Gabriele Antonucci

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I luoghi comuni sono sempre i più affollati e uno dei luoghi comuni più errati della critica musicale è che gli anni Ottanta siano completamente da buttare. Forse ci si dimentica che in quel periodo si sono affermate band come U2, The Cure, The Smiths, R.E.M e Talking Heads o che hanno raggiunto il loro apice stelle della musica black quali Michael Jackson e Prince.

Anche le cosiddette boy band di quegli anni, come i Duran Duran e gli Spandau Ballet, sono state in grado di scrivere canzoni indimenticabili, pensiamo ad esempio a Save a prayer e a Through the barricades, che oggi farebbero la fortuna dei loro imberbi successori.

Chi si rifà a quelle sonorità sono i Thegiornalisti, trio romano attivo dal 2009 che ha conosciuto un grande successo con il nuovo album Completamente sold out, tra i più venduti in Italia, in cui convivono felicemente ironia e malinconia, come rivela il primo, fortunato singolo Completamente. Un successo che li porterà a suonare il 9 maggio del 2017 al Palalottomatica di Roma e l'11 maggio al Mediolanum Forum di Milano per due concerti-evento. I biglietti saranno disponibili su ticketone.it dalle ore 10 di mercoledì 14 dicembre, in tutti i punti vendita TicketOne e nelle altre rivendite autorizzate dalle ore 10 di sabato 17 dicembre. Abbiamo intervistato il frontman Tommaso Paradiso per conoscerli più da vicino.

Tommaso, è vero che volevi intitolare l'album a Cristiano Ronaldo?

"Sì, perchè sono pazzo di lui,è il prototipo dell'esempio da seguire, in cui il talento è coadiuvato dalla coerenza e dalla costanza negli allenamenti. L'ho visto sempre molto disponibile, attento ai bambini e a chi soffre. Intitolarlo a lui era un'idea papabile, poi il titolo è virato su Completamente sold out, che è più "thegiornalistico".

Nel titolo Completamente sold out, formato dei nomi dei primi due brani del disco, c'è un messaggio recondito? Forse il fatto che quasi tutti i concerti vengano dichiarati sold out, anche quando non lo sono realmente, vi ha ispirato?

"Il titolo ha due nature, la prima è il nostro tipico umorismo, che sembra voglia provocare, dall'altro nasconde anche il nostro lato dark, perchè il brano Sold out racconta un funerale, è molto autoironico. Non saprei se le organizzazioni dei concerti ci "giocano" sul sold out, io credo che, quando viene dichiarato, sia reale, non penso che nessuno rinunci intenzionalmente a vendere dei biglietti".

Nel 2015 hai scritto la musica di Luca lo stesso, portata al successo da Luca Carboni: potrebbero esserci altre collaborazioni in vista con lui? Con quali altri artisti vi piacerebbe lavorare?

"Non escludo che possa esserci qualche collaborazione in futuro con Luca, di cui sono un grande ammiratore. Lavorare con Vasco per me sarebbe un sogno, mentre nel frattempo ho scritto brani per altri importanti artisti italiani, ma ora non posso dire nulla, se no la Universal mi licenzia"

Voi siete un gruppo romano attivo dal 2009. Come vedete la scena musicale romana di oggi?

"E' difficile analizzarla, quando ci sei dentro, magari tra dieci anni il 2016 verrà ricordato come una grande annata per gli artisti romani. Indubbiamente qualcosa è stata fatta, oggi si parla anche nei network nazionali della scena romana, il pubblico si è ampliato tantissimo, è tutto più bello e sono caduti molti degli steccati tra indie e mainstream".

Ho letto un commento su Youtube, sotto il video di Completamente, che mi ha fatto sorridere: "Il video riesce a mescolare Spike Jonze, Nanni Moretti e Jerry Calà?". Che ne pensi?

"Non li leggo da tanto tempo i commenti perchè molti sono di persone che ti prendono in giro o che ti attaccano deliberatamente. Noi non avremmo mai fatto un video così anni Ottanta, già siamo collocati in quel decennio da un punto di vista musicale, è stata un'idea dei registi che ha funzionato benissimo. Abbiamo solo interpretato dei ruoli, se se ci vedi dal vivo noi siamo l'opposto, sembriamo dei rapper. Se ci pensi quel commento rispecchia al 100% quello che i Thegiornalisti vogliono fare: rendere giustizia a due anime diverse, ma tutte e due poetiche, quella trash, più comedy e spaghetti, alla Jerry Calà e Vanzina e quella più malinconica, forte, francese, direi quasi intellettuale, anche se io odio gli intellettuali".

Come mai odi gli intellettuali?

"Perche sono storicizzati dentro: ascoltano musica al massimo del 1968, rigorosamente in vinile, se vedono un paio di Nike gli prende un infarto, per loro vanno bene solo le giacche di velluto. Tutto fa schifo, la modenità fa schifo e non si può mai progredire verso qualcosa di meglio".

Hai descritto il vostro genere come pop: perchè il pop, neanche quando è fatto bene, viene considerato dalla critica come meriterebbe?

"E' la maledettissima anima critica della persone, che Facebook e Twitter ha esacerbato: andare sempre a cercare il pelo nell'uovo, criticare sempre e comunque. L'album parla proprio di questo: nessuno si lascia più andare, senza stare con l'occhio dell'intelligenza spalancato: se io mi trovo a una serata revival e mi mettono Billie Jean di Michael Jackson, io mi metto a ballare come un pazzo, non me ne frega niente degli altri. Vorrei un mondo fatto più di pancia e di emozioni che di cervello".

Nei vostri brani convivono perfettamente l'anima elettronica e quella nostalgica, un po' come nell'estetica dei New Order e dei Depeche Mode . Gli anni Ottanta, allora, non erano tutti da buttare?

"Gli anni Ottanta sono stati il decennio più bello della musica. Il mio genere preferito è il dream pop e gli anni Ottanta hanno spazzato via la pesantezza dei suoni anni Settanta, con gli accordoni di chitarra e con gli Hammond. I Beatles li ho amati e li amo anche adesso, ma, un po' come i Pink Floyd, li vedo legati di più alla mia adolescenza, quando non sopportavo il suono delle tastiere. Se fai questo mestiere devi trovare una strada diversa, la leggerezza della musica anni Ottanta mi fa volare, è meno articolata e più diritta".

Che cosa dobbiamo aspettarci dal vostro primo tour da big?

"E' cambiata la band,con l'aggiunta di due nuove elementi, adesso c'è una struttura enorme che ci segue, mentre prima facevamo tutto da soli. Mi sento coccolato, adesso viaggio con il mio mixer e con le mie luci, la qualità audio sul palco è eccezionale: sembra di stare a un concerto vero. Suoneremo circa un'ora e quaranta, perché sono un grande sostenitore dei concerti brevi, a me fanno godere di più. Pensa ai Coldplay: un'ora e mezza di sole hit, 3-4 canzoni a disco, e godi come un maiale".

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