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Contratto statali 2025-2027, firmato il rinnovo: aumenti fino a 221 euro e regole sull’Intelligenza artificiale

Contratto statali 2025-2027, firmato il rinnovo: aumenti fino a 221 euro e regole sull’Intelligenza artificiale
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Via libera all’accordo per circa 200mila dipendenti pubblici. Previsti aumenti medi di 162 euro lordi al mese, nuove regole sull’uso dell’IA, più tutele per lo smart working e permessi per gli screening oncologici. Ecco tutte le novità, chi riceverà gli aumenti e da quando scatteranno

Via libera al rinnovo del contratto per circa 200mila dipendenti pubblici. È arrivata la firma sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 delle Funzioni centrali. L’intesa riguarda i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. È il primo rinnovo del comparto firmato durante il periodo di validità del triennio contrattuale, senza i ritardi che hanno caratterizzato molti rinnovi precedenti. E oltre agli aumenti economici (162 euro lordi al mese in media), per la prima volta un contratto pubblico contiene un intero capitolo dedicato all’Intelligenza artificiale, con specifiche garanzie per i lavoratori.

A quanto ammontano gli aumenti per gli statali

L’incremento medio sarà di 162 euro lordi mensili su 13 mensilità, a partire dal 1 gennaio 2027. Gli aumenti saranno distribuiti attraverso tre scatti progressivi, sempre dal primo giorno dell’anno. Dal 2027 gli incrementi mensili lordi andranno dai 126,60 euro ai 221 euro a seconda dell’inquadramento professionale del dipendente.

Chi beneficia del rinnovo del contratto statali

Il nuovo contratto riguarda circa 200 mila lavoratori pubblici del comparto delle Funzioni centrali: dipendenti dei ministeri; personale delle agenzie fiscali e lavoratori degli enti pubblici non economici.  L’accordo non interessa invece gli altri comparti della Pubblica amministrazione, che seguono percorsi contrattuali differenti.

La novità storica: arrivano le regole sull’Intelligenza artificiale

Una novità assoluta è l’introduzione di una disciplina specifica per l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione. Secondo una recente indagine sulla Pubblica amministrazione, infatti, circa il 66% dei dipendenti utilizza già strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro, spesso però senza linee guida ufficiali. Le nuove norme stabiliscono che le amministrazioni dovranno informare preventivamente i lavoratori sull’adozione di sistemi algoritmici e non potranno essere affidate all’IA decisioni automatiche riguardanti assunzioni, carriera, retribuzioni, valutazioni o procedimenti disciplinari. Inoltre, ogni decisione supportata da sistemi di IA dovrà essere sottoposta a controllo e revisione umana e il lavoratore avrà il diritto di conoscere i criteri utilizzati dagli algoritmi e di chiedere un riesame delle decisioni.

Le altre novità del contratto statali

Oltre agli aumenti salariali e alle nuove regole sull’Intelligenza artificiale, il rinnovo del contratto introduce una serie di misure per migliorare il benessere dei dipendenti e modernizzare l’organizzazione del lavoro pubblico. Tra le novità più significative ci sono i permessi retribuiti per gli screening oncologici per i lavoratori over 50, che si aggiungono a quelli già previsti. Dal 1 gennaio 2027 viene inoltre eliminato il regime differenziato delle ferie per i neoassunti: tutti i dipendenti, quindi, avranno gli stessi diritti, senza distinzioni in base all’anzianità. Il contratto introduce anche il “patentino delle competenze”, uno strumento che certificherà i percorsi di formazione e aggiornamento professionale, con particolare attenzione alle competenze digitali e tecnologiche sempre più richieste negli uffici pubblici. Sono poi rafforzate le tutele per i lavoratori più vulnerabili nell’ambito dello smartworking e del lavoro da remoto. Viene riconosciuta la nuova professionalità del Social Media e Digital Manager, a conferma dell’importanza crescente della comunicazione digitale nelle amministrazioni pubbliche. Infine, viene previsto un meccanismo di verifica dell’eventuale scostamento tra inflazione e aumenti contrattuali, con l’obiettivo di monitorare nel tempo la capacità delle retribuzioni di preservare il potere d’acquisto dei dipendenti.

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