Il blitz di Bardonecchia e la crisi Italia-Francia spiegata bene

L'irruzione dei doganieri francesi, gli accordi del 1990 e del 1997, le reazioni dei Ministeri. Il caso che farà discutere

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Agenti della polizia di dogana francese fotografati a Bardonecchia, 31 marzo 2018 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Redazione

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La Francia ha sospeso i controlli alla frontiera di Bardonecchia in attesa che si faccia chiarezza sull'incidente del 30 marzo quando un gruppo di doganieri francesi ha fatto irruzione in una sala della stazione di Bardonecchia assegnata a una ong privata per effettuare il test delle urine a un immigrato regolare fermato sul treno Parigi-Milano e sospettato di traffico di stupefacenti.

A Torino la procura ha aperto un'inchiesta per le ipotesi di reato di abuso in atti di ufficio, concorso in violenza privata, concorso in violazione di domicilio. Il procedimento per ora è a carico di ignoti perché gli agenti francesi non sono stati identificati. Si valuterà anche l'eventuale sussistenza della "perquisizione illegale".

Il procuratore capo Armando Spataro, il magistrato del caso Abu Omar, ha preso l'iniziativa dopo una primo rapporto del Commissariato di Bardonecchia della Polizia di Stato.

La Francia per ora ha risposto difendendo l'operato della sua polizia doganiera e appellandosi a una normativa del 1990 che consentirebbe quanto accaduto.

L'Italia non ci sta e ricorda alla Francia che gli accordi in vigore sono quello di Chambery del 1997, il trattato di Prum del 2005 (ratificato dall'Italia nel 2009) e l'accordo italo-francese del 2012 (esecutivo dal 2015) sulla cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia e considera aperta una crisi diplomatica in tutta la sua potenza, amplificata ancor di più dalla politica in questo momento di passaggio tra il vecchio e il nuovo governo in costituzione.

Cosa è successo

È quasi mezzanotte quando venerdì 30 marzo in una sala della stazione di Bardonecchia dove opera l'ong privata Rainbow4Africa (che offre assistenza agli immigrati che vogliono attraversare il confine verso la Francia rischiando anche la vita per il freddo) un gruppo di doganieri francesi armati irrompe (in malo modo) per effettuare un test delle urine a un nigeriano, immigrato regolare fermato sul treno Parigi-Milano e sospettato di traffico di stupefacenti.

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L'irruzione degli agenti della Dogana Francese nella sala della stazione di Bardonecchia dove opera Rainbow4Africa, 30 marzo 2018 (Credit: ANSA/TWITTER)


"Hanno fatto irruzione. Sono arrivati all'improvviso, armati, e sono entrati. Senza chiedere permesso" ha dichiarato all'Ansa Caterina, una delle volontarie di Rainbow4Africa. "Sono arrivati trascinandosi dietro un ragazzo per fare l'esame dell'urina, pensavano trafficasse droga. Armati, hanno aperto la porta e sono entrati".

Musa, mediatore culturale, racconta così all'Ansa: "Quel giovane veniva da Parigi ed era diretto a Napoli, non stava mica andando in Francia. Tremava, aveva paura". Musa è intervenuto, ha fatto notare agli agenti che non si stavano comportando correttamente. Ha chiesto un po' di rispetto, un po' di umanità, un po' di pazienza. Ma, per tutta risposta, ha ricevuto un secco "taci". "Mi hanno fatto segno di stare zitto, si sono messi il dito sulla bocca. Un gesto scioccante, soprattutto in questo posto".

Cosa dicono gli accordi del 1990 e del 1997

Come ha spiegato all'ANSA Edoardo Greppi, docente di Diritto Internazionale all'Università di Torino, "il diritto internazionale riconosce ogni Paese sovrano sul suo territorio, ma ammette che un altro Paese possa agire su tale territorio previa autorizzazione, cosa che in questo caso non è avvenuto. Cosa strana giacchè le polizie di frontiera hanno rapporti praticamente quotidiani. Ora bisogna capire perché questo è avvenuto, inoltre per un'indagine ad personam minima che non ha portato a nulla".

"Un atto grave", ha subito tuonato la Farnesina dopo che nel pomeriggio aveva convocato l'ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, per esprimergli "la ferma protesta del governo italiano sulla condotta dei doganieri, ritenuta inaccettabile".

