Gabriele Antonucci

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"La grande musica e le grandi melodie sono immortali. Le culture cambiano, le mode cambiano, cambiano gli usi e i costumi, ma la grande musica è immortale. La grande musica è come una grandiosa scultura o un fantastico dipinto: resta in eterno".

Questa bellissima frase di Michael Jackson, morto il 25 giugno 2009, suona davvero profetica: a nove anni dalla sua scomparsa, la sua musica è ancora fresca, attuale, immortale.

La conferma arriva indirettamente dalla notizia che la Columbia Live Stage, insieme alla Michael Jackson Estate, ha annunciato l'arrivo di uno spettacolo sul Re del Pop a Broadway, nel cuore di New York.

Il debutto del musical, accompagnato da un libro, scritto dal premio Pulitzer Lynn Nottage, e da una colonna sonora con le maggiori hit di Michael Jackson, è previsto nel 2020.

Confidiamo in un'operazione discografica migliore di quella, davvero trascurabile, del recente Scream, una raccolta confusa e bizzarra, con tredici brani, più il mash-up Blood on the Dance Floor x Dangerous dei The White Panda, che copre ventuno anni di carriera del Re del Pop, da This place hotel con i fratelli The Jacksons del 1980 fino a Threatened del 2001, tenuti insieme dal tema Halloween.

Un album che ha scontentato sia i fan storici di Michael Jackson, molti dei quali rifiutano a prescindere qualsiasi prodotto postumo del re del Pop, sia i "novizi", poiché esistono già diverse raccolte, migliori sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, della sua musica.

Le ultime ore di vita

Sono ancora avvolte nel mistero le ultime ore di vita di Michael Jackson, morto il 25 giugno 2009, atteso nell’estate di 9 anni da 50 date dello suo pirotecnico show di addio This is it all’Arena O2 di Londra, andate sold out in pochi minuti, le cui prove sono state immortalate nel film This is it.

Michael Jackson non era in forma e non sarebbe stato in grado in grado di reggere fisicamente una tournée così impegnativa, con tante date ravvicinate (che originariamente dovevano essere solo 10), per questo la potente multinazionale AEG Live, organizzatrice del This Is It, aveva messo sotto contratto un cardiologo texano, il Dott. Conrad Murray che, per 150.000 dollari al mese, doveva assistere e monitorare il Re del Pop 24 ore su 24.

Dopo le prove allo Staples Center del 24 giugno, Michael tornò a mezzanotte nella sua villa affittata al 100 di North Carolwood Drive, nel cuore di Holmby Hills. Il giorno dopo, a mezzogiorno, l’artista si sentì male: inutili i tentativi di massaggio cardiaco da parte di Murray. I bodyguard di Michael Jackson chiamarono con colpevole ritardo l’ambulanza, che arriverà mezz’ora dopo, quando ormai era troppo tardi.

Dall’autopsia emerse che Murray, per aiutare il cantante a dormire, gli somministrò incautamente un mix letale di farmaci, tra cui l’ansiolitico Lorazepam e il potente anestetico Propofol usato per sedare i pazienti nelle operazioni chirurgiche.

Il 7 novembre 2011 il Tribunale di Los Angeles ha condannato Conrad Murray per omicidio colposo a quattro anni di reclusione, ridotti a due per sovraffollamento delle carceri californiane.

La madre di Michael e i suoi tre figli, non soddisfatti dalla sentenza troppo morbida, hanno fatto causa alla AEG Live ritenuta, secondo loro, la vera responsabile della morte del cantante.

L'intatta attualità della sua musica

Dal tragico evento sono passati nove anni, un lasso di tempo che non ha offuscato minimamente la memoria dell’artista, ancora oggi il più influente per il sound degli artisti r&b di oggi (Bruno Mars, The Weeknd, Justin Timberlake, Ne-Yo, Chris Brown).

L'ex-Jackson Five è stato il più grande performer di tutti i tempi, l’unico in grado di eccellere nel canto come nel ballo.

Ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare degli ultimi quarant’anni, percorrendo strade artistiche che nessuno aveva mai intrapreso, trasformando i video in veri e propri film, innalzando il pop a forma d’arte a tutti gli effetti.

Il suoi passi vengono insegnati nelle scuole di danza moderna, i suoi album vendono ancora migliaia di copie e ogni anno il numero dei suoi fan cresce in modo esponenziale.

Il 17 febbraio del 2017 Thriller, l’album più venduto nella storia con 100 milioni di copie, è stato ufficializzato dalla Recording Industry Association of America (RIAA) come  vincitore di 33 dischi di platino in Usa che, tradotto in termini numerici, equivale  a 33 milioni di copie vendute: un risultato mai raggiunto da nessun altro artista negli Stati Uniti.

