Asmae Dachan

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La città ducale di Camerino colpita al cuore dal sisma del 26 ottobre oggi vive un incubo senza precedenti. Non ci sono stati crolli significativi, ma sembra tutto appeso a un filo, quasi in attesa di piegarsi alla scossa successiva. Ce ne sono state centinaia e sembra che questo sciame sismico si protrarrà a lungo.

Il centro storico è tutto transennato, è diventato zona rossa, inaccessibile agli abitanti e alle centinaia di studenti provenienti da tutto il mondo, iscritti all’ateneo camerte.

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Il baricentro della cittadella si sposta così nella zona pianeggiante, in via Le Mosse, dove uomini e mezzi dei vigili del fuoco e della Protezione civile, insieme alle forze dell’Ordine sono all’opera sin dalle prime dopo il sisma. La macchina dei soccorsi è ormai perfettamente collaudata. Insieme ai cittadini in attesa di avere indicazioni su cosa fare e sulle tempistiche dei sopralluoghi per verificare l’agibilità delle loro case, ci sono le istituzioni locali.

“La situazione è disastrosa – dichiara l’assessora Antonella Nalli -. Siamo in ansia per il destino degli sfollati e per la situazione di tutti gli edifici del centro e non solo. Al campo di accoglienza abbiamo ospitato 1200 persone, ma è una sistemazione assolutamente precaria e inadeguata. La priorità ora – prosegue Nalli – è trovare immediatamente alloggi dignitosi e adeguati per la popolazione più anziana e per i disabili. In questo momento dobbiamo abbassare le bandiere politiche ed essere uniti”. Intorno all’assessora si stringono molti cittadini. C’è quasi un clima familiare, dove tutti si conoscono e si consolano a vicenda. “Abbiamo avuto paura per i nostri figli – dice piangendo una madre -. Li abbiamo abbracciati, ci siamo nascosti sotto i tavoli e abbiamo pregato che venissero risparmiati. Non ci sono parole per raccontare cosa si prova”.

“Il nostro centro storico è stato totalmente lesionato e al momento non sappiamo quali e quanti edifici potranno essere salvati - dichiara il sindaco camerte Gianluca Pasqui -. Purtroppo anche i quartieri nuovi evidenziano lesioni e per questo abbiamo molti sfollati. Ora dobbiamo dare con urgenza una sistemazione a tutti. Abbiamo la certezza che non ci sono vittime e siamo felici di questo”. Mentre parla, ci sono decine e decine di studenti che aspettano i pullman per allontanarsi da Camerino. Molti di loro sono appena usciti dalla zona rossa, dove erano rientrati con i vigili del fuoco, per riprendere i propri affetti personali, cellulari, cappotti, portafogli.

Il primo cittadino li guarda commosso e aggiunge: “Chi ha radici qui, vuole restare a tutti i costi, ma chi non ha radici, come gli studenti forestieri, ha comprensibilmente voglia di allontanarsi”. Pasqui teme l’abbandono dei giovani, cuore pulsante della città, ma al tempo stesso si dice confortato per il sostegno delle istituzioni nazionali. “In Vasco Errani ho trovato una persona molto vicina e sento la solidarietà dello Stato. Sta arrivando il vice ministro Riccardo Nencini”. L’atmosfera è di dolore e tensione, ma l’atteggiamento è quello di gente ferma e resiliente: “Il popolo marchigiano è abituato a ripartire dopo ogni difficoltà e tragedia. La nostra regione è il modello dell’economia italiana che diventa grande grazie all’ingegno e al lavoro delle piccole realtà e che sa sempre come ripartire”.

II via vai di persone continua incessante. Un anziano esce dall’alloggio e chiede dove sia la sua casa, ma viene subito preso sotto braccio da un volontario che lo riporta al caldo. L’aria è quella fredda dei Sibillini. Il paesaggio tutto intorno è incantevole e tragico allo stesso tempo. Grazie ai vigili del fuoco raggiungiamo la zona rossa. Le vie solitamente piene di turisti e studenti sono deserte. Si vedono calcinacci ovunque, crepe evidenti sui muri.

A gruppi di due gli abitanti del centro, ma soprattutto gli studenti che abitano le antiche viuzze nella zona universitaria, vengono accompagnati dai soccorritori per prendere il necessario prima di partire. Nessuno ha certezza di dove andare. “Tornare a casa, via di qui” dice qualcuno, “cercare un nuovo alloggio, lontano dalla zona danneggiata, ma riprendere al più presto gli studi”, dicono altri. Tra i giovani c’è Tommaso, che proprio la mattina del 26 si è laureato e vorrebbe iniziare il dottorato; c’è Irene che abbraccia la sua coinquilina e piange.

Vicino agli studenti, quasi come un padre affettuoso, il rettore di Unicam, Flavio Corradini, esce dalla zona off limits, dove ha appena fatto un sopralluogo per verificare l’agibilità delle diverse sedi dell’ateneo.In una piazza Cavour tristemente deserta Corradini assicura che gli studenti non saranno lasciati soli e che saranno individuate le sedi ideali, agibili e sicure, per far riprendere subito i corsi. Di fronte al rettore il Palazzo Ducale, un fiore all’occhiello della città, si presenta ferito, come è ferita la chiesa con la sua porta santa, ma la città non si piega. 

Tornando a valle incontriamo Don Marco, il parroco della Chiesa di San Venanzio. “Nella mia zona, nella parte bassa della città, ci sono alcuni crolli che hanno interessato palazzi antichi. Per quanto riguarda le chiese, ci sono danni, ma non gravissimi. In centro la chiesa di Santa Maria in Via è gravemente danneggiata, con il campanile distrutto; anche la cattedrale ha subito danni importanti. Siamo in una situazione di assoluta emergenza, la terra continua a tremare, ma adesso la priorità per noi è stare vicino a chi ha bisogno di conforto. Poi, per i luoghi di culto e preghiera, vedremo. Nostro Signore ci ha raccomandato di pregare con sincerità di cuore, anche se non abbiamo una casa in cui farlo, possiamo stare ugualmente insieme”.

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