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Brexit: chi è Gina Miller, la donna che ha sfidato il governo May

Profilo della manager che, con gli altri attivisti pro-Europa, ha fatto ricorso contro l’uscita della Gran Bretagna dall'Unione

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Redazione

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"Riguarda il nostro Regno Unito, e il futuro di tutti noi. Non riguarda come ognuno ha votato, ognuno ha votato per quanto riteneva il meglio e il miglior futuro di questo paese. Questo caso riguarda i procedimenti tecnici, non l'aspetto politico", ha dichiarato la manager britannica Gina Miller che ha presentato ricorso all'Alta Corte contro la decisione del governo di invocare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che avvierebbe le procedure per la Brexit.

Gina Miller ha 51 anni, è nata nella Guyana britannica e cresciuta in Inghilterra. Ha studiato marketing alla University of London, ha avuto una breve carriera da modella prima di diventare manager alla Bmw nel 1990. Oggi è una donna d'affari di successo, oltre che creatrice di un fondo d'investimento e di una Ong che vigila sulla trasparenza della finanza della City.

"Sono al settimo cielo" ha dichiarato durante la breve conferenza stampa davanti all'edificio neogotico sulla Strand, a Westminster, che ospita l'Alta Corte di giustizia del Regno Unito, lei che può definirsi la punta di lancia dell'opposizione legale alla Brexit umiliando il governo decisionista di Theresa May.

Certo non è amata da tutti. Agli occhi di molti fautori del Leave e di molti elettori, soprattutto in provincia, la Miller rappresenta quel mondo arricchito ed elitario della City che la pancia del Paese nel referendum del 23 giugno ha voluto rifiutare al pari degli odiati eurocrati. Ma anche nello stesso mondo della finanza la lady pro-Europa rappresenta una sorta di spina nel fianco.

Insieme al marito-socio Alan Miller, manager di hedge-fund, ha creato nel 2012, due anni prima di SCM, la Ong, la True and Fair Campaign (trasperenza e giustizia) con la missione di informare e di prevenire le truffe e i trucchi della finanza nei confronti dei risparmiatori, dalle tariffe nascoste fra le righe dei contratti alla gestione poco trasparente dei risparmi nell'industria dei fondi d'investimenti della City of London. La True and Fair Foundation ha speso per beneficienza 136mila sterline nel 2015 e la Miller è personalmente fra i maggiori finanziatori del Royal Chelsea Hospital di Londra.

La motivazione del ricorso che ha segnato oggi una sua prima vittoria "riguarda anzitutto il modo in cui si è deciso di invocare l'articolo 50, cioè per prerogativa", saltando i delicati meccanismi costituzionali e togliendo potere negoziale davanti all'Ue. Il referendum, ha sempre sostenuto l'attivista anti-Brexit "è stato solo consultivo". Ma soprattutto, "se creiamo il precedente che il governo può usare la sua prerogativa per sottrarre alla gente i suoi diritti civili", cioè saltando quello che prevede la costituzione (pur mai codificata), "entriamo in un terreno molto pericoloso".

Per non parlare dei diritti violati di scozzesi e nordirlandesi, che in maggioranza hanno votato per il Remain, "Non possiamo lasciare che questo processo sia preso in mano da bulli", conclude la leader degli europeisti del Regno Unito.

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