Una voce inconfondibile

Mentre grandi artisti come Bob Dylan e Bruce Springsteen hanno raccontato con verità e con poesia ciò che accadeva nel mondo, Jackson si è spinto oltre: ha creato un nuovo mondo, accessibile e misterioso, solare e cupo al tempo stesso, in cui i confini del reale sono notevolmente dilatati.

La sua discografia è attraversata da alcuni temi ricorrenti come la pace, la speranza, la difesa della natura e la fratellanza tra i popoli.

Si tende a non prestare mai abbastanza attenzione alla straordinarietà della sua voce: Jackson è stato un acuto tenore con un'estensione di 3 ottave e mezza, che passava dal Mi basso al Sol e dal La bemolle al Do acuto. Molte persone pensano si tratti di falsetto, ma non lo è, il che è, vocalmente, un fatto più unico che raro.

Vediamo insieme, per celebrare i 9 anni dalla sua scomparsa, quelli che, a nostro parere, sono i 5 album migliori della sua ricca discografia.

1) Off the wall (1979)

Pochi dischi hanno caratterizzato fortemente un’epoca come Off the wall, primo album solista “adulto” di Michael Jackson e da molti considerato il suo miglior lavoro dal punto di vista musicale, che ha segnato il passaggio da bambino prodigio dei Jackson Five ad artista di livello mondiale, grazie anche all’eccellente produzione dell’esperto Quincy Jones. Don’t stop ‘til you get enough è stato il suo primo suo brano solista a vincere un Grammy Award. L’introduzione parlata, il basso appena accennato, il  grido liberatorio che apre le danze è uno degli incipit più memorabili della storia del pop. La canzone è un trionfo di archi, sassofoni, flauti, chitarre e percussioni come non si erano mai sentiti nella disco music commerciale che dominava le classifiche del 1979. Non sono da meno la scintillante mid tempo Rock with you e le trascinanti Working day and night, Get on the floor e Burn this disco out, tre gemme disco-funk in grado di rivitalizzare qualsiasi festa anche oggi. “Furono le ballate a rendere Off the wall un album di Michael Jackson -dichiarò il cantante- Avevo già inciso ballate insieme ai miei fratelli, ma loro non ne erano mai stati troppo entusiasti e le avevano realizzate più come una concessione a me che altro”. L’ascolto di She’s out of my life, una torch song di straordinaria intensità emotiva, è vivamente sconsigliato se siete stati appena stati lasciati/e dal vostro partner.

2) Thriller (1982)

Thriller di Michael Jackson non è stato semplicemente un disco, ma un fenomeno culturale così radicato nell’immaginario collettivo da non avere altri termini di paragone, con oltre 100 milioni di copie vendute, record assoluto di tutti i tempi. Thriller ha coniugato in modo assolutamente originale funk, rock, soul, r&b e gospel, dando vita a un mix di atmosfere e di colori del tutto inedito. La title track, accompagnata da un video che è un vero e proprio cortometraggio di John Landis, suona epica e drammatica allo stesso tempo, sorretta da un basso persistente, da una solida chitarra funky e da spettrali tastiere. Se c’è una canzone che rappresenta tutte le doti, le contraddizioni e la genialità di Michael Jackson, quella è Billie Jean. Il brano venne eseguito per la prima volta in pubblico il 25 marzo 1983 al Pasadena Civic Auditorium, in occasione dei 25 anni della storica etichetta Motown, la più importante della storia della musica nera. Durante l’evento Jackson eseguì per la prima volta il leggendario moonwalk, il passo della luna. Il giro di basso è uno dei più famosi di sempre insieme ad Another one bites the dust e Staying alive. Gli steccati tra rock bianco e musica nera sono definitivamente caduti grazie a  Beat it, che rende riduttiva la definizione di Re del Pop per un artista ricco di influenze musicali eterogenee. C’è chi lo definì “rock nero”, altri “dance metal”. Tutti sono concordi nel trovarlo un capolavoro, che ha aperto strade fino ad allora inimmaginabili per il pop. Il riff di chitarra, unito all’indimenticabile assolo di Eddie Van Halen, rendono Beat it il brano di Jackson più amato dagli appassionati di rock. Impossibile cercare, tra i 9 brani di Thriller, una canzone trascurabile o poco ispirata: non c’è.

