Esteri

Il Regno Unito al centro del sistema di riciclaggio miliardario dell’Azerbaijian

Quasi tre miliardi di dollari di pagamenti segreti a politici e giornalisti europei legano Baku a Londra

Londra

Chiara Degl'Innocenti

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Politici, accademici e persino giornalisti. Secondo le rivelazioni del britannico Guardian, esponenti della classe dirigente azera, appoggiati dal governo di Baku, avrebbero versato quasi 3 miliardi di dollari per pagare europei influenti, acquistare beni di lusso e riciclare denaro sporco attraverso una rete di società britanniche.

Con 16 mila pagamenti riservati, compiuti tra il 2012 e il 2014 sfruttando la fragilità delle regole nel Regno Unito, sarebbero stati pagati politici e giornalisti nell’ambito di un’operazione internazionale volta ad attenuare le critiche al presidente, Ilham Aliyev, fortemente contestato per le violazioni dei diritti umani nel suo paese.

Secondo il Guardian, il denaro sarebbe arrivato alle società inglesi, tutte limited partnership e registrate alla Companies House di Londra (l'agenzia esecutiva del Department for Business, Innovation and Skills che comprende oltre 3 milioni di società inglesi), attraverso sistemi finanziari occidentali senza destare alcun sospetto. O quasi.

La banca danese Danske Bank, che è stata la prima a rilevare irregolarità, avrebbe gestito i pagamenti attraverso una sua filiale estone. L'istituto, accertato il "riciclaggio di denaro e altre pratiche illegali" avrebbe così assicurato di aver adottato una serie di contromisure per evitare il ripetersi di questi casi. Ma vediamo cosa è accaduto nel dettaglio.

Il caso

Secondo il quotidiano progressista la leadership azerbaigiana, accusata anche di corruzione sistemica ed elezioni pilotate, avrebbe usato per l’esattezza quasi 2,9 miliardi di dollari per oliare una lobby internazionale fatta perlopiù di politici e giornalisti al fine di “ripulire” non solo la figura del presidente dell'Azerbaijian, ma soprattutto per promuovere un'immagine positiva del paese ricco di petrolio.

I politici corrotti

I registri della banca danese mostrano molti pagamenti a diversi ex membri dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra i beneficiari, l’ex deputato tedesco Eduard Lintner e l’ex deputato italiano Luca Volontè (rinviato a giudizio con l'accusa di aver ricevuto soldi dall'Azerbaijan per affossare un rapporto sui diritti umani).

I pagamenti erano stati effettuati in un momento in cui l'Azerbaijan era sotto la lente proprio perché aveva fatto arrestare attivisti e giornalisti dopo la denuncia della violazione dei diritti umani. Uno scandalo che aveva coinvolto il Consiglio d’Europa, non affiliato all’Unione Europea e finanziato principalmente dalle donazioni dei suoi 47 stati membri, aveva mostrato la vera faccia del governo di Baku che da una decina d’anni fa sentire la sua voce tramite la nota “caviar diplomacy”, ovvero la cospicua donazione ai deputati del Consiglio che non consiste solamente nel regalare il pregiato caviale del Caspio.

Luca Volontè

A gennaio 2017 anche un’inchiesta di Report, pubblicata poi dal Corriere della Sera, metteva in evidenza loschi traffici: “Luca Volontè quando dentro l’Assemblea era il presidente del più numeroso gruppo politico europeo, il PPE, accetta dal deputato e lobbista azero Suleymanov, qualcosa in più: una donazione di 10 milioni di euro, ripartita in pagamenti da 100.000 euro al mese. Una convenzione fra la ONG azera di Suleymanov e la Fondazione di Volontè che sta a Saronno; entrambe dichiarano di occuparsi di diritti umani. I versamenti iniziano nel 2013, arrivano da 4 società diverse, controllate da anonime collocate in Belize, Seychelles e British Virgin Island. Un anno dopo la BCC di Barlassina, dove Volontè ha i suoi conti, si allerta. Volontè spiega che si tratta di una consulenza sull’agroalimentare e presenta una fattura praticamente vuota. La Banca segnala l’operazione sospetta, si attiva la procura di Milano e il flusso si interrompe nel 2014 a quota 2 milioni e 390.000 euro”. Dettagli su ingenti quantità di denaro versate a Volontè emergono anche nel 2016. Sarebbero più di 2 milioni di euro fatte arrivare tramite la fondazione Novae Terrae con sede in Italia. L’accusa è di riciclaggio di denaro e corruzione.

