Gabriele Antonucci

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Musica classica che si fonde con il rock, sferzate di punk e accenni di elettronica.

Sono solo alcuni degli ingredienti dell’inconfondibile sound di Ara Malikian, tra i più brillanti ed espressivi violinisti della scena musicale contemporanea.

Origini armene, nato a Beirut e residente a Madrid, Malikian è un prodigio del violino con numerosi riconoscimenti alle spalle, tra cui il prestigioso Premio Niccolò Paganini.

La sua carriera sembrava limitata al contesto “classico”, ma il suo violino ha preso strade imprevedibili, incrociando la tradizione armena con influenze mediorientali ed europee.

La sua abilità nel reinterpretare la tradizione musicale armena, contaminandola con influenze gypsi, klezmer, tango e flamenco, è tale da renderla fruibile ad un vasto pubblico, esprimendo al massimo le potenzialità della musica classica, soprattutto negli intensi e particolarissimi live.

Nei suoi concerti è impossibile resistere alla tentazione della danza, alla malinconia e al romanticismo in un crescendo emotivo sapientemente controllato dal virtuosismo assoluto del suo primo interprete, il carismatico, stravagante, eclettico, apolide per destino e vocazione, cosmopolita, onnivoro Ara Malikian.

Malikian ha musicato numerosi film, collaborando con compositori tra cui Alberto Iglesias e con registi del calibro di Pedro Almodóvar, Pascal Gainge e Salvador García Ruiz.

Dopo il grande successo della prima apparizione italiana sul palco del Primo Maggio a Roma e il successivo ‘The Incredible World Tour of Violin’ lo scorso anno, Malikian torna in Italia a dicembre per cinque concerti-performance (1 dicembre Torino, Teatro Colosseo; 2 dicembre Milano, Teatro Nazionale CheBanca; 3 dicembre Bologna, Teatro Europauditorium; 4 dicembre Padova, Gran Teatro Geox; 5 dicembre Roma, Auditorium Parco della Musica - Sala Sinopoli) accompagnato dalla sua band per presentare Royal Garage, il nuovo doppio album ricco di collaborazioni con importanti artisti, tra cui quelle con Franco Battiato e con Serj Tankian, frontman dei System of a Down.

Ara Malikian, fin da bambino, è stato influenzato dall'arte e dalla disciplina di suo padre, anch'egli violinista. Come ricorda la sua infanzia, segnata dalla guerra civile in Libano?

“Quando avevo 6 o 7 anni per me la guerra era la mia vita quotidiana. Mi sono reso conto di quanto fosse diversa la vita normale solo quando ho lasciato il Libano per trasferirmi in Germania. Durante la guerra passavamo molto tempo nel ripostiglio della casa per evitare le bombe, tante volte non potevo andare a scuola o giocare per strada con gli amici perché era molto pericoloso. La musica, fin da allora, mi ha aiutato a superare tanti momenti difficili. Sarò per sempre grato a mio padre per avermi insegnato a suonare il violino”.

Qualcuno l’ha soprannominata "il violinista pazzo". Le piace o preferisce un altro soprannome?

“Lo trovo buffo, ma non mi interessano i soprannomi e non credo di essere pazzo. Forse mi hanno soprannominato così perché sono abituati allo stile dei violinisti classici, impettiti, seriosi e un po’arroganti. Non voglio essere così, voglio semplicemente essere come sono: una persona normale che suona il violino a modo suo. Se dovessi scegliere un soprannome? Un musicista che vuole rendere felice gli altri facendo quello che ama di più”.

Ha dichiarato che Paganini è stata la prima vera rockstar. Può spiegarci meglio? Che cosa distingueva Niccolò Paganini dagli altri musicisti?

“Fin da bambino mi ha affascinato la vita di Paganini, è probabilmente uno dei personaggi più stravaganti nella storia della musica. Ha cambiato il modo di suonare il violino, ma soprattutto il modo di concepire i concerti: grazie a lui, per la prima volta la gente non andava solo ad ascoltare la musica, ma voleva assistere a un vero show. Era molto intelligente e sapeva bene come promuoversi. Per questo è stato probabilmente la prima vera rock star".

Come coesistono Paganini, Bach e Vivaldi con i Led Zeppelin e Jimi Hendrix nella sua vita e nella musica?

“C’è stato un periodo, nella mia vita, che per vivere dovevo suonare nei club i brani di Led Zeppelin, Beatles, Bowie ed Hendrix perché nessuno, in un locale, voleva sentire Bach o Vivaldi. Ho dovuto imparare in poco tempo un genere che non conoscevo, ma ho scoperto che anche loro erano dei geni musicali, non soltanto quelli che suonavano 300 anni prima di loro. Nei miei concerti non ho pregiudizi, né steccati: suono sia Vivaldi che Hendrix perché amo la loro musica e mi piacere accostare alla classica chi è abituato al rock, e viceversa”.

Il suo nuovo doppio album Royal Garage è ricco di ospiti. Come sono nate le collaborazioni con Serj Tankian (frontman dei System of Down) e Franco Battiato? Cosa rappresenta per lei questo straordinario artista?

“Serj lo conosco di persona, così la collaborazione è stata molto semplice: mi è bastato mandargli un messaggio su Whatsapp. Con Battiato è stato diverso perché non lo conoscevo personalmente, ma apprezzavo molto la sua musica: in Spagna lui è molto famoso. Abbiamo un amico in comune con Franco, che ci ha messo in contatto per suonare insieme: gli sarò per sempre grato per avermi dato questa splendida opportunità”.

Ha scritto musica per due film di Pedro Almodovar, Parla con lei (2002) e La cattiva educazione (2004). Com'è stato lavorare con lui? 

“C’è stato un periodo in cui ho lavorato molto in studio per le colonne sonore, ma io amo suonare dal vivo, salire sul palco e sentire il calore e il respiro del pubblico. Sono stato felice di aver lavorato con un grandissimo regista come Almodovar, ma ora mi dedico quasi esclusivamente alla mia musica, a meno che non sia mia moglie, che è a sua volta una regista, a chiedermi espressamente di comporre un brano per un suo film”.

Cosa le piace fare quando non suona e non si esibisce in una sala da concerto?

“Da cinque anni ho un figlio e quando sono libero dedico quasi completamente il mio tempo libero a lui. Quando sono in posti che non conosco, amo camminare per strada e osservare le persone, come mangiano, come parlano e come ridono: sono una continua fonte di ispirazione per la mia musica”.

Che cosa possiamo aspettarci dai suoi 5 concerti in Italia, a dicembre?

“Sono molto felice di suonare in Italia: per me e per la mia band è uno dei posti preferiti dove tornare, per la cultura, per il cibo e perché da voi ho tanti amici. Il nuovo tour è molto diverso dal precedente: è cambiata la band, il sound, ora abbiamo un pianoforte ed esploriamo anche sonorità latine. Spero davvero che il nuovo show vi piacerà”.

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