"Non significa nulla se non ci metti quello swing", affermava Duke Ellington in uno dei suoi standard più amati e longevi. E lo swing di certo non manca a Fabrizio Bosso, uno dei migliori trombettisti a livello internazionale, che ieri sera ha conquistato una Piazza Castello gremita di pubblico nel suo omaggio al grande compositore e direttore d'orchestra americano, proprio nel giorno del suo compleanno (Duke è nato a Washington il 29 aprile 1899).

L'album Duke, pubblicato lo scorso anno per la prestigiosa etichetta Verve, rappresenta uno dei vertici della ricca produzione discografica di Bosso, grazie anche ai magnifici arrangiamenti orchestrali di Paolo Silvestri, che avevamo apprezzato anche nel tributo alle iconiche colonne sonore di Nino Rota. Qui si ripete il felice connubio dell'orchestra di fiati con la tromba policroma di Bosso, impetuosa come un torrente che rompe gli argini o delicata come una brezza mattutina a seconda del mood del brano, ma sempre incredibilmente espressiva.

Dalle atmosfere sofisticate delle big band di I Let A Song Go Out Of My Heart ai ritmi travolgenti di Caravan e Perdido, passando per le versioni da brividi dei capolavori In A Sentimental Mood e Solitude, fino alla tiratissima I Don’t Mean A Thing (If It Aint’t Got That Swing) eseguita con il sestetto, il concerto è stato una festa in musica che ha coinvolto un pubblico attento e variegato.

Uno dei punti qualificanti di un festival inclusivo e diffuso come il Torino Jazz Festival, secondo una precisa volontà del direttore artistico Stefano Zenni, è quello di offrire gratuitamente la maggior parte degli eventi, accostando anche la generazione dei millenians ai tesori del jazz, troppo spesso celati in club angusti e chiusi ai non addetti ai lavori.

Ci ha colpito favorevolemente, al concerto di ieri sera, una nutrita rappresentanza di adolescenti e di ventenni che, lasciati temporaneamente i teen idols nelle loro onnipresenti cuffie, hanno gustato le melodie senza tempo, il ritmo elastico e le felici intuizioni melodiche dei classici di Duke Ellington, arrichiti dalla tecnica e dall'estro dell'affiatato quartetto di Bosso. Una macchina perfettamente oliata ed efficiente, con Julian Oliver Mazariello al pianoforte, Luca Alemanno al contrabasso e Nicola Angelucci alla batteria, abili nel contrappuntare e nel supportare il feeling della tromba di Bosso.

Il concerto si è chiuso con una inaspettata sortita sotto al palco da parte dei fiati, con il trombettista torinese a guidare una scanzonata marching band sulle note dell'evergreen gospel When the saints go marchin' in, accolta con divertito stupore da parte del pubblico, che ha tributato applausi scroscianti alla performance.

Oggi è in programma la penultima giornata del Torino Jazz Festival, che coincide con la Giornata Internazionale del Jazz, indetta dall' UNESCO e giunta ormai alla sua quinta edizione.

Per l'occasione riprende il programma del TJF Fringe, che invade per la prima volta il Quatrilatero Romano con una vera e proprio maratona di performance, concerti, suoni ed esibizioni che porteranno la musica “targata Fringe”. Il centro multiculturale di Torino ospiterà marching bands ed ensemble, danze e coreografie, jazz e contaminazioni in 16 location, tra piazze e locali, per ben 22 concerti e oltre 50 musicisti, in una giornata intrisa di rituali meticci e festa all’insegna del jazz e della musica del mondo.

Un evento da non perdere, oggi pomeriggio alle ore 18 presso il Cinema Massimo di Torino, sarà la sonorizzazione dal vivo in prima assoluta europea del film Birdman, diretto da Alejandro Iñárritu, vincitore di quattro premi Oscar e due Golden Globe, con la ossessiva, magnifica colonna sonora scritta e interpretata live da Antonio Sánchez, unanimemente considerato uno dei più importanti percussionisti viventi.

Il film è concepito come un unico piano sequenza, con scene ininterrotte in cui lo spettatore è condotto per corridoi, palcoscenico, camerini, senza pausa. Un magnifico Michael Keaton veste i panni di Riggan Thomson, attore in declino diventato famoso per essere stato il supereroe Birdman di una serie di film di successo. Non più giovane, vuole rilanciare la sua carriera e dimostrare agli altri e a se stesso che il suo talento va oltre il costume da Uomo uccello. Per questo allestisce uno spettacolo a Broadway. Ma il suo io, la voce cavernosa e suadente del suo Birdman, lo perseguita, lo distrae, lo lusinga, lo porta lontano dalla realtà.Mentre la sera della prima si avvicina, tutto sembra precipitare verso la rovina.

Dopo i successi di 21 grammi e Babel, il regista messicano Alejandro Iñárritu ci regala una commedia graffiante e irriverente che testimonia in presa diretta il viaggio interiore del protagonista, una battaglia tra l'immagine che abbiamo di noi stessi e quello che veramente siamo, tra dover essere ed essere. Una sfida con cui facciamo i conti ogni giorno.

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