Sarà Argentina contro Spagna, i campioni del Sudamerica contro quelli d’Europa. Leo Messi contro Lamine Yamal, il passato e il futuro seduti insieme al tavolo che consegnerà a uno dei due il Mondiale che per l’Albiceleste potrebbe essere il secondo consecutivo e per le Furie Rosse il secondo della storia. Una finale pazzesca, disegnata da una notte che l’Argentina difficilmente dimenticherà e che per emozioni avvicina quella della Mano de Dios di quarant’anni fa all’Atzeca di Città del Messico.
Il nome inciso nella storia è quello di Lautaro Martinez, tenuto in panchina per ottanta minuti da Scaloni e lanciato nella mischia quando i suoi compagni stavano producendo il massimo sforzo per ribaltare l’Inghilterra avanti da inizio ripresa grazie a Gordon ma progressivamente collassata davanti alla linea della porta di Pickford. Per quanti notti gli inglesi faticheranno a prendere sonno pensando all’occasione buttata via? In vantaggio contro un avversario schiumante rabbia ma anche estremamente sfortunato, con la prospettiva di dover gestire ancora una manciata di minuti nel proprio fortino per poi volare a New York.
L’Argentina ha riscritto il finale della storia in 600 secondi, quelli intercorsi tra la saetta di Enzo Fernandez e il colpo di testa di Lautaro Martinez. Entrambi su assist di Leo Messi che a New York ha la possibilità di superare Maradona nel conto dei mondiali e chissà, forse, prendersi un pezzetto in più nel cuore del popolo argentino. Il Toro interista ha pianto dopo aver incornato Pickford: “E’ incredibile. Ho sempre sognato di segnare questo gol, da quando mio padre mi ha comprato un paio di scarpini. Mi sto godendo tutto questo, mi sto godendo la vita”. La rete più importante della carriera e il meglio deve ancora venire.
Perché l’Argentina ha vinto e l’Inghilterra perso? Perché al di là dell’urgenza di rimontare la rete di Gordon, la verità è che la nazionale di Scaloni ha fatto la partita dura e selvaggia che voleva nel primo tempo per poi, nella ripresa, spargere in campo ardore e tecnica in quantità industriali. Non c’è nulla di casuale nella vittoria e, forse, nemmeno nel fatto di essere sopravvissuta già a Capo Verde ed Egitto e alle sofferenze patite con la Svizzera.
E’ come se Messi e compagni fossero in missione per chiudere il cerchio di una storia meravigliosa. Nella finale, però, il livello si alzerà ulteriormente perché la Spagna di de la Fuente ha dimostrato di essere la realtà meglio organizzata di tutto il Mondiale con ancora in tasca il jolly da giocare. Si chiama Lamine Yamal, fin qui il suo Mondiale è stato di recupero e sacrificio: domenica giocherà per sfilare a re Messi la corona.
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