Delitto di Pordenone, perché Ruotolo resta in carcere

Il militare accusato di aver ucciso, un anno fa, Trifone Ragone e Teresa Costanza non verrà scarcerato

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Giosuè Ruotolo in un frame del video girato ai funerali dei fidanzati uccisi a Pordenone

Redazione

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Importante punto a favore dell'accusa nelle indagini per il duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. La decisione del Riesame di Trieste di rigettare l'istanza di scarcerazione di Giosué Ruotolo pone gli investigatori in una posizione di forza e accredita la tesi secondo cui sarebbe stato il militare campano a fare fuoco, nella notte del 17 marzo 2015, fuori dal Palasport, uccidendo Trifone Ragone e Teresa Costanza.

 

La soddisfazione della Procura

Dalla Procura nessun commento ufficiale, ma traspare la soddisfazione nel veder riconosciuta la bontà del lavoro che ha visto impegnate una cinquantina di persone per oltre un anno: personale che sta ultimando le verifiche, ma che non sarebbe sulle tracce di alcun complice, come ventilato da qualche indiscrezione. L'unico elemento su cui i Carabinieri stanno cercando di fare luce è su come Ruotolo possa essere entrato in possesso della pistola Beretta. Circa gli indagati, a parte quelli attuali ci furono soltanto, per qualche giorno nel mese di settembre, i due coinquilini e commilitoni di Ragone e Ruotolo, e un testimone reticente, ancora nelle primissime fasi dell'inchiesta: tutte posizioni archiviate.

I dubbi dell'avvocato

Il legale di Ruotolo, l'avvocato Roberto Rigoni Stern, non demorde ed è persuaso che la strada verso la condanna del proprio assistito sia tutt'altro che in discesa per la Procura, e fa affidamento in primo luogo sulla discrepanza oraria delle telecamere che hanno immortalato l'auto di Giosuè nei minuti in cui si consumava il delitto e in quelli immediatamente successivi, nei quali il killer si liberava della pistola gettandola nel laghetto del parco di San Valentino. Secondo l'avvocato, "Ruotolo non si trovava più nella zona dell'omicidio quando è stato consumato, e lo dimostreranno quelle stesse immagini sulle quali poggiano oggi gran parte delle presunte certezze dell'accusa. Attendiamo comunque le motivazioni del Riesame, entro 45 giorni, prima di decidere se proporre ricorso per Cassazione".

Fine dei domiciliari alla fidanzata

Rinfrancata dall'esito dell'udienza triestina è Rosaria Patrone, fidanzata di Ruotolo, che da stamani non è più costretta ai domiciliari nella propria abitazione di Somma Vesuviana (Napoli). "È una vittoria della verità" ha commentato l'avvocato Costantino Catapano: "abbiamo ristabilito l'ordine naturale delle cose e restituito dignità alla personalità di Rosaria fino a questo momento rappresentata male. Abbiamo invece dimostrato coi fatti e con gli atti processuali che tanto cattiva non è. Non è soprattutto quella sorta di Mata Hari che si voleva rappresentare e il Riesame ha ovviamente rigettato le esigenze cautelari che erano insussistenti. Rosaria è tuttavia contenta a metà: Giosuè continua a essere il suo fidanzato e lei continua ad essere convinta della sua innocenza, anche perché contro di lui ci sono soltanto indizi e non prove schiaccianti".

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