Redazione

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Il 20 gennaio la Turchia ha lanciato l'operazione "Ramoscello d'Ulivo", un'offensiva contro l'enclave curda di Afrin nel nordovest della Siria.

Mezzi terrestri e aerei da combattimento turchi hanno bombardato a più riprese la regione transfrontaliera controllata dall'organizzazione curda, la milizia Unità di Protezione Popolare (Ypg), considerata da Ankara un'organizzazione terrorista ma alleata chiave degli Stati Uniti nella guerra contro i terroristi dell'Isis. Le truppe turche sono affiancate da milizie siriane.

Dall'inizio dell'operazione, oltre 20 razzi sono stati sparati contro le province frontaliere di Kilis e Hatay.

Le ragioni dell'attacco turco ai curdi

Secondo il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, la Turchia non ha avuto altra scelta che decidere di cacciare "elementi terroristi" dal nord della Siria. 
Con un comunicato, i militari turchi hanno riferito che il fine dell'iniziativa è proteggere i confini della Turchia, "neutralizzare" i combattenti curdi siriani nell'enclave di Afrin e salvare la popolazione locale da "pressioni e oppressione". 

L'offensiva, a loro dire, rientrerebbe nel diritto internazionale della Turchia di attuare una legittima autodifesa del suo territorio; Ankara intenderebbe rispettare l'integrità territoriale della Siria. Da colpire: "i terroristi", i loro rifugi e i loro arsenali. I militari garantirebbero "estrema attenzione" affinché i civili non siano colpiti. 

In realtà, l'intento di Ankara è tagliare l'erba sotto i piedi dei curdi interni ed esterni ai confini turchi, attraverso il controllo di una zona cuscinetto profonda una trentina di chilometri.

Le reazioni internazionali

La Turchia ha dichiarato di aver avvertito dell'offensiva gli Stati Uniti, nella persona del segretario di Stato Rex Tillerson.

La Russia ha annunciato di aver ordinato ai suoi militari nell'area di ritirarsi "per prevenire possibili provocazioni ed evitare che personale russo rischi la vita".

L'Iran invece ha condannato l'attacco parlando di conseguenze negative.

Il presidente siriano Bashar al Assad ha parlato di "brutale aggressione" della Turchia contro Afrin e ha accusato Ankara di sostenere i "terroristi" dell'Isis, che le milizie curde alleate degli Usa hanno aiutato a sconfiggere. 


(live blogging)

Ad Afrin uccisi anche i civili

23 febbraio 2018 - Anche se la Turchia nega che ci siano finora civili coinvolti, l'ong Human Rights Watch denuncia che nella sua offensiva contro Afrin Ankara non sta prendendo le necessarie precauzioni per evitare vittime civili. In tre raid effettuati a fine gennaio dall'esercito turco sarebbero rimasti uccisi almeno 26 civili, tra cui 17 bambini.

In un'intervista all'Ansa, la leader del partito filo-curdo Hdp in Turchia, Pervin Buldan, denuncia cifre più terribili: ha parlato di oltre 100 civili morti dall'inizio dell'offensiva: "Ad Afrin la Turchia sta compiendo un massacro di civili", ha detto. "Abbiamo molte foto che documentano le vittime. Non e' facile fornire cifre esatte, ma dalle nostre fonti sappiamo che ci sono piu' di 100 civili uccisi". 

Ankara contro l'appoggio del governo siriano ad Afrin

21 febbraio 2018 - La Turchia non è affatto scalfita dall'idea che le truppe del governo siriano si muovano in appoggio dell'enclave curda-siriana di Afrin. Ankara intende proseguire la sua offensiva e, anzi, considera un "obiettivo legittimo" qualsiasi gruppo che aiuti la milizia curda Unità di protezione del popolo (Ypg)

"Qualsiasi misura di sostegno all'Ypg significa che chi la intraprende si mette sullo stesso piano dell'organizzazione terroristica e diventa per noi un obiettivo legittimo", ha dichiarato un portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin.

Le truppe di Assad entrano ad Afrin

20 febbraio 2018 - Un mese dopo l'inizio dell'offensiva turca su Afrin, milizie fedeli al regime di Damasco sono entrate nell'enclave per cercare di dare man forte alle unità curde, portando a livelli di guardia le tensioni tra Turchia e Siria.

Secondo l'agenzia turca Anadolu, l'artiglieria turca ha immediatamente risposto, costringendo le milizie filo-Assad a ritirarsi di una decina di chilometri. 

1.641 "terroristi" neutralizzati

19 febbraio 2018 - Sono oltre 1.641 i militanti curdi dell'Ypg e dell'Isis "neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o fatti prigionieri) nel primo mese dell'offensiva turca contro l'enclave curdo-siriana di Afrin, secondo le forze armate di Ankara. 

