Giordania, "Operazione martire Muath": l'Isis non avrà scampo

La rappresaglia di Amman prende il nome del pilota arso vivo: "Mostreremo loro l'inferno”. Movimenti delle truppe di terra

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Re Abdullah II supremo comandante delle Forze Armate Giordane in tenuta da combattimento – Credits: @facebook

Redazione

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La Giordania, nel giro di cinque giorni, è passata dall'essere l'anello debole della coalizione internazionale che lotta contro il califfato a uno dei suoi peggiori nemici.

Il passaggio decisivo è stata la reazione di tutto il paese alla morte del pilota Muath al Kassesbeh, arso vivo dai miliziani dello Stato islamico.

I raid sono solo l'inizio
Ieri è infatti scattata l'"Operazione martire Muath” la rappresaglia contro l'Isis, per ora attraverso raid aerei in Siria e Iraq, che però il ministro degli Esteri, Nasser Judeh, ha detto essere "solo l'inizio".

Sorrette dalla reazione di un Paese che si stringe unito attorno al re Abdallah, le forze armate giordane, mentre spostano anche truppe di terra al confine con il territorio iracheno dove è più forte la presenza dei jihadisti.

A fermare l''Operazione martire Muath', come è chiamata in codice l'offensiva aerea, non basterà l'annuncio fatto oggi dall'Isis della morte della cooperante americana Kayla Jean Mueller, che secondo lo Stato islamico sarebbe stata uccisa quando l'edificio in cui veniva tenuta prigioniera nel governatorato di Raqqa sarebbe stato colpito proprio in un raid giordano.

I miliziani dello Stato islamico "pagheranno per ogni capello di Muath", tuonano le forze armate di Amman.

 

Un Paese che fino a qualche giorno fa sembrava indeciso, frenato dai malumori di una parte dell'opinione pubblica sulla partecipazione ai raid contro l'Isis, sembra essersi trasformato in uno dei più aggressivi e determinati nemici del Califfato grazie alla reazione emotiva scatenata dalle scioccanti immagini del rogo in cui è stato fatto morire il pilota.

Migliaia di persone, tra le quali deputati, rappresentanti dei partiti politici e di clan tribali hanno preso parte oggi a un corteo ad Amman gridando "Morte all'Isis".

Tra la folla, che ha marciato a partire dalla moschea di Re Hussein, venivano sventolate bandiere giordane e innalzati cartelli con slogan di sostegno all'esercito.

Gesti simbolici
La mobilitazione della nazione è accompagnata e favorita da una serie di gesti simbolici: dalla fotografia fatta circolare del sovrano vestito in tuta mimetica e atteggiamento combattivo, a quella dell'abbraccio della regina Rania a una bambina parente del pilota ucciso.

Un'immagine scattata durante la visita compiuta ieri dalla coppia reale ad Aye, la località nella regione di Karak di cui era originario Kassasbeh.

Quando, proprio in quei momenti, alcuni jet militari hanno sorvolato l'area, Abdallah ha detto al padre del pilota, Safi al Kassasbeh, che essi tornavano da Raqqah, dove avevano bombardato le postazioni jihadiste.

Ieri sera, secondo fonti locali nel Nord dell'Iraq, l'aviazione giordana è tornata anche a bombardare postazioni dello Stato islamico a Mosul, provocando almeno 35 morti.

Mentre oggi fonti delle guardie di frontiera irachene hanno segnalato un rafforzamento delle truppe giordane lungo il confine con la regione irachena di Al Anbar, dove e' diffusa la presenza dell'Isis. L'esercito di Amman si e' schierato nell'area di Ruwaished, opposta alla citta' di frontiera irachena di Trebil. Ma fonti locali fanno notare che non e' la prima volta che avvengono simili movimenti di truppe nell'area.

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