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Ines e le altre: a Parigi progetti femminili di attentati islamisti

Ha 19 anni e sabato aveva lasciato una Peugeot piena di bombole di gas a Notre-Dame. Arrestata insieme ad altre due donne complici, voleva andare in Siria a combattere

Un attentato sventato. Così le autorità francesi hanno inquadrato l'azione che ha portato ieri sera all'arresto, alla periferia sud di Parigi, di una ragazza di 19 anni, identificata come "Ines" e di due complici, due sorelle di 23 e 39 anni.

La ragazza sabato aveva lasciato sabato nei pressi di Notre-Dame la Peugeot 607 del padre piena di bombole di gas. Durante le fasi della cattura ha pugnalato un agente della Dgsi, una delle agenzie dei servizi di sicurezza francesi.

Venerdì mattina l'emittente BFM Tv, ha diffuso la notizia  che le tre arrestate avevano in programma di attaccare la Gare de Lyon, a Parigi e la stazione di Boussy Saint Antoine, la località alla periferia parigina, dove sono state arrestate.

"Fanatiche e radicalizzate", le ha definite il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, in una conferenza stampa a tarda sera.

Ines - schedata come pericolosa jihadista, radicalizzata, aspirante foreing fighters in Siria - ha reagito davanti agli agenti. Il poliziotto della Dgsi, si è difeso e l'ha ferita. Nessuno dei due è grave. La ragazza è ricoverata, le due complici sono in carcere.

È dunque un commando gestito, guidato, incentrato sulle donne a provocare il massimo allarme in una Francia a nervi scoperti.

In giornata, era stato reso noto che nell'ambito della "caccia alla donna" della Peugeot sono state arrestate due coppie coinvolte in qualche modo nell'operazione, due fratelli con le rispettive compagne.

Una di queste era legata ad Hayat Boumedienne, la compagna del terrorista dell'assalto al supermercato HyperCacher (gennaio 2015), Amedy Coulibaly.

Hayat Boumedienne fuggì dalla Francia poco prima degli attentati compiuti dal suo compagno e dai fratelli Kouachi nella redazione di Charlie Hebdo e sarebbe attualmente nei territori siriani controllati dall'Isis.

Il mistero della Peugeot
Resta il mistero della Peugeot. Un'auto lasciata in piena notte con le quattro frecce lampeggianti in funzione, in divieto di sosta fra Notre Dame e il principale commissariato del centro, con una bombola vuota sul sedile e altre sei, piene, nel cofano. E alcune taniche di gasolio. Ma nessuna miccia, nessun detonatore.

Gli inquirenti si chiedono se sia stato un tentativo molto artigianale, mal condotto per inesperienza, o se si trattasse di un segnale, una sorta di minaccia in vista di un'azione che ieri sera Cazeneuve ha definito "violenta e imminente".

Al momento, resta ricercata soltanto la sorella di Ines, anche lei in fuga e vicina alle idee dell'islam radicale.

Sempre giovedì, il presidente Francois Hollande, quasi anticipando Cazeneuve e gli eventi della serata, aveva parlato di diversi attentati sventati in questi ultimi giorni sul territorio della République.

"Al termine della lotta, la democrazia trionferà, non ho alcun dubbio", ha assicurato Hollande in un lungo discorso. "Farò di tutto per proteggere i francesi", ha aggiunto, assicurando che "i terroristi verranno braccati, ridotti, e annientati".

Intanto, Salah Abdeslam, l'unico superstite dei commando di jihadisti che uccise oltre 130 persone il 13 novembre 2015 tra Saint-Denis, il Bataclan, e gli altri locali del centro di Parigi, ha rifiutato ancora una volta di rispondere al giudice istruttore nel terzo tentativo di interrogatorio da quando, il 27 aprile, è stato estradato in un carcere francese dal Belgio. "Ha esercitato il suo diritto al silenzio", ha detto al termine dell'interrogatorio il legale del terrorista, Frank Berton. E in Austria, la magistratura ha incriminato due uomini legati agli attentati del 13 novembre a Parigi.

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