Affitti e cedolare secca, le nuove regole
Affitti e cedolare secca, le nuove regole
Economia

Affitti e cedolare secca, le nuove regole

La tassazione per le locazioni di immobili a canone concordato scende dal 19% al 15%

Nell’ottica di un rilancio delle politiche abitative del nostro Paese, nel breve volgere di qualche settimana sono state emanate dal governo due normative che tenderebbero a favorire la locazione di immobili. L’ultima in ordine di tempo è legata alle nuove regole di imposizione fiscale locale attraverso la Trise, che a differenza di quanto accadeva con l’Imu, penalizza i proprietari di case sfitte. Come noto però si tratta di una disciplina ora all’esame del Parlamento e dunque lungi dall’essere ancora operativa.

TRISE, SE A RIMETTERCI SONO GLI INQUILINI

E’ stata invece già approvato un altro provvedimento che, sempre nelle intenzioni, dovrebbe spingere all’affitto di abitazioni. Stiamo parlando della cosiddetta cedolare secca, la cui nuova disciplina era contenuta nel decreto Imu n. 102 del 31 agosto, convertito definitivamente in legge dal Senato proprio qualche giorno fa. Grazie all’articolo 4 della nuova norma viene ridotta l’aliquota della citata cedolare secca, introdotta dal decreto legislativo n. 23/2011 sul federalismo municipale. Già a partire dall’anno di imposta 2013 dunque, per gli immobili locati a canone concordato, l’aliquota passa dal 19% al 15%. Un significativo vantaggio fiscale del quale dunque potranno approfittare molti proprietari di seconde case sfitte. Per poterlo fare però bisogna tenere conto di una serie di paletti che la legge impone a chi voglia usufruire di questa agevolazione.

TASSE E IMMOBILI, SE LA SECONDA CASA DIVENTA UN LUSSO

Innanzitutto il canone di locazione, che deve essere di entità inferiore a quelli tipici di mercato e che viene fissato a livello locale dalle associazioni territoriali degli inquilini e dai Comuni, a cui, in alcuni casi, si possono aggiungere le associazioni rappresentative dei proprietari immobiliari. Un ulteriore limitazione è data poi dalla durata dei contratti di affitto in questione. Il regime “a canone concordato” prevede, infatti, una durata inferiore rispetto ai contratti ordinari di locazione. È possibile affittare un’abitazione, se a canone concordato, per un periodo iniziale di tre anni, avendo poi la possibilità di un rinnovo, tacito, per altri due.

IMPOSTE LOCALI, ARRIVANO LE DETRAZIONI

Limitazioni a cui però, come detto, corrispondono rilevanti agevolazioni fiscali, tra le quali non bisogna dimenticare, oltre a quella dell’aliquota secca scesa ora al 15%, anche un calcolo dell’Irpef, che è limitata ad un imponibile massimo, per il percepito nell’anno d’imposta dell’inquilino, del 40,5%, insieme ad una ulteriore riduzione dell’imposta di registro del 30%. Infine, è bene ricordare che, nell’ambito di applicazione della disciplina sulla cedolare secca, sono inclusi tutti gli immobili accatastati dalle classi A1 alla A11, ad esclusione quindi della sola classe A10 che si riferisce agli uffici.

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