A ricevere l'ambasciatore è stato il direttore generale per l'Unione europea, Giuseppe Buccino Grimaldi, che al collega francese ha anche manifestato "il disappunto per l'assenza di risposte alle nostre richieste di spiegazioni".

La Farnesina ha infatti giudicato insufficiente la ricostruzione di quanto avvenuto e fornita dal ministro per l'Azione e i Conti pubblici francese, Gerald Darmanin, con un comunicato: secondo Parigi, i doganieri francesi a Bardonecchia hanno agito legittimamente in territorio italiano, "in virtù di un accordo sugli uffici a controlli nazionali abbinati (Bureau à contrôles nationaux juxtaposés) del 1990, nel rispetto della legge e delle persone".

Una spiegazione considerata "non soddisfacente e inesatta" dal Viminale che starebbe valutando l'opportunità di sospendere le incursioni del personale di polizia e doganieri francesi in Italia.

Secondo il Viminale infatti l'accordo italo francese sulla cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e dogana in vigore è in primis quello sottoscritto a Chambéry il 3 ottobre 1997 e non prevede blitz come quello effettuato ieri a Bardonecchia. Stabilisce infatti che le autorità coordinino azioni comuni delle zone di frontiera "in particolare per lottare contro la delinquenza frontaliera e prevenire le minacce all'Ordine e alla sicurezza pubblica", ma non parla di analisi mediche o accertamenti sanitari.

L'accordo in effetti si concentra essenzialmente sullo scambio di informazioni tra le varie forze di polizia "per una più efficace lotta contro la criminalità, segnatamente del Campo dell'immigrazione clandestina e dei traffici illeciti". Un passo fondamentale, a quanto si legge, è la creazione di due Centri di cooperazione, uno a Ventimiglia in territorio italiano e l'altro a Modane in Francia, dove gli agenti dei due paesi possono lavorare insieme.

Ma se ci si limita al testo, come spiega l'ANSA, e senza collegarlo ad altri documenti accordi o trattati, le operazioni si devono limitare alla "consegna delle persone in situazione irregolare", all'"assistenza del personale impegnato di osservazione ed inseguimento oltre frontiera", al "coordinamento delle misure congiunte di sorveglianza".

Il locale della stazione

Secondo la versione del ministro francese, inoltre, (facendo sempre appello all'accordo del 1990) il locale della stazione di Bardonecchia usato per fare il test delle urine al nigeriano "con il suo consenso scritto", "è a diposizione della dogana francese" e "da qualche mese concesso anche all'associazione di aiuto ai migranti".

Gli agenti avrebbero quindi chiesto la possibilità di accedere al bagno, "cosa che è stata loro accordata". Ma la Farnesina replica che le dogane francesi erano state "messe al corrente" che quei locali della stazione, "precedentemente accessibili ai loro agenti, non lo sono più", proprio perché occupati dall'ong.

Ci sarebbe infatti una mail di un funzionario della Dogana francese scritta il 13 marzo scorso a Rfi nella quale lamenta l'impossibilità da parte degli agenti francesi di potere usare la sala della stazione di Bardonecchia "perché occupata da altra gente". Per questo motivo è stata fissata per il 16 aprile prossimo una riunione tra i prefetti di Torino e di Chambery con all'ordine del giorno anche l'uso dei locali della Stazione di Bardonecchia che nel 2017 sono stati affidati dal Comune alla Ong.

Perché è grave

Qualora venisse accertato che la polizia francese davvero non avrebbe potuto utilizzare quegli spazi per effettuare i suoi controlli si tratterebbe di un'ingerenza in territorio altrui incredibilmente ingiustificata.

Aprirebbe così una grave falla nelle relazioni tra Italia e Francia in una materia così delicata come quella del controllo delle frontiere per l'immigrazione incontrollata ma soprattutto una crepa enorme nella politica europea di collaborazione sul tema. Solo pochi giorni fa lo stesso presidente Emmanuel Macron si era impegnato a rilanciare a gran voce la necessità di un cammino da percorrere insieme, anche, al governo italiano.

Il coro di indignazione della politica italiana è unanime: da Matteo Salvini che chiede di "espellere i diplomatici francesi" promettendo che "i nostri confini ce li controlleremo noi", al Movimento 5 Stelle che parlando di un "fatto grave" sottolinea come sul tema dell'immigrazione "la collaborazione tra partner Ue sia fondamentale", fino al reggente del Pd Maurizio Martina che twitta: "Non è certo così che si fa la nuova Europa".

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