Gianni Poglio

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I fuoriclasse cono così: stupiscono perché hanno un passo diverso, perché non sono mai banali e nemmeno noiosi.

E così capita che a 68 anni uno come l'Iguana del Michigan faccia uscire un disco straordinario, frutto della collaborazione con un altro genietto americano: Josh Homme (ci sono anche il polistrumentista Dean Fertita e Matt Helders, batterista degli Arctic Monkeys).  

Post pop depression non è una resa dei conti con la pop music, ma con se stessi (I've nothing, but my name" canta in American Valhalla). Niente sfregi punk questa volta, ma un album che mette al centro la sua voce nella versione più cupa e profonda. 

Nei brani, tutti registrati al leggendario studio Rancho de la Luna (Joshua Tree, California), ci sono echi di David Bowie (da China Girl a Station to station), dell'avantgarde rock dei Settanta, persino dei primi Steely Dan e della british new wave. 

Iggy dice che questo è il suo ultimo album. Se fosse vero ci mancherà. E non poco...

Brani consigliati: tutti, ma in particolare Gardenia, Paraguay e Sunday

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