Cronaca

Gli industriali pugliesi: "Il caporalato danneggia anche noi"

I presidenti di Confindustria Puglia e Foggia chiedono più ispettori del lavoro e più controlli

Incidente nel foggiano

a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Una guerra che va combattuta con più ispettori sul lavoro e più controlli nelle aziende agricole della Capitanata. È quello che invocano i presidenti di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, Domenico De Bartolomeo e Gianni Rotice, per sconfiggere la piaga del caporalato.

Più ispezioni contro il caporalato

"Combattere il caporalato si deve perché, oltre ai problemi che genera ai lavoratori sfruttati in agricoltura, crea anche un problema di concorrenza sleale nei confronti delle industrie collegate, come quelle dell'agroalimentare", dice a Labitalia Gianni Rotice, presidente di Confindustria Foggia, a proposito della piaga del caporalato, molto presente nelle campagne della Capitanata.

"Bisogna dire che le Forze dell'Ordine qui sul territorio sono molto presenti", aggiunge Rotice, 47 anni, ingegnere di Manfredonia, patron di un gruppo edile e una lunga esperienza come docente universitario. "Occorrono però più uomini, soprattutto ispettori del lavoro, perché il territorio è vastissimo e le aziende sono tante".
"Il caporalato, poi, è un fenomeno sommerso, ma fino a un certo punto", puntualizza Rotice. "Le aziende che producono i pomodori o dove si raccolgono le olive alla fine si conoscono, si sa quali sono e bisognerebbe monitorarle, per non permettere lo sfruttamento di questa povera gente che viene qui a lavorare per pochi euro”.

Una soluzione: la raccolta meccanizzata 

Molte grandi industrie di lavorazione del pomodoro cercano di comprare da fornitori che effettuano la raccolta meccanizzata. "Certamente questo è uno dei modi per limitare i danni del caporalato perché riduce il numero della manodopera sui campi e inoltre l'agricoltura in generale va verso una sempre maggiore meccanizzazione", afferma Rotice. "Resta, però, da vedere quanto certe aziende agricole siano intenzionate davvero a investire in macchinari, piuttosto che continuare a sfruttare la manodopera a basso costo".

"Penso che da troppo tempo si stanno verificando fatti gravi, tragedie devastanti come quella di Foggia, legate al fenomeno del caporalato. Sono cose che ci colpiscono profondamente, tanto più in un periodo di pausa dal lavoro per molti", rimarca il presidente di Confindustria Puglia, Domenico De Bartolomeo. "Quello del caporalato è un fenomeno che va combattuto e su cui bisogna ora incidere in maniera importante. Non possiamo permetterci più che qualcuno perda la vita per pochi euro al giorno".

Legge Martina e controlli come in edilizia

E sulla legge Martina, De Bartolomeo dice: "Sono convinto che la legge darà frutti importanti, ma intanto la questione va affrontata in maniera risolutiva in tutti i suoi aspetti, dal trasporto dei migranti allo sfruttamento delle persone sui campi". "Premesso che il caporalato in Puglia interessa per lo più l'agricoltura, settore che non rappresento", aggiunge il leader degli industriali pugliesi, "mi viene da fare un raffronto con l'edilizia, altro settore colpito dal fenomeno della intermediazione illegale di manodopera. Nelle costruzioni si fa ormai un'attività molto intensa di controllo ottenendo buoni risultati: la stessa attività andrebbe portata avanti in agricoltura".

"Mi rendo conto che però per fare questo, in un territorio così vasto come quello pugliese e in periodi di tempo così concentrati come quelli della stagione dei pomodori, dell'uva e delle olive, la forza messa in campo deve essere notevole".

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