Dall'inizio dell'offensiva sarebbero state strappate ai curdi 72 località della regione di Afrin, tra villaggi e zone strategiche. Le cifre non sono verificabili in modo indipendente sul terreno. 

L'accordo tra curdi e governo siriano 

19 febbraio 2018 - I combattenti curdi hanno raggiunto un accordo con il governo di Damasco: le forze governative siriane andranno in sostegno militare a quelle curde nell'enclave di Afrin, sotto attacco da parte della Turchia e delle milizie locali alleate di Ankara.

Nei giorni scorsi il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad aveva affermato che la Siria considera Afrin parte integrante del paese e che non cederà un centimetro del suo territorio. 

999 "terroristi" neutralizzati dai turchi

7 febbraio 2018 - Secondo le forze armate di Ankara è salito a 999 il bilancio dei "terroristi" curdi e dell'Isis "neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o fatti prigionieri) dall'inizio dell'offensiva turca contro l'enclave curdo-siriana di Afrin. Le cifre non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

A Roma proteste contro Erdogan

5 febbraio 2018 - Nei giardini di Castel Sant'Angelo, a pochi passi da San Pietro, manifestanti della Rete Kurdistan Italia sono scesi in piazza per rompere il silenzio sul massacro del popolo curdo e gridare il proprio no alla visita al Papa del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Roma. 

Intonati cori "Ieri Hitler, oggi Erdogan" e "Siamo tutti del PKK". Tra le testimonianze al megafono quella di Rudi, che ha sottolineato: "Vengo da Afrin, dove stanno massacrando donne e bambini. Nessuno dice nulla. Il nostro cuore è ferito". 

Cadavere miliziana curda mutilato

2 febbraio 2018 - Fonti curde siriane hanno accusato i ribelli filo-turchi di avere mutilato e di avere poi fatto un video del cadavere di una miliziana delle milizie curde dell'Ypg, che combattono in difesa dell'enclave curda di Afrin, nel nord-ovest della Siria.

Le immagini sono impossibili da verificare, ma sembrano avere avuto l'effetto di provocare rabbia e avere quindi rinvigorito il morale delle forze curde, affiliate al Pkk turco, e della popolazione civile ad Afrin, stremata dall'offensiva dell'Esercito libero siriano (Els), coperta dai bombardamenti turchi. Il video è stato diffuso dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), con base in Gran Bretagna, che ha detto di averlo ricevuto da un combattente dell'Els. In esso si vedono una decina di uomini, alcuni armati, intorno al cadavere mutilato di una donna, trovato nella località di Qurna, nella enclave di Afrin vicino al confine con la Turchia.

Neutralizzati dai turchi "almeno 287 terroristi"

24 gennaio 2018 - Al quinto giorno di offensiva sarebbero stati "neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o catturati) "almeno 287 terroristi" tra curdi dell'Ypg e del Pkk e miliziani dell'Isis. Lo sostiene il bilancio diffuso dalle forze armate di Ankara. Il 24 gennaio sarebbero stati distrutti 47 obiettivi in seguito a nuovi bombardamenti aerei contro postazioni armate e rifugi dei militanti curdi.

Le cifre fornite dalle autorità turche si discostano nettamente da quelle delle fonti curde, in una guerra di propaganda che prosegue senza sosta anche per la difficoltà di verifiche indipendenti sul terreno. 

Conquistato il villaggio strategico di Hammam

23 gennaio 2018 - Nel quarto giorno dell'operazione "Ramoscello d'ulivo" le milizie siriane cooptate da Ankara, con il sostegno delle forze armate turche, avrebbero conquistato il villaggio strategico di Hammam e due colline circostanti nel distretto di Jindaras, a sud-ovest di Afrin, che secondo gli analisti militari veniva usato dalle milizie curde dell'Ypg per compiere attacchi armati contro il vicino distretto di Reyhanli, in territorio turco.

A riferirlo sono fonti sul posto dell'agenzia statale Anadolu, vicina al governo di Ankara. Non ci sono tuttavia verifiche indipendenti sul terreno. 


80 morti in due giorni di scontri

22 gennaio 2018 - Circa 80 persone, tra civili e miliziani, sono morti nelle ultime 48 ore di scontri e bombardamenti nella regione nord-occidentale di Afrin, confinante con la Turchia ma controllata dal Pkk siriano.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani, che cita fonti sul terreno, afferma che 24 civili sono stati uccisi nelle violenze, tra cui due minori e una donna. 

I turchi dentro Afrin

21 gennaio 2018 - Dopo due giorni di bombardamenti e raid aerei, le forze di Ankara hanno passato il confine e sono entrate via terra ad Afrin per concludere quella che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha definito una "lotta nazionale". 


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