3) Dangerous (1991)

Dangerous, pubblicato il 26 novembre 1991, suona ancora incredibilmente fresco e attuale, come se fosse stato scritto oggi. Un disco che, grazie anche al giovane produttore Teddy Riley, ha mostrato le infinite possibilità espressive del pop, rendendo sonorità d'avanguardia alla portata di tutti grazie allo straordinario gusto melodico del Re del Pop. Un album-kolossal di 77 minuti per 14 canzoni, il primo realizzato senza Quincy Jones dopo i tre capolavori Off the wall, Thriller e Bad, che spazia dal pop al rock, dall'hip hop al gospel, dal new jack swing all'r&b più raffinato. Dangerous è stato anticipato da Black or White, il suo singolo di maggior successo dopo Billie Jean, la cui premiere video è stata vista in diretta da 550 milioni di spettatori in tutto il mondo, un irresistibile inno alla pace e alla fratellanza universale, impreziosito dalla chitarra di Slash, il cui messaggio è ancora attualissimo: "Non importa se sei bianco o nero". All’inizio degli anni Novanta l’hip hop era uscito dai ghetti degradati, così Jackson, da artista sempre attento alle novità, si è aperto alle atmosfere urban con il primo singolo Jam, nel quale duetta con il rapper Heavie D. Si stima che Dangerous abbia venduto circa 35 milioni di copie, il terzo miglior risultato di Jackson dopo l'irraggiungibile Thriller e il fortunato Bad, rendendolo l'album di new jack swing più venduto di sempre. Merito anche dell'iconica copertina realizzata dal pittore surrealista Mark Ryden, una delle più ricche di simboli dai tempi di Sgt. Pepper's dei Beatles, quasi un circo metafisico che invita gli ascoltatori ad assistere "al più grande spettacolo del mondo".

4) Bad (1987)

Michael voleva che Bad fosse un album più duro e audace di Thriller. Ne è un perfetto esempio Smooth criminal, con il suo immaginario da gangsta movie anni Trenta: la figura di Annie, protagonista della canzone, diventa incredibilmente vivida e reale, pur essendo sempre invocata indirettamente come vittima di un omicidio. C’è quasi un filo rosso sangue che lega questo brano a Thriller, sia per l’atmosfera cupa e misteriosa che attraversa le due canzoni, che per le straordinarie coreografie, le più conosciute del cosiddetto MJ style, che oggi si insegna nelle scuole di danza moderna. La title track, impreziosita da un lungo video diretto da Martin Scorsese, doveva essere un duetto stellare tra Michael e Prince che, però, ha rinunciato all'ultimo momento perché riteneva che la canzone sarebbe stata una hit anche senza il suo apporto. «Bad è una canzone riguardante le strade -ha dichiarato Jackson- Riguarda i ragazzi provenienti da un brutto quartiere che frequentano una scuola privata». Una delle canzoni più memorabili del disco è Man in the mirror, una ballad di sapore gospel, un vero e proprio  inno accostabile, per tematiche e per qualità, a Imagine di John Lennon. Scritta e composta da Siedah Garrett e da Glen Ballard, Man in the mirror suona come un j’accuse di straordinario impatto, tanto più importante  in un decennio caratterizzato dall’individualismo e dall’edonismo. Come Bob Dylan negli anni Sessanta cantava che “i tempi stanno per cambiare”, così Jackson vent’anni dopo, sull’onda dell’ emozione per le tante guerre e per le carestie che affliggevano il Terzo Mondo, si fece portatore di un messaggio di incoraggiamento, individuale e al tempo stesso collettivo. Quando il cantante è morto, il 25 giugno del 2009, il brano più trasmesso dalla radio è stato proprio Man in the mirror, quasi un requiem per questo grande artista troppe volte frainteso e giudicato superficialmente.

5) HIStory (1995)

Il nono album di Michael Jackson, pubblicato il 16 giugno 1995, è costituito da due dischi: il primo CD dell'album, HIStory Begins consiste in un Greatest Hits di 15 tra i migliori brani del cantante, mentre il secondo, HIStory Continues, contiene 15 nuove tracce inedite. HIStory, il doppio album più venduto di sempre da un artista solista con oltre 30 milioni di copie vendute nel mondo, è stato il primo disco in cui Jackson mostra compiutamente le sue abilità di musicista, suonando tastiera, sintetizzatori, chitarre, batteria e percussioni. La Sony Music investì la cifra record di 40 milioni di dollari nella pubblicizzazione e realizzazione dell'album, anche grazie all'accordo multi-milionario firmato lo stesso anno in cui Jackson diventava di fatto socio al 50% di Sony/ATV Music Publishing. Anticipato dall'adrenalinico singolo Scream, duetto con la sorella Janet corredato dal video più costoso della storia con un budget superiore a 7 milioni di dollari, HIStory  è uno dei lavori più personali dell'artista, quasi un concept album. L’emozionante inno ecologista Earth Song, i ritmi spezzati della vibrante They Don't Care About Us e la malinconica Stranger in Moscow sono da considerare tra i vertici assoluti della sua discografia. Little Susie è un valzer inquietante che sembrare scritto da Kurt Weill, mentre nella corrosiva Tabloid Junkie il cantante esprime tutta la sua rabbia nei confronti delle fantasiose ricostruzioni giornalistiche sulla sua vita privata: “La tecnica che usano i giornali è molto semplice: se continui a raccontare una bugia assurda, il lettore, a un certo punto, comincerà a pensare che sia vera”.

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