Gabriele Antonucci

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Se il jazz italiano è secondo ormai soltanto a quello americano il merito è di musicisti straordinari come Enrico Rava, il trombettista italiano più conosciuto e apprezzato a livello internazionale, che oggi compie 80 anni.

I festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Enrico Rava sono cominciati ad aprile, con l’inizio del tour mondiale Enrico Rava 80th Anniversary – Special Edition che toccherà, oltre l’Italia (24/8 Gradara, 15/9 Alghero, 25/9 Pisa, 20/10 Soriano (VT), 5/11 Milano, 4/12 Bari e 10/12 Roma) anche gli Stati Uniti e l’Argentina in autunno, paesi dove Rava ha vissuto diversi anni alla fine degli anni ‘60.

In questo tour, Rava ha voluto raggruppare i musicisti che più gli sono stati vicino negli ultimi anni, per rivisitare i brani più significativi della sua carriera, rivisti in un’ottica odierna e interpretare nuove composizioni scritte per questa occasione.

Per l'occasione, il decano del jazz italiano pubblicherà il 6 settembre il suo nuovo album per ECM, intitolato Roma, che documenta l’incontro tra Rava e Joe Lovano, magistrale sax tenore statunitense dalle origini siciliane, in occasione del loro penultimo concerto del tour europeo, avvenuto all’Auditorium Parco della Musica di Roma nel novembre 2018.

I due big del jazz sono affiancati da un vivace quintetto che comprende il pianista Giovanni Guidi, il batterista Gerard Cleaver e il bassista Dezron Douglas.

L’album Roma suggella il rapporto con ECM, la leggendaria etichetta fondata da Manfred Eicher, con cui Rava collabora e incide dal 1975, quando pubblicò The Pilgrim and the Stars.

Triestino di nascita, ma torinese d’adozione, Rava è in realtà il più americano dei jazzisti italiani, sia per i suoi lunghi soggiorni negli Usa che per la sua formazione.

I suoi idoli sono Chet Baker e Miles Davis, che vide per la prima volta al Teatro Nuovo di Torino nel 1956.

Fu una vera folgorazione, tanto che il giorno dopo il concerto si procurò una tromba e iniziò a suonare da autodidatta.

Dal grande trombettista di Alton, invece, Rava ha ripreso il suono pulito, l’uso del registro medio e il raffinato fraseggio.

Il destino di Rava, però, sembrava quello di seguire le orme paterne: «A vent’anni lavoravo nell’impresa di trasporti della mia famiglia-scrive il trombettista nella sua autobiografia-Un giorno, forse, sarebbe diventata anche mia. Era un lavoro che detestavo:andare in dogana, parlare con i camionisti. Ma sopportavo quella situazione perchè di notte suonavo il jazz».

Dopo tanta gavetta nei locali torinesi, Rava incontra nel 1963 Gato Barbieri con il quale incide la colonna sonora del film di Montaldo Un bella grinta.

Molto importante anche la collaborazione con Steve Lacy e in seguito con grandi del jazz e della canzone come Lee Konitz, Michel Petrucciani, Carla Bley, Richard Galliano, Joe Henderson, Paul Motian, Joe Lovano e João Gilberto.

Da quest’ultimo, da poco scomparso, ha fatto tesoro di un consiglio: «Suona solo le note necessarie».

Rava ha sempre rifiutato di rinchiudersi nel recinto dorato del jazz "duro e puro", come confermano i due splendidi album dedicati all'Opera e il caloroso omaggio a Michael Jackson in Rava on the dancefloor.

Musicista rigoroso, ma incurante delle convenzioni, con una sonorità lirica e struggente, sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, e una poetica immediatamente riconoscibile.

Il suono della sua tromba, dolce e mediterranea, si accompagna sovente a temi ariosi, originali ricerche cromatiche e imprevedibili cambiamenti ritmici.

Talent scout dal fiuto sopraffino, il trombettista ha intuito per primo il talento di Massimo Urbani, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Gianluca Petrella, Giovanni Guidi e Francesco Diodati.

Nella sua lunga carriera, Rava ha collaborato, non solo con i più grandi jazzisti mondiali, ma anche con personaggi di caratura come Andrea Camilleri, Michelangelo Pistoletto, Francesco Tullio Altan e Bernardo Bertolucci.

Il tormbettista ha pubblicato due libri autobiografici: “Note Necessarie. Come un’autobiografia” in collaborazione con il giornalista Alberto Riva, edito da Minimum Fax nel 2004 e “Incontri con musicisti straordinari. La storia del mio jazz”, pubblicato nel 2011 da Feltrinelli.

Nel 2019 Enrico Rava è stato insignito dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

In precedenza era stato nominato anche Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese e Doctor in Music Honoris Causa alla Barkleee School of Music di Boston, oltre ad essere cittadino onorario della città di Atlanta in Georgia.

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