Redazione

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Il terrore colpisce al cuore di Tel Aviv e, all'indomani dell'attacco rivendicato da Hamas, il governo israeliano risponde, non solo con la sospensione dei permessi per i palestinesi della Cisgiordania per recarsi a Gerusalemme durante il Ramadan, mese sacro del digiuno per i musulmani, ma rincara inviando altre centinaia di soldati nell'area in cui la divisione Giudea e Samaria (detta West Bank) saranno rafforzate con due altri battaglioni, ciascuno formato da circa 300 uomini.

E mentre accade tutto questo si fa sentire anche il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen che riafferma il respingimento di "tutte le operazioni contro i civili da ogni parte, non importa con quale giustificazione". In un comunicato della presidenza, diffuso dall'agenzia governativa Wafa il giorno dopo l'attacco a Tel Aviv si sottolinea che "la realizzazione di una giusta pace e la creazione di un clima positivo è ciò che porterà ad una diminuzione delle violenze nella regione. Tutti devono astenersi da atti che possano far aumentare la tensione e far ricorso alla violenza".

Solo ieri sera, infatti, quattro israeliani erano stati uccisi a colpi di arma da fuoco da due attentatori palestinesi di circa 20 anni giunti da Atta, un villaggio nei pressi di Hebron in Cisgiordania.

Un attacco - che fa risalire di colpo la tensione in Israele - avvenuto all'interno dell'affollatissimo Mercato di Sarona, centro della movida pieno di ristoranti e negozi aperti fino a tardi, e poi in una via adiacente nei pressi della Cinemateque, teatro di numerosi festival del cinema anche stasera molto frequentato.

Israele aveva subito deciso di sospendere i permessi d'ingresso a 83mila palestinesi durante il mese di Ramadan in corso. "Tutti i permessi, in particolare per le visite di famiglie dalla Giudea-Samaria (Cisgiordania) in Israele, sono congelati", riferiva una nota dell'autorità di governo dei Territori (Cogat). Una decisione che andrà a colpire 83mila palestinesi, ma anche altri 500 residenti di Gaza che hanno ricevuto il permesso di visitare i parenti durante il Ramadan.

L'attacco
Poco prima delle 21 (ora locale), i due palestinesi, dopo essere stati seduti ai tavolini del ristorante-bar Max Brenner, sono entrati in azione aprendo il fuoco sui passanti. Erano, secondo alcuni testimoni, ben vestiti come se fossero stati ad un ricevimento, mentre non ha trovato conferma una prima ricostruzione che fossero travestiti da haredim, ebrei pii.

Dopo i primi spari, uno di loro due ha lasciato l'arma - a quanto pare un fucile automatico Car Gustav - ed è scappato insieme all'altro. Nei pressi della Cinemateque uno dei due è stato colpito da un poliziotto e l'altro è stato arrestato. Sul terreno sono rimasti almeno nove feriti. Tre sono morti all'ospedale Ichilov, come ha riferito il portavoce del nosocomio.

Degli altri, uno è in gravi condizioni. Nello stesso ospedale è stato ricoverato anche uno dei due attentatori. Le forze dell'ordine hanno a lungo presidiato tutta la zona - che tra l'altro è ad un passo dal complesso del ministero della difesa, l'unico situato a Tel Aviv e non a Gerusalemme - nel timore che ci fosse ancora libero un terzo attentatore, ipotesi poi smentita dal portavoce della polizia.

La paura

La gente, mentre sull'area volavano gli elicotteri, è rimasta chiusa tutta il tempo nei ristoranti e nei negozi fin quando le autorita' hanno dato il cessato allarme, dopo aver messo in sicurezza l'intera area.

Il premier Benyamin Netanyahu - appena atterrato da Mosca dopo aver visto il presidente russo Vladimir Putin - si è subito diretto in città per presiedere una riunione di emergenza con lo Shin Bet (il servizio di sicurezza interno), la polizia, l'esercito, e i ministri Gilad Erdan e Avigdor Lieberman. "È stata una notte dura a Tel Aviv, diventata obiettivo del terrorismo. Ma - ha detto il sindaco della citta' Ron Huldai - non cederemo al loro tentativo di rovinare le nostre vite".

I media hanno segnalato scene di giubilo svoltesi ad Hebron da dove i due palestinesi provenivano e Hamas da Gaza ha definito la città palestinese "capitale dell'Intifada di Gerusalemme", come la fazione islamica al potere nella Striscia ha chiamato gli attentati di questi ultimi mesi in Israele e in Cisgiordania. In un tweet, anche questo riportato dai media israeliani, Ismail Haniyeh leader di Hamas ha scritto: "Gloria e saluti agli autori della sparatoria al Mercato di Sarona".  


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