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(Ansa)
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Cronaca

È stata l'estate degli incendi ma l'Italia brucia meno del 2021

La siccità prolungata ha creato le condizioni migliori per le fiamme ma ad ettari persi era andata peggio un anno fa

La stagione degli incendi boschivi i è quasi giunta al termine fortunatamente senza grosse conseguenze. Le previsioni di inizio stagione che annunciavano un’estate di fuoco, forse la peggiore degli ultimi 15 anni a causa del caldo torrido e della siccità, sono state smentite. Un dato sorprendente visti i bollettini giornalieri degli incendi che ci hanno accompagnato tutta l’estate. Eppure il numero degli incendi del 2022 non ha subito grosse variazioni rispetto agli altri anni ma la superficie percorsa dal fuoco è stata nettamente inferiore. Infatti i Vigili del Fuoco dal 15 giugno al 15 agosto hanno registrato 54.876 interventi per le operazioni di spegnimento di incendi boschivi mentre nello stesso periodo del 2021 sono stati 56.614.

Secondo i dati del sistema di monitoraggio EFFIS della Commissione Europea (gli unici disponibili in tempo reale), in Italia ad oggi abbiamo avuto 365 incendi che hanno percorso complessivamente 42.569 ettari, in linea quindi con una media annuale degli ultimi 15 anni di 263 incendi l’anno per 53.960 ettari. Niente a che vedere con l’anno scorso, un anno record con 659 incendi per complessivi 150.552 ettari bruciati.

Un fenomeno analizzato da Gherardo Chirici professore di scienze forestali all’Università di Firenze. Secondo Chirici, esperto di monitoraggio forestale e di incendi ormai da 20 anni, la paura che il fuoco potesse causare vittime ha fatto allertare tutta la catena per lo spegnimento che è stata quindi ancor più reattiva nella lotta al fuoco.

«La stagione non premetteva niente di buono per la gravissima siccità e le altissime temperature. Entrambi fattori che rischiano di far propagare gli incendi anche ai centri abitati causando anche vittime. Con ogni probabilità il timore di questa eventualità ha portato a una fortissima attenzione nella catena di monitoraggio e spegnimento. I diversi attori coinvolti hanno quindi investito più risorse e una maggiore attenzione sul territorio, proprio per evitare che questa situazione di potenziale crisi portasse a degli eventi catastrofici. In pratica anche se il numero degli incendi è stato alto, più alto della media degli altri anni, la superficie bruciata è stata relativamente contenuta grazie al veloce intervento degli addetti al controllo del territorio e allo spegnimento. La stagione degli incendi non è ancora terminata, è bene quindi non far calare l’attenzione su questo problema».

A confermare quest’ipotesi Lucio Pirone responsabile della Soup Puglia (sala operativa unificata permanente attività di spegnimento) «Siamo stati incisivi perché abbiamo fatto un’attività congiunta con Calabria e Sicilia chiedendo alla Protezione Civile centrale un’intensificazione delle associazione civili nazionali per potenziare le squadre antincendio».Gli altri anni non c’erano? «No, prima ci occupavamo degli incendi solo con le associazioni regionali, mentre ora con il supporto anche dei volontari delle associazioni nazionali nelle aree a rischio abbiamo fatto un’attività di pattugliamento nel parco Gargano e di Alta Murgia. Questo ha diminuito tantissimo gli incendi (di cui il 70% dolosi) e la superficie percorsa dal fuoco»Quindi siete state più tempestivi nelle operazioni di spegnimento? «Si, siamo riusciti ad intervenire quando il rogo non era ancora incendio boschivo ossia con una fiamma molto intensa, con una squadra sola. In più c’è da dire che la stagione è stata positiva perché in Puglia ha piovuto e non c’è stato un gran vento oltre che a parecchia umidità che per fortuna è sfavorevole agli incendi».

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