Thailandia, generosità e coraggio hanno salvato i ragazzi nella grotta

Le storie di Saman Gunan, ex Navy Seals e, volontario fra i soccorritori, morto nella caverna. E quella di Richard Harris, anestesista australiano, sub e fotografo - documentarista

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Un militare della Marina militare thailandese con una foto di Saman Gunan, ex Navy Seals morto nella grotta di  Tham Luang nelle operazioni di soccorso dei 12 ragazzi e del loro allenatore, 6 luglio 2018 – Credits: PANUMAS SANGUANWONG/AFP/Getty Images

Fabio Polese

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Chiang Mai (Thailandia) – Doveva essere in vacanza a divertirsi. Ma le sue ferie, alla fine, ha preferito prenderle per soccorrere i tredici ragazzi intrappolati, fino a martedì 10 luglio, dentro le viscere della grotta di Tham Luang, nel nord della Thailandia. Il suo nome è Richard Harris, 53 anni, anestesista di Adelaide, in Australia, lavora per il servizio di evacuazione aero-medica del SA Ambulance Service.

Si è aggiunto alla squadra di soccorso, rischiando la propria vita, dopo la chiamata di alcuni sommozzatori britannici, che conoscevano da tempo le sue straordinarie capacità.

È STATO LUI A DARE IL VIA LIBERA ALLA MISSIONE DI SALVATAGGIO

Sabato mattina si è immerso per la prima volta nella caverna e, dopo averli visitati, è stato proprio lui ha dare il via libera alla missione di recupero che ha portato al salvataggio di tutti i 13 giovani.

Harris non è solo un medico, ma «un sub con trent’anni di esperienza nelle grotte», ha raccontato l'inglese David Strike. «Come anestesista specializzato in medicina d'urgenza – ha aggiunto – mi ha sempre stupito per la sua capacità di valutare con calma ogni situazione e agire in maniera appropriata». Ma non è tutto, l'australiano è anche appassionato di fotografia, tanto che nel tempo ha iniziato a collaborare per la realizzazione di alcuni documentari prodotti da "National Geographic".

DOPO L'USCITA, LA NOTIZIA DELLA MORTE DEL PADRE

Mentre il mondo intero festeggiava l'evacuazione di tutti i ragazzi, l'anestesista, era ancora all'interno della grotta insieme ad altri tre uomini del gruppo d'élite thailandese Underwater Demolition Assault Unit (Adau), conosciuti anche come Navy Seals.

Sono usciti poche ore dopo, in ottime condizioni di salute e felici per aver raggiunto l'obiettivo. Ma è stato proprio quando Harris è tornato alla luce dopo tre giorni di buio dentro Tham Luang, che ha avuto la triste notizia della morte di suo padre, deceduto proprio mentre lui stava salvando altre vite.

Non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione ai media, ma il suo capo Andrew Pearce, si legge in un articolo pubblicato da "Abc", ha spiegato che «tornerà presto a casa e si prenderà del tempo libero per stare con la sua famiglia».

L'INCURSORE CHE HA DONATO LA VITA PER SALVARNE ALTRE

Anche Saman Gunan aveva preso le ferie per andare a salvare i giovani rinchiusi nella grotta. «Andiamo a riportarli a casa», aveva annunciato prima di prendere l’aereo. Ma lui, ex incursore dei Navy Seals thailandesi, che prestava servizio come volontario, ha perso conoscenza ed è morto nella notte tra giovedì e venerdì scorso, a soli 38 anni.

Stava cercando di tornare all'uscita dopo aver posizionato alcune bombole di ossigeno in una cavità della caverna che fa da base intermedia prima del tratto finale del tortuoso tragitto. Non ce l'ha fatta. È riuscito solo a tirare il cavo di emergenza, per avvertire che qualcosa non stava andando secondo i piani.

Quando i suoi compagni lo hanno raggiunto, hanno provato a rianimarlo, ma ormai era troppo tardi. La dinamica del suo decesso non è ancora chiara: forse ha esaurito l’ossigeno, oppure la bombola era difettosa. Gunan, raccontano i suoi amici ed ex compagni, era addestrato e molto preparato.

Appassionato di corsa e ciclismo, si era congedato – continuando sempre a partecipare ad azioni militari – e dal 2006 lavorava come addetto alla sicurezza dell'aeroporto di Bangkok Suvarnabhumi. Era arrivato nel nord del Paese, insieme a tantissimi altri volontari, per mettere a disposizione la propria esperienza e professionalità.

TUTTI GLI ONORI MILITARI ALL'EROE

Il corpo dell'eroe è stato subito portato con gli onori militari nella base navale di Sattahip, nella provincia di Chonburi, a duecento chilometri sud della capitale, dove più di cento funzionari delle forze armate lo hanno ricordato osservando dieci minuti di silenzio, in segno di rispetto per un uomo che ha donato la sua vita per cercare di aiutarne altre, mentre un monaco avvolgeva un filo bianco, chiamato sai sin, intorno alla bara dell'ex Navy Seals.

Secondo la tradizione buddista, questo filo, serve per rimanere in contatto con il defunto. Poi ha proseguito il suo ultimo viaggio verso il villaggio natale nel distretto di Roi Et, nella parte orientale della Thailandia, dove sabato scorso, nel tempio Wat Nong Khu, si sono svolte le celebrazioni funebri.

DIECIMILA PERSONE HANNO PARTECIPATO ALLE OPERAZIONI

In questi lunghi giorni di angoscia per la sorte dei baby calciatori e del loro allenatore, che ha unito il mondo intero, gli eroi sono stati tutti gli uomini che hanno partecipato alle operazioni di soccorso.

A cominciare da quelli delle forze armate thailandesi, fino ad arrivare ai volontari che hanno distribuito provviste ai soccorritori. E non sono stati pochi, l'enorme missione di salvataggio, infatti, ha visto la partecipazione di 10mila persone, tra professionisti e volontari. Un esempio di collaborazione che ha portato alla positivo conseguimento di quello che inizialmente sembrava un incubo senza via di uscita.

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