Studente morto in gita: niente lassativo, niente goliardata

Arrivano i risultati della analisi tossicologiche sul corpo di Domenico Maurantonio. E cadono tutte le ricostruzioni fantasiose su quella notte in albergo

Domenico Maurantonio

Domenico Maurantonio il giovane liceale padovano precipitato da un hotel, a Milano, durante un soggiorno in città organizzato dalla scuola in occasione dell'Expo, Milano 10 maggio 2015 – Credits: Facebook

Carmelo Abbate

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Nel corpo di Domenico Maurantonio non c’erano lassativi. Lo hanno stabilito i consulenti della procura di Milano che hanno effettuato l’analisi tossicologica sul corpo dello studente padovano.

La notizia viene liquidata così, come fosse un particolare da poco, come non avesse implicazioni su tutto quello che è stato scritto sui giornali riguardo alla notte del 9 maggio, quando per cause che rimangono misteriose un ragazzo di 19 anni è morto in seguito alla caduta dal quinto piano di un albergo di Milano.

 

Si andrà avanti con la ricerca della verità, arriveranno altre perizie, altre analisi, altri indizi. Tutto è possibile: che Domenico si sia suicidato, che sia caduto in seguito a una bravata, perfino che sia stato ucciso. Quando arriveranno elementi concreti che portano in una di queste direzioni, allora ne prenderemo atto e ci regoleremo di conseguenza.

Intanto però bisogna essere onesti e chiedere scusa ai compagni di classe di Domenico. Perché quale che sia lo sviluppo delle indagini, una cosa oggi è finalmente certa: quella sera in albergo non c’è stata alcuna goliardata ai danni del ragazzo che poi ha perso la vita.

Tutto ciò che hanno scritto i giornali è letteralmente falso. È falso che i compagni di classe abbiano messo del lassativo nella birra di Domenico. È falso che abbiano chiuso a chiave le porte dei bagni, tanto a costringerlo a defecare in corridoio e alla finestra. Questo passaggio è falso anche perché le porte dei bagni non avevano neppure la chiave. È falso che Domenico fosse una sorta di giocattolo o pupazzo nelle mani dei suoi compagni cattivi.

Peccato che per settimane i giornali ci abbiano scritto e ricamato sopra, spacciando per vere notizie totalmente inventate sulla base di presunte indiscrezioni trapelate dal versante investigativo. Non ci si è fermati neppure dopo la smentita della Questura di Milano.

Ora è ufficiale, non c’è stata alcuna goliardata, le cause della morte di Domenico vanno cercate in altre direzioni. Che non sono la quantità di alcol nell’intestino, più alta di quella presente nel sangue, perché dimostra il fatto che il ragazzo ha bevuto fino a poco prima di morire, ma è perfettamente in linea con il racconto dei compagni che parlano di una bottiglia di liquore alle prugne in camera.

Difficile anche che una risposta arrivi dal dna sotto le unghie, perché in assenza di segni di colluttazione sul corpo non potrà certo essere risolutiva.

Si è parlato tanto dei segni sul braccio di Domenico, la prova di un gioco finito male, di un compagno che lo avrebbe aiutato a salire sulla finestra per defecare e avrebbe provato a trattenerlo quando è caduto. Nulla di tutto ciò, per i consulenti del pubblico ministero di Milano, quei segni sono dei semplici lividi, sopra i quali non è riscontrabile neppure un dna estraneo. Quindi non dicono nulla.

La verità va cercata, fino in fondo. Ma senza calpestare la libertà e la dignità degli altri.

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