Levante
Musica

Levante: "Accorgiamoci di chi abbiamo a fianco"

La cantautrice siciliana canterà domani alla data fiorentina del JackOnTour e il prossimo 13 marzo "la sua prima volta" all'Alcatraz di Milano - Intervista

La sua voce è una di quelle che si fatica a dimenticare. Levante è un’artista vera, sincera e completa. Fin da piccola suona la chitarra e scrive, attività che per lei è, insieme, necessità e bellezza. Con Alfonso si è fatta conoscere, nell’estate 2013, in tutta Italia e il suo primo disco “Manuale Distruzione” è stato premiato all’Academy Medimex. Tra le altre cose, nel 2014 è selezionata da Mtv tra i finalisti degli European Music Award come Best italian act e lo scorso 5 maggio è uscito il suo nuovo lavoro, “Abbi cura di te”. Tra i singoli più importanti del disco, Ciao Per Sempre, che ha confermato ancora una volta la sua grandissima capacità di autrice e interprete. L’abbiamo raggiunta per fare due chiacchiere. E per capire le nuove direzioni della cantautrice siciliana…

Hai un grande successo ma tieni sempre vicino a te quel filo di sana malinconia. Di cosa parla questa malinconia? È mai stata un deficit nel momento di scrittura delle tue canzoni?

In realtà io credo che la canzone sia una conseguenza della malinconia. Per quanto riguarda questa tristezza latente non saprei dirti a cosa è dovuta. Quando viene l’autunno e cadono le foglie inizio a scrivere canzoni perché evidentemente c’è qualcosa dentro di me che mi porta lì dove c’è l’ombra. Si dice che dove c’è luce, ci sia anche tanta ombra. Io sono molto luminosa e, di conseguenza, lascio tantissimo spazio per l’ombra.

A proposito di autunno, hai recentemente affermato che questo è il periodo dell’anno in cui resti spesso a guardarti intorno. In questo preciso momento, cosa ti rende più inquieta rispetto a quello che vedi?

In questo periodo sto vivendo una tristezza dovuta a molte situazioni. In primis, quella sociale in cui ci troviamo tutti quanti, dovuta ai recenti fatti internazionali, dove mi sembra che tutto ci stia sfuggendo di mano. Non possiamo fare altro che guardare, anche perché le decisioni rilevanti le prendono ai piani alti, e questa cosa mi preoccupa tantissimo. La guerra è iniziata l’undici settembre del 2001, lì è iniziato tutto ed è lì che ci siamo dichiarati guerra. Quella di Parigi è una cosa gravissima successa dietro casa nostra che giustamente ci fa tantissima paura, ma è veramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.


Cosa può fare ognuno di noi di fronte a questo?

Il fatto di essere consapevoli di quello che sta succedendo è sicuramente un passo avanti. La comprensione di fronte a culture differenti è fondamentale, in modo da smettere di crederci migliori di altri. Poi, le decisioni importanti le prendono altri, purtroppo. Ci sono interessi economici e sociali in questo conflitto che sono veramente distanti da noi e dalla nostra quotidianità. Mi sembra di vivere in una situazione in cui tutto è congelato, sembra che stiamo aspettando che succeda qualcosa. È un momento paradossale.

Che cosa, invece, ti rende più tranquilla?

La serenità me la danno gli affetti, la famiglia, gli amici. Però è un periodo veramente pesante. Ed è difficile essere tranquilli.

Tornando al disco, credo che “Abbi cura di te” (titolo dell’ultimo album di Levante, ndr) sia l’augurio più bello che si possa fare. Di cosa dovremmo avere più cura nella nostra quotidianità?

In questi ultimi anni abbiamo perso la semplicità delle cose che ci stanno accanto e ci siamo proiettati su un mondo che è irreale. Se ci pensi passiamo più del 50% delle nostre giornate sui social network, abbiamo perso il contatto con la realtà. Un consiglio potrebbe essere quello di essere più vicini alle cose reali, che teniamo troppo distanti da noi. “Abbi cura di te” è sostanzialmente riferito alle persone che ci stanno accanto.

A proposito di questo, tu ti esponi sempre sui tuoi social, senza metterti nei panni di un personaggio, ma semplicemente raccontando di te, anche delle tue debolezze…

Sono un libro aperto, non riuscirei ad essere diversa da quello che sono. Non credo che giovi a nessuno la costruzione di un personaggio. Pensa cosa potrebbe essere una vita in recita. E comunque la gente percepisce che c’è qualcosa di costruito. Io sono una persona molto complicata e faccio trasparire anche queste parti di me. Non potrei fare altrimenti.

Il tuo ultimo singolo è Finchè morte non ci separi. Una scelta coraggiosa…

Ho sempre scritto canzoni dedicate al mio papà, ormai sono quasi vent’anni che è scomparso ed è stato “facile” raccontare di lui. In Finchè morte non ci separi ho voluto raccontare la storia di mia madre, una ragazzina che fuggì sposando quest’uomo. L’ho fatto nel modo più onesto che conosco. Non potevo lasciare che questa canzone rimanesse una semplice traccia del disco, e ho anche rischiato di lanciare un singolo che non fosse il classico brano radiofonico. Poi ho una mamma bellissima che canta meglio di me: è stata una scelta coraggiosa, ma forse è stata sostanzialmente una scelta emotiva che dovevo fare.


Quest’estate hai aperto i concerti italiani di Paolo Nutini. Una grande soddisfazione, immagino. Cosa è stato per te?

È stato un grandissimo onore. Di solito fare le aperture di concerti è molto difficile perché la gente non aspetta altro che l’artista principale e le aperture non sono sempre troppo collegate con lo stile e il genere del cantante. In questo caso, invece, mi sono sentita molto a mio agio perché credo di essere abbastanza in linea con il genere di Nutini. Per questo motivo ero molto serena prima di questi live. È stata un’esperienza che mi ha arricchito soprattutto per gestire il rapporto con il palco: per l’ennesima volta affronti quel mostro che è il pubblico che non è tuo e riesci a combattere a testa alta. È scuola. Gestire un pubblico così grande da sola, con la mia chitarra, non è stata la cosa più semplice da fare. Poi, Paolo Nutini dietro le quinte è davvero super carino.

Domani sera sarai insieme ad Irene Grandi alla data di Firenze del Jack On Tour (ore 21.00 all'Hard Rock Café, ingresso gratuito)…

Sì, ne sono contentissima: finalmente torno a Firenze, l’ultima volta è stata nel 2013. Non vedevo l’ora di tornare in questa magica città!

Il 13 marzo, infine, canterai per la prima volta all’Alcatraz a Milano. Cosa dobbiamo aspettarci?

Devo ancora realizzare perché l’Alcatraz è un bel palco, ci sono passati grandissimi artisti. Spero di essere all’altezza. In realtà io e te dovremmo risentirci qualche giorno prima del live, perché ora ho assorbito questa notizia, ma non l’ho ancora metabolizzata, non mi scompongo particolarmente. Quando questa grande notizia arriverà anche al cuore, mi scoppierà dentro.

Però sei contenta di come sta andando…

Per me è difficile capire come vanno le cose, non sono obiettiva di fronte al mio lavoro, mi sento sempre un po’ meno, un po’ in difetto. Effettivamente l’Alcatraz è un palco enorme e non posso negare che è il segno che effettivamente qualcosa sta migliorando. Fortunatamente l’unica cosa programmata che ho nella mia vita sono le date del tour e a questa cosa mi sono rassegnata: io sono una di quelle persone che - per tante cose che ha vissuto - compra i biglietti dell’aereo e del treno il giorno prima. Ma sto migliorando…

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