzia non viene automaticamente sottoposto a controllo, ma il rischio cresce quando le variazioni non sono coerenti con le informazioni già disponibili: spese molto diverse da quelle registrate negli anni precedenti, detrazioni sproporzionate rispetto al reddito dichiarato, o crediti di annualità passate non ancora verificati. Il terzo caso è quando la dichiarazione è senza sostituto d’imposta. Chi non ha un datore di lavoro o un ente pensionistico che possa gestire il conguaglio riceve il rimborso direttamente dall’Agenzia delle Entrate, di norma con accredito sul conto corrente indicato. Questa procedura ha tempi naturalmente più lunghi rispetto al conguaglio automatico in busta paga o sul cedolino, ed è più esposta a un ulteriore allungamento se si aggiungono verifiche. Infine, lo slittamento è più frequente per chi ha debiti con l’agente della riscossione. Chi ha cartelle esattoriali non pagate per oltre 1.500 euro può vedere il proprio credito utilizzato per compensare quanto dovuto al Fisco. E il pagamento resta sospeso finché la procedura non si chiude, con tempi che si allungano di conseguenza.
Come limitare il rischio di ritardi sul rimborso
Come si possono ridurre le probabilità di rientrare tra i casi più lenti? La prima regola è la coerenza: se i dati della precompilata sono già corretti, accettarla senza modifiche permette di beneficiare delle semplificazioni previste per i controlli documentali. Se invece servono integrazioni, meglio rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato, che può verificare la documentazione delle spese e apporre il visto di conformità, riducendo il margine di incoerenze che potrebbero far scattare ulteriori approfondimenti. Nessuna attenzione però esclude i controlli automatici sui rimborsi superiori a 4mila euro: quella soglia fa scattare la verifica preventiva indipendentemente dal canale scelto per presentare il 730. Quindi, per la maggioranza dei contribuenti il rimborso arriverà nei tempi consueti, tra l’autunno e l’inizio dell’inverno; chi rientra in una delle situazioni a rischio farebbe bene a mettere in conto un’attesa più lunga, sapendo che il termine massimo fissato dalla legge per l’accredito è marzo 2027.
