Laura Della Pasqua

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La parola d'ordine adesso è correre. L'accusa lanciata dal commissario straordinario Vasco Errani - riportata da Panorama sulle lentezze nella ripartenza post terremoto - ha avuto l'effetto di una scarica elettrica. La Protezione civile ha assicurato che i sopralluoghi saranno completati nel giro di un paio di mesi, il che significa che finalmente si dovrebbe avere un quadro completo del fabbisogno di casette nell'area del sisma. Ma questo non vuol dire che i prefabbricati arriveranno subito perché prima vanno fatte le urbanizzazioni.

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Molti, troppi, i problemi ancora da risolvere. Dopo la denuncia di Panorama, contatti frenetici si sono svolti tra la Regione Marche e i Comuni colpiti dal sisma, per fare il punto sulle questioni sospese. Il nodo principale è sempre la ricostruzione. A sei mesi dalla prima scossa, la normativa su questo tema è ancora nebulosa e i sindaci brancolano nel buio. Ora che in base al nuovo decreto possono far partire gli appalti, non hanno uno scenario di riferimento chiaro e temono di vedersi addossata la responsabilità delle lentezze.

Questo mentre i terremotati sono alle prese con due nuovi problemi: l'aumento degli affitti per chi ha scelto l'autonoma sistemazione e l'incertezza futura di avere un tetto sulla testa per chi è stretto nella morsa delle casette che non arrivano e degli albergatori che rivogliono le camere in vista della stagione estiva. A moltiplicare le difficoltà ci si mette pure la solita burocrazia che arriva al punto d'inviare in automatico delle bollette "pazze" che richiedono il pagamento per i consumi di gas ed elettricità nelle case ora crollate.

Ma andiamo con ordine.

A partire dalla ricostruzione, veloce negli annunci e lenta di fatto. I Comuni ora potranno fare le gare di appalto come prevede l'ultimo decreto e com'è stato ribadito dal commissario Errani. Ma sono tanti gli interrogativi che attendono una risposta.

A partire da come devono comportarsi i Comuni con meno di 5 mila abitanti e che sono la maggior parte nelle Marche. In base alla normativa esistente sugli appalti - il decreto legislativo 50/2016 non si possono occupare autonomamente di lavori d'importo superiore ai 40 mila euro. Oltre questo tetto, gli enti devono far parte di una stazione appaltante unica, ovvero unirsi a altri Comuni. Alcuni, soprattutto nell'entroterra maceratese, si sono organizzati attraverso le unioni montane. Ma che cosa accadrà a quelli rimasti fuori da questi circuiti? Ci saranno delle deroghe? Ancora non è chiaro.

Un altro tema da chiarire è quello della ricostruzione pesante, che riguarda edifici crollati in tutto o in parte. In questo caso mancano i parametri di riferimento ed Errani ha annunciato che arriveranno presto. Ma nel frattempo anche la ricostruzione leggera, dove le norme ci sono, è a rischio frenata. Alcuni tecnici comunali segnalano che non sono rari i casi in cui un edificio lesionato ha bisogno sia della ristrutturazione pesante sia di quella leggera. E in questo frangente il professionista, di fronte all'incertezza della normativa, preferisce aspettare per non incorrere nel rischio di vedersi contestata l'opera magari quando è al traguardo.

A monte di tutto, come fattore di rallentamento, c'è sempre il problema dei sopralluoghi non completati. Nell'ultimo aggiornamento della Protezione civile si parla di 116.299 verifiche su edifici pubblici e privati, ma le richieste sono 174 mila. Quindi finché non vengono rilasciate le schede Aedes (Agibilità e danno) e le Fast (Fabbricati per l'agibilità sintetica) sugli immobili lesionati, nessun Comune si prende la responsabilità d'iniziare lavori per i quali potrebbe non avere il rimborso economico perché la procedura non è stata seguita alla lettera.

Da chiarire anche l'iter per la delocalizzazione delle aziende, dato che numerose attività produttive non potranno essere ricostruite lí dov'erano prima del sisma.

Un altro punto interrogativo riguarda i criteri in base ai quali effettuare la microzonazione sismica, presupposto indispensabile per la ricostruzione. Si tratta di un test scientifico del suolo previsto dall'ultimo decreto legge per i Comuni inseriti nel cratere. In pratica, ogni territorio reagisce in modo diverso alle onde sismiche e questo determina lesioni di diversa entità. "Nei terreni sciolti le onde sismiche si trasmettono più piano, quindi la loro ampiezza aumenta e di conseguenza anche i danni" spiega Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto di geofisica e sismologia. Per questo può verificarsi che lungo una strada gli edifici su di un lato siano a rischio crollo, mentre quelli dall'altro continuino a essere agibili.

La microzonazione serve proprio a stabilire se si può ricostruire in quell'area - e in che modo - oppure se è meglio spostarsi. Quindi la promessa dell'ex premier Matteo Renzi - "ricostruiremo dov'era e com'era" - è ancora tutta da verificare. Nel decreto si dice genericamente che gli studi di microzonazione sismica devono essere effettuati, per essere omogenei nelle quattro regioni colpite (Marche, Lazio, Abruzzo e Molise), con il coordinamento scientifico del Cnr, ma i sindaci attendono ancora un'ordinanza per capire come muoversi.