Eduard  Lintner

Eduard Lintner deputato nel 2010, era rimasto grande sostenitore dell'Azerbaijan anche dopo la sua uscita dal Consiglio d’Europa. Sua la Società per la promozione delle relazioni tedesco-azerbaigiane a Berlino, che aveva ricevuto 819.500 euro. Un pagamento di 61.000 euro invece gli era stato effettuato nel 2013, due settimane dopo che aveva fatto rientro da un viaggio in Azerbaijan in piene elezioni presidenziali.

Secondo il Guardian ci sarebbero soldi pagati anche tramite le società britanniche a Kalin Mitrev, un bulgaro nominato l'anno scorso al Consiglio della Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo di Londra. Mitrev avrebbe ricevuto almeno 425.000 euro per lavori di consulenza privata da un'azienda locale di Azeri, Avuar Co.

Questa rivelazione è ancora più sconcertante visto che la moglie di Mitrev, Irina Bokova, è direttore generale dell'Unesco e come tale avrebbe conferito la medaglia di Mozart (uno dei premi più ambiti dell’agenzia dell’Onu) alla First Lady dell'Azerbaijan e al vicepresidente Mehriban Aliyeva. Non solo, tre anni fa la Bokova avrebbe fatto ospitare anche una mostra fotografica presso la sede Unesco di Parigi, dal titolo Azerbaijan - una terra di tolleranza.

I lobbisti

E il giro delle grandi somme non è finito. Denaro sarebbe transitato anche nel 2014 a Eckart Sager, ex produttore di CNN con sede a Londra, che ha ricevuto quasi 2 milioni di euro. La sua società di PR è legata ad articoli pubblicati che promuovono il governo azero e negano il caso Volontè.  

Un altro beneficiario è un azero a Londra, Jovdat Guliyev che avrebbe ricevuto ben 25 pagamenti per quasi 400.000 sterline quale membro dell’Anglo Azerbaijani Society e come cittadino azero residente nella capitale del Regno Unito.

La connessione con Uk

L’inchiesta del Guardian fa luce anche su quattro società britanniche che sarebbero al centro del riciclaggio: la Metastar Invest di Birmingham; la Hilux Services e la Polux Management di Glasgow; la Lcm Alliance di Potters Bar, i cui soci sono entità anonime con sede in paradisi fiscali quali le Seychelles, il Belize e Isole Vergini Britanniche.

I dati bancari in possesso del Guardian dimostrano che il fondo azerbaigiano è stato utilizzato per un'ampia varietà di scopi.

Dei 200 trasferimenti di denaro nel Regno Unito coinvolti nel losco giro di soldi ci sarebbero istituti di istruzione britannico. Qualche nome: la Queen Ethelburga’s Collegiate, il Bellerbys College e l’International Community School di Londra. Ingenti somme sarebbero transitate dall’International Bank of Azerbaijan e risulterebbero pagamenti di spese mediche del vice primo ministro azero Yaqub Eyyubov e versamenti per il figlio Emin, ambasciatore presso l’Ue, e per l’addetto stampa presidenziale Azer Gasimov.

Le connessioni con gli Stati Uniti

Anche gli Stati Uniti sarebbero inoltre coinvolti. Compaiono come soci d’affari del presidente Donald Trump l’immobiliarista locale Anar Mammadov, figlio dell’ex ministro dei Trasporti Ziya. Insieme avevano in programma una nuova Trump Tower a Baku. All'epoca, nel 2012, i Mammadov erano una delle famiglie più potenti e ricche del paese con cui la società di Trump aveva firmato un accordo per costruire un grattacielo ultra-moderno di 33 metri e 130 metri.

Nell'ottobre 2014 anche Ivanka Trump aveva visitato la Trump Tower di Baku, pubblicando le foto dell'edificio incompiuto sul suo profilo Instagram. Poi, il sipario era calato. O quasi. Certo, l'hotel non è mai stato aperto e Trump ha tagliato qualsiasi contatto con quel progetto, ma i dubbi sulla sua scelta dei partner commerciali non sono mai svaniti.

Ma poco si sa dell’origine di questo denaro: di certo c’è che il governo russo ha versato 29,4 milioni di dollari attraverso la società di esportazioni di armi Rosoboronexport. Mentre una misteriosa compagnia privata di Baku, la Baktelekom Mmc, priva addirittura di sito internet, ha sborsato più di 1,4 miliardi. Un giro caotico ma cospicuo di finanziamenti sporchi che non sembra avere una fine.

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