Redazione

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Come previsto dagli osservatori negli ultimi giorni, il parlamento del Libano ha finalmente eletto un nuovo Presidente della Repubblica.

È il cristiano maronita Michel Aoun, 81 anni.

Dopo due anni e cinque mesi dalla fine del mandato di Michel Sleiman, è stato eletto Capo di Stato al quarto turno di votazione.

Al primo turno, Aoun aveva ottenuto 83 voti (gli stessi che ha ottenuto oggi per l'elezione, quando la maggioranza necessaria è diventata quella assoluta), non riuscendo quindi ad essere eletto, visto che ce ne sarebbero voluti 86 (ossia i due terzi dell'Assemblea di 128 membri, oggi 127 presenti).

La seconda votazione è stata ripetuta tre volte a causa di un reiterato errore nel conteggio (c'era un voto in più), provocando tensione nell'Assemblea, riportata all'ordine dallo Speaker Nabih Berri.

Sami Gemayel, a capo delle Falangi libanesi, ha contestato la regolarità della terza votazione, invocando il rispetto del regolamento dell'Assemblea parlamentare e provocando ulteriore bagarre in sala. È stata quindi cambiata anche la modalità: fino al terzo voto, l'urna all'interno della quale introdurre il proprio voto veniva fatta girare tra i banchi; per la quarta votazione si è deciso di sistemare l'urna al centro della sala, con i parlamentari chiamati ad alzarsi uno ad uno e apporre il loro voto di fronte all'Assemblea.

Lo Speaker Nabih Berri - ultimo a votare - ha incaricato i parlamentari Antoine Zahra e Marwan Hamadeh di monitorare la procedura di voto, affiancando l'urna durante il passaggio dei parlamentari.

Chi è Aoun
Michel Aoun, 83 anni, è il tredicesimo Capo di Stato del Libano, e assume la carica per la seconda volta, dopo la breve esperienza (1988-1990) negli anni finali della guerra civile, culminata nell'attacco delle forze siriane ai danni dell'esercito libanese al Palazzo presidenziale di Baabda, che lo costrinse poi all'esilio in Francia per quindici anni.

Aoun ha dimostrato una notevole capacità di trasformare il proprio profilo politico, contraddirsi e adattarsi a circostanze mutate.

Divenne a metà degli anni '80 - nel pieno della guerra civile -  Capo dell'Esercito. In questo ruolo si distinse come fiero e duro oppositore della presenza siriana nel paese, seguita all'occupazione del 1975 favorita dalla complicità degli occidentali.
Fu poi Bush padre che in cambio della partecipazione di Assad padre (Hafez el Assad) alla coalizione anti Saddam al tempo della prima guerra del Golfo diede l'ok ai siriani per insediare 40mila soldati di Damasco in Libano e il sostanziale controllo sul governo di Beirut.
Ad Aoun, che nel frattempo era diventato presidente della Repubblica, la faccenda dei siriani in casa non piaceva per nulla, e per contrastarli arrivò a stringere buoni rapporti con il raìs di Baghdad.

Poi però il 13 ottobre 1990 - in piena guerra del Golfo - i siriani bombardarono il palazzo presidenziale di Beirut. E fu solo a questo punto che Aoun si rifugiò prima nell'ambasciata francese e poi, quasi un anno dopo, in Francia.

In Francia Aoun fondò il Free Patriotic Movement, che è il principale partito cristiano maronita, alla cui guida oggi c'è l'attuale ministro degli Esteri, Gebran Bassil.

Aoun tornò in Libano nel 2005 - tre mesi dopo l'assassinio del primo ministro Rafiq Hariri e 11 giorni dopo il ritiro delle truppe siriane dal Libano.

Qui assume un atteggiamento aperto al dialogo, prima nel campo maronita, che da Parigi aveva accusato di averlo tradito. Poi, soprattutto con Hezbollah: il partito sciita finanziato dall'Iran e sostenuto dalla Siria. Nacque così la coalizione 8 marzo, contrapposta a quella del 14 marzo, alla cui testa c'era il movimento Futuro di Saad Hariri, figlio di Rafiq.

Aoun adesso è il campione della lotta alla corruzione. Accusa il governo del fronte antisiriano.
In parlamento lavora con metodi discutibili per far prevalere la sua candidatura alla presidenza della Repubblica. Di fatto i suoi, insieme a Hezbollah, fanno per due anni mancare il quorum, così che l'assemblea legislativa non potesse riunirsi.

Poi il colpo di scena, il sostegno alla candidatura Aoun da parte del suo peggior nemico: Saad Hariri.

Uno dei tanti paradossi della politica libanese: il sunnita Hariri (sponsorizzato dai sauditi) - sostenendo Aoun, che come abbiamo visto è alleato di Hezbollah nella coalizione filo-siriana  - conclude indirettamente un accordo con i principali sospettati dell'assassinio di suo padre (Hezbollah e il regime siriano).

Questo accordo, secondo le previsioni, dovrebbe portare però Saad Hariri a diventare primo ministro (già ricoperta dal 2009 al 2011), con nomina del presidente della Repubblica, sostituendo l'attuale capo del governo, Tamam Salam.

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