Pronto nuovamente per giocare. Dopo la straordinaria vittoria a Wimbledon, Jannik Sinner ha fatto tappa a Torino, dove si è sottoposto a una visita di routine al J Medical, il famoso centro dedicato alla medicina sportiva.
Il controllo mirava ad accertarsi delle sue condizioni dopo due settimane particolarmente intense ai Championships. A verificare che fosse rigenerato per affrontare al meglio il cemento americano: in particolare gli Us Open, ultimo (agognato) Slam della stagione.
Sinner e il difficile rapporto con il caldo
Si sa che Sinner e il caldo sono nemici giurati l’uno dell’altro. E, dopo il malore a Parigi, l’altoatesino sperava senza dubbio che a Londra il clima fosse più mite, più tipicamente inglese. Invece, Wimbledon ha sfoderato un caldo ben oltre la media, che ha costretto il numero uno del mondo a una costante idratazione e a un’oculata gestione dell’energia per essere al massimo delle forze in partita.
A quanto pare, Jannik si è adattato molto bene, crescendo un incontro dopo l’altro fino alle due prestazioni maiuscole in semifinale e finale, rispettivamente contro Novak Djokovic e Alexander Zverev. La buona condizione fisica è stata confermata dal controllo al J Medical. Ma ora, appurato che si può continuare a giocare con tranquillità, è il momento di riposare fisicamente e mentalmente. Almeno per qualche giorno. Poi, di nuovo in campo per la stagione sul cemento: prima i Master 1000 di Toronto e Cincinnati (Sinner quest’anno ne ha vinti cinque e potrebbe puntare a fare un en plein con tutti e nove); poi, gli Us Open.
Perché Cahill è così importante per Sinner
Ça va sans dire: non esisterebbe Sinner, senza tutto il gruppo dietro le quinte, dai preparatori atletici alla famiglia. E non sarebbe la stessa cosa senza un supercoach come Darren Cahill, artefice di tutti i principali successi tennistici dell’azzurro. Per questo, viene difficile pensare a un divorzio fra i due dopo un matrimonio felice che dura da ben quattro anni.
Le avvisaglie di una separazione, a ogni modo, esistono già da diverso tempo. A inizio 2025, infatti, Jannik aveva annunciato che quello sarebbe stato per Cahill l’ultimo anno al suo fianco. Una specie di Mr. Wolf, quest’ultimo, un uomo che risolve i problemi più irrisolvibili e che rimette le cose in ordine nei momenti più complicati. Una garanzia di equilibrio e tranquillità.
Per questo, Sinner lo ha sempre voluto tenere, così come il suo allenatore Simone Vagnozzi. Avevano fatto una scommessa, Jannik e Darren. Se avesse vinto Wimbledon 2025, la decisione sarebbe stata del giocatore stesso. Nel corso del torneo, l’azzurro avanza, turno dopo turno. E arriva in finale, dove si sbarazza del rivale Carlos Alcaraz in quattro set. Scommessa vinta. Arriva il momento della decisione. Cahill confermato, non si tocca. Ma ora, nel 2026, si ripresenta la stessa situazione.
In che modo potrebbe rimanere Cahill
Cosa potrebbe convincere l’australiano a restare ancora un anno? La vittoria agli Us Open? Difficile, c’è già stata nel 2024. Al contrario, l’ambizione necessaria per tenere il supercoach al proprio fianco potrebbe essere ciò che ancora manca, ciò che grida vendetta. Il Roland Garros. Sfiorato lo scorso anno, quando Sinner è stato sconfitto in rimonta da Alcaraz in finale; mancato quest’anno, dove il numero uno del mondo è stato fermato al secondo turno da un malore.
A maggio, prima della vittoria agli Internazionali di Roma, Cahill aveva confessato che sarebbe rimasto certamente fino al termine della stagione, per decidere poi cosa fare. Questa volta, nessuna scommessa, come ha confermato dopo il recente trionfo a Londra: «L’anno scorso ho cambiato idea, questa volta vedremo».
In quell’occasione, aveva manifestato, inoltre, il profondo legame con Sinner: «Jannik sa di avere una buona squadra, un team unito, in cui tutti sanno cosa fare per aiutarlo ad arrivare dove vuole. E allora lui può rilassarsi, andare in campo e giocare al massimo. Questo rende una squadra forte. Quindi il mio ruolo è soprattutto mantenere tutti connessi, una sorta di direttore del coaching, mentre il lavoro pratico in campo lo fa Simone. È un ruolo diverso per me, ma che sto davvero apprezzando. Mi sto divertendo molto. E ricordate anche che io sono un outsider entrato in un team italiano». Parole che rendono ancora più surreale immaginare un’armata sinneriana senza Cahill.
