Esteri

Il terrorismo degli Incel, i celibi forzati

Odiano le donne alle quali attribuiscono la "colpa" della loro mancanza di relazioni sentimentali e sessuali. Si radicalizzano in rete e alcuni diventano - o vorrebbero diventare - assassini seriali

rancore-razzismo

Eleonora Lorusso

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L'ultimo in ordine di tempo è stato Alek Minassian, il 25enne attentatore di Toronto, che è piombato sulla folla con un furgone uccidendo 10 persone e ferendone 14. Pochi minuti prima di entrare in azione il giovane aveva postato un messaggio su Facebook, che si è poi rivelato eloquente: vi celebrava la cosiddetta "Incel Rebellion".

Prima di lui era toccato ad altri ragazzi, che come Alek hanno tentato di uccidere (e ci sono spesso riusciti) soprattutto donne, colpevoli di appartenere a un genere "odiato".

Gli inquirenti ora lanciano l'allarme "Incel", mettendo in guardia nei confronti di un "movimento" che si sta espandendo: è misogino, prova risentimento verso il genere femminile perché spesso è stato respinto e ha provato delusioni d'amore e per questo si vuole vendicare. È presente (e sempre più seguito) in rete, dove ci sono forum e siti dedicati. Ecco come è nato e perché ora preoccupa.

Chi sono gli "Incel"

"Incel" è la sigla che identifica coloro che appartengono alla categoria dell'"involuntary celibate": sono celibi, non fidanzati o sposati, loro malgrado.

Una condizione che li porta alla disperazione, tanto da compiere veri e propri attentati, soprattutto nei campus universitari. Il caso più noto e recente è quello di Minassian a Toronto. Uno studente di informatica del Seneca College, iscritto al terzo anno.

A spingerlo a mettere in atto il suo piano, fermato dalla polizia prima che il bilancio potesse diventare più tragico, non è stata un'ideologia religiosa o una convizione razziale, ma la sua misoginia, l'odio nei confronti delle donne. Proprio come quello di Elliot Rodger che nel 2014 ha aperto il fuoco, nel campus universitario di Isla Vista a Santa Barbara, in California, mirando alle hot blonde girls, le belle ragazze bionde. L'attacco, quella volta, costò la vita a 6 persone, mentre in 14 rimasero ferite.

Una volta immobilizzato, il 22enne (figlio di Peter Rodger, aiuto regista di The Hunter Games), spiegò il gesto dicendo che voleva punire le ragazze, perché lui era stato a lungo rifiutato e per questo era rimasto vergine. Sognava un "mondo senza sesso, con punizioni per chi lo fa" e avrebbe voluto "internare le donne nei lager dove farle morire di fame". I suoi pensieri vennero affidati a una sorta di memoriale di 140 pagine, reso noto dopo la sua cattura. Ma prima ancora di entrare in azione aveva registrato un video su Youtube nel quale aveva raccontato la sua vita fatta di solitudine e desiderio di avere una donna.

La rivelazione di Alana

Dopo i fatti di Toronto, è stata Alana - una donna di 43 anni che ha voluto mantenere l'anonimato -  ha sollevato il coperchio di una realtà finora rimasta sottotraccia, come quella del mondo "Incel". In una intervista al britannico Guardian ha raccontato come fu lei, infatti, nel lontano 1993 a usare per la prima volta questo termine, quando creò un sito chiamato Alana's Involuntary Celibacy Project.

Si trattava di una sorta di diario online, un antenato dei moderni blog, dove erano raccolte le storie di giovani alle prese con difficoltà nel relazionarsi con l'altro sesso. Quasi sempre giovani dalla vita solitaria, ma desiderosi invece si vivere esperienze intense con gli altri. Insomma, single loro malgrado, a causa dei rifiuti altri motivati dal carattere o dall'aspetto fisico delle persone vittime di questo isolamento forzato.

Un isolamento che poi, man mano, porta al risentimento e all'odio, e che sfocia in gesti estremi.

Una comunità che cresce

Ai tempi di internet e dei social, la rete può avere l'effetto di mettere in contatto le persone, ma anche di amplificarne la solitudine. Da un lato molti giovani hanno così scoperto di non essere i soli a vivere il "celibato involontario", dall'altro sono stati spinti a emulare comportamenti a tutti gli effetti criminali.

Come deve essere accaduto a Minassian, che su blog e siti potrebbe aver scovato la storia di Rodger e averla voluta replicare. Rodger, infatti, è un nome che si trova di frequente su siti come Love-shy.comIncels.me o altri, dove si può trovare ancora il filmato del ragazzo prima di compiere il suo attacco alla Isla Vista.

Un video che ha anche ottenuto dei "like" grazie a quella sua esaltazione del Retribution day, come lo aveva chiamato Rodger: il "giorno della punizione" messo in atto quattro anni fa nei confronti di giovani ree di non averlo saputo capire e apprezzare, a favore invece di coetanei ritenuti più stupidi e superficiali.

La "monogamia forzata"

A tentare di dare una spiegazione al comportamento di personaggi come Rodger ci ha pensato un docente di psicologia dell'università di Toronto, Jordan Peterson. Il professore, che è anche presente su Youtube con un discreto seguito, ha sostenuto che il comportamento di Rodger può essere spiegato con la "monogamia forzata".

Secondo Peterson, Minassian era "arrabbiato con Dio perché le donne lo rifiutavano. La cura di questo male" - ha dichiarato il docente - "è la monogamia forzata. A dire il vero, questa è la ragione per la quale la monogamia è nata", facendo riferimento alle origini della società umana.

Le parole di Peterson, però, sono state criticate da molti media, tra i quali il New York Times, perché avrebbero il sapore della assoluzione di Rodger dalle sue responsabilità, attribuite invece a dinamiche sociali.

Un problema solo maschile?

Secondo molti seguaci del "movimento Incel", il problema riguarderebbe soprattutto il genere maschile (se non del tutto). Il motivo starebbe nella convinzione che le donne sarebbero sempre in grado di trovare qualcuno con cui soddisfare la propria voglia o bisogno di sesso.

Una tesi rigettata dagli esperti, che vedono piuttosto in altri fattori quelli in grado di spingere molti giovani ad abbracciare questi movimenti, più simili a "sette" che a veri e propri blog per lo scambio di idee.

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