Esteri

Corea del Nord: un altro missile sul Giappone. Cosa sappiamo finora

L'ordigno a medio raggio, che ha sorvolato l'isola di Hokkaido volando per 3700 km a 770 km d'altezza, poteva raggiungere la base americana di Guam

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Chiara Degl'Innocenti

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Sono le 6.57, ore locali, del 15 settembre e Pyongyang spara un nuovo missile sul Giappone. La minaccia di Kim Jong-un è stata messa in atto. Lo scopo è stato quello di far pagare agli americani la decisione presa dall’Onu riguardo alle nuove sanzioni che impongono alla Corea del Nord un divieto sulle esportazioni tessili e mettono un tetto alle importazioni di petrolio.

Cosa sappiamo del nuovo missile di Kim Jong-un

Dopo aver effettuato all’inizio il 3 settembre un test nucleare, 14 volte più potente di Hiroshima, un nuovo missile è partito sorvolando il Giappone, dopo 3700 km di tragitto per 770 km d'altezza, per poi arrestarsi tra gli allarmi lanciati in 14 province del Sol Levante a 2 mila km a est di Cape Erimo nell’isola di Hokkaido. Il lancio precedente era atterrato nel Pacifico circa 1.180 km a est di Cape Erimo.

La risposta del Giappone

La misura è colma per il premier giapponese Shinzo Abe che ha detto: “Non tollereremo più”. Cosa ancor più grave, pur essendo a medio raggio, questo missile avrebbe potuto raggiungere anche la base americana di Guam, che la Corea del Nord ha già minacciato di "circondare di un cerchio di fuoco". E poi: "Ora è il momento che la comunità internazionale si riunisca contro gli atti provocatori della Corea del Nord che minacciano la pace nel mondo", ha proseguito Abe all'arrivo a Tokyo da un viaggio in India. "Dobbiamo far capire alla Corea del Nord che se continua su questa strada, non avrà un futuro luminoso".

La risposta degli States

Per il Pentagono questa nuova provocazione, è stato riferito da fonti ufficiali a Washington, non rappresenta una minaccia per l’America. Per ora. Nel frattempo Trump ha dato il via libera a 8 milioni di dollari di aiuti contro il regime che tiene sotto assedio la Corea del Sud.

Il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha chiesto alla comunità internazionale di prendere "nuove misure" contro la Corea del Nord, individuando la Russia e la Cina come i Paesi più idonei a fare pressioni sul regime che a pochi giorni dall’aver provato quella che potrebbe essere una potente bomba a idrogeno, ci riprova.

La risposta della Cina

Pechino attende. Prima di rispondere ufficialmente alla provocazione lanciata letteralmente da Kim Jong-un, gli esperti cinesi ritengono che nuovi passi significativi siano fuori questione. "Non mi aspetto che la Cina faccia delle mosse radicali", ha dichiarato Zhao Tong, esperto di Corea del Nord, al Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy di Pechino, poi riportato dal Guardian.

"Secondo i dati che già abbiamo, sembra un missile simile all’Hwasong-12 che la Corea del Nord ha lanciato il 29 agosto. Sembrerebbe simile anche la traiettoria. In altre parole, non è stata una grande provocazione, solo una ripetizione di un'azione precedente. Ovviamente essendo diretto sul Giappone, ancora una volta, lo rende un fatto da non sottovalutare”.

La risposta della Corea del Sud

Il ministero degli Esteri della Corea del Sud ha dichiarato che il test missilistico è una "sfida pesantissima" alla sicurezza globale e ha esortato il “fratello” del Nord ad abbandonare la sua ricerca per sviluppare armi di distruzione di massa.

I missili lanciati dalla Corea del Nord

Nel mese di luglio la Corea del Nord ha testato due missili balistici intercontinentali ritenuti capaci di raggiungere la terraferma americana. Alla fine di agosto Kim Jong-un ha inviato un missile di portata intermedia sul Giappone settentrionale. Come il 15 settembre.

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