Mancano i dettagli anche per i finanziamenti agevolati alla ricostruzione. I terremotati possono chiedere i fondi necessari alle banche e usare il credito d'imposta per pagare le rate. L'istituto a sua volta può portare il credito in compensazione sul modello F24. E fin qui tutto chiaro, ma ancora non è stato determinato il tetto massimo di spesa e non c'è l'elenco delle banche coinvolte nell'operazione. All'Associazione bancaria italiana (Abi) precisano che è in corso "un coordinamento per rendere noti l'elenco e alcuni aspetti normativi e organizzativi. A breve tutto sarà a regime".

Certamente sarà anche vero, ma così i progetti restano fermi al palo. E intanto per i terremotati continua la via crucis abitativa tra casette che non arrivano e affitti alle stelle, mentre per chi è ospitato in albergo è iniziato il conto alla rovescia per lo spostamento in altre strutture ricettive. Critica è la situazione di chi ha scelto l'autonoma sistemazione, cioè un contributo di 400 euro per i nuclei di una sola persona, 500 per le famiglie di due persone, 700 per quelle da tre, 800 per quelle da quattro e 900 per quelle composte da cinqueo più persone, mentre ci sono 200 euro in più per gli ultra 65enni o un'invalidità superiore al 67 per cento.

La speculazione non risparmia neppure i terremotati, alle prese con canoni spesso quasi raddoppiati. "I proprietari degli appartamenti ora non calcolano l'affitto in base ai metri quadri ma sulla composizione del nucleo familiare" spiega Simonetta Gentili di Tolentino, costretta ad abbandonare l'abitazione dopo il sisma e ora a Porto Recanati in un residence. "Io sono stata fortunata, ma conosco situazioni assurde. Spesso chi ha una seconda casa l'affitta e va a vivere in albergo. E poi ci sono canoni ingiustificabili: a una mia amica hanno chiesto per un piano terra di 40 metri quadri, senza riscaldamento e soltanto con le reti dei letti, 400 euro al mese. Prima del terremoto, in quella zona, per 70 metri quadri se ne pagavano 350".

Invece Daniela Romagnoli, sempre di Tolentino, sottolinea i ritardi dei contributi per l'autonoma sistemazione. "C'è chi da settembre non ha preso un soldo e adesso deve pagare l'affitto di tasca propria". Al sindacato degli inquilini Sunia di Macerata continuano ad arrivare segnalazioni di rincari. "Riceviamo telefonate di terremotati disperati che ci parlano di aumenti degli affitti del 30-50 per cento" conferma la segretaria provinciale Cristiana Tullio. In città, prima del sisma, per 40 metri quadri si pagavano da 350 ai 500 euro al mese, ora si arriva fino a 700 euro. Per questo il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, ha scritto alla Procura della Repubblica di Macerata per denunciare la speculazione sulle locazioni e verificare se ci sono gli estremi di reato contro quei proprietari che, dopo ottobre, hanno considerevolmente aumentato i prezzi degli immobili.

Un fenomeno che colpisce tutta l'area terremotata e che anche il primo cittadino di San Severino Marche, Rosa Piermattei, ha stigmatizzato inviando una segnalazione alla Protezione civile. "Si tratta della legge della domanda e dell'offerta" sottolinea Sandro Tulli, proprietario dell'Albornoz Palace Hotel di Spoleto. "In città la richiesta è alta mentre la disponibilità scarsa, e i prezzi degli appartamenti sono schizzati alle stelle". Ma Tulli solleva anche un altro spinoso problema che presto assillerà i terremotati sfollati sulla costa. Tra maggio e giugno, infatti, gran parte di chi è alloggiato negli alberghi dovrà lasciarli. Gli albergatori hanno chiesto di avere le strutture libere per la stagione estiva. "Io ho 100 camere, ma 30 le metterò a disposizione degli sfollati fino a maggio e giugno. Dopo c'è il Festival dei Due Mondi, un evento di richiamo internazionale, oltre a tanti appuntamenti per l'estate e le prenotazioni cominciano già ad arrivare. Cancellarle vorrebbe dire compromettere l'economia del nostro territorio".

E poi ci sono i tanti episodi di mala burocrazia. Come quello che ha colpito un anziano sfollato di Camerino: costretto a lasciare la sua casa popolare colpita dal sisma, si è visto recapitare dall'ente per gli alloggi popolari una lettera in cui gli si chiedeva di saldare gli affitti arretrati di settembre, ottobre e novembre nonostante lui avesse lasciato l'immobile subito dopo il terremoto di agosto. Invano ha chiamato l'ente per spiegare lo sbaglio. Si è sentito rispondere che prima doveva pagare e soltanto dopo chiedere il rimborso.

Ma i terremotati sono anche alle prese con le bollette "pazze". Marcella di Tolentino ha segnalato a Panorama che nonostante avesse chiuso il contatore del gas della sua casa lesionata, con tanto di sigilli messi da un tecnico, ha ricevuto una bolletta da 250 euro per consumi mai effettuati. La signora si è rivolta alla municipalizzata di Tolentino per avere spiegazioni e la risposta è stata che l'azienda probabilmente non è a conoscenza che la casa si trova nel cratere sismico. Poi è stata invitata a tornare più avanti. Ma dopo il danno è arrivata la beffa. Ora che è in affitto in un'altra abitazione dove non ha la residenza, è costretta a pagare l'elettricità con la tariffa più alta, come se avesse una seconda casa.

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