Roberto Poletti: «Racconto in radio l'Italia che riparte e punto a trasformarlo in format tv»
Ufficio Stampa Rai
Roberto Poletti: «Racconto in radio l'Italia che riparte e punto a trasformarlo in format tv»
Televisione

Roberto Poletti: «Racconto in radio l'Italia che riparte e punto a trasformarlo in format tv»

Intervista al giornalista, conduttore di Siriparte, su Rai Isoradio dal 28 settembre. Dopo UnoMattina, è autore e inviato de La vita in diretta. «Una diminutio? Assolutamente no», spiega a Panorama, parlando anche di sovranismo e dei rapporti con Salvini

C'è un'Italia che non si è arresa, ci sono gli imprenditori che lottano contro la crisi e la superano grazie a creatività e tenacia. Roberto Poletti inverte la prospettiva e prova a leggere il presente con la lente della fiducia: lo fa con Siriparte, in onda su Rai Isoradio da lunedì 28 settembre alle 14, il programma di cui è ideatore e conduttore, in cui racconta l'Italia produttiva e dinamica che ha sfruttato il lockdown per reagire e innovarsi. «Con questa trasmissione mi sono anche sentito utile», spiega il giornalista a Panorama.it, parlando anche dell'esperienza a UnoMattina, del nuovo doppio ruolo a Vita in diretta e dell'etichetta «sovranista».

Com'è nato Siriparte?

«È un'idea mia accolta dal direttore Roberto Sergio, direttore di Rai Radio, e Danilo Scarrone di Rai Isoradio. In pieno lockdown, volevo raccontare l'Italia produttiva che non si è mai fermata, quella che si è rimboccata le maniche, ha riconvertito interi settori e si è risollevata. È l'unica trasmissione dedicata alla ripartenza ed è l'unica che punta su messaggi positivi: quelli dell'ottimismo e della fiducia».

Dal suo osservatorio, come la vede l'Italia del dopo lockdown?

«Ci sono due Italie: una appare ancora stordita, l'altra invece ha colto la crisi come motivo per rilanciarsi e innovare. Ci sono così tante storie e il programma funziona ed è molto seguito tanto che mi hanno chiesto di fare un secondo ciclo di 75 puntate».

E queste storie come le trova?

«Sono uno curioso ed essendo sempre in giro per l'Italia me le ritrovo spesso tra le mani. E poi leggendo i giornali locali, tutti e tutti i giorni. Le storie ci sono, basta saperle leggerle».

Tra quelle che ha raccontato, ce n'è una che le è rimasta impressa?

«Sì, quella di un imprenditore dell'Emilia Romagna che lavora nel settore della plastica: ha riconvertito realizzando le barriere protettive per i taxi, un'importante cooperativa di taxisti di Milano ha ascoltato la sua storia su Siriparte e le ha comprate. Confesso di essermi sentito utile: Isoradio è molto ascoltata e con il mio programma sono stato spesso punto di connessione».

Siriparte potrebbe diventare un format tv?

«Sì. Se c'è spazio e voglia per raccontare un'Italia che fa e non si rassegna. Penso di proporlo al direttore Stefano Coletta, che è molto sensibile a questi temi e apprezza il mio modo di fare tv».

Intanto, dopo un intero anno a UnoMattina – ha condotto l'edizione estiva e poi quella invernale – è passato a Vita in diretta con un triplo ruolo.

«Faccio l'inviato quando trovo storie che mi colpiscono e fatti che mi piace raccontare. Ma sono anche uno degli autori della trasmissione e poi vado in video per commentare le notizie, nello spazio del tavolo».

Da conduttore di uno dei programmi storici di Rai 1 a inviato e autore: non è una diminutio?

«Ma non scherziamo. Considero un privilegio lavorare in un programma come Vita in direttae poter giocare su più fronti, anche uscendo dallo studio. Le critiche di chi dice che Rai 1 mi ha ridimensionato non mi toccano: non credo di essere stato messo da parte e se non mi avessero voluto, semplicemente non mi avrebbero rinnovato il contratto».

Com'è diplomatico...

«Affatto, sono solo sincero. Ci sono quotidiani che mi hanno fatto la guerra per un anno scrivendo inesattezze e poi dicendo che ero stato cacciato da UnoMattina. Se fossi stato cacciato non mi avrebbero dato un'altra opportunità così importante: loro possono scrivere ciò che vogliono, io intanto posso sperimentare linguaggi nuovi e non annoiarmi mai».

Siete soddisfatti degli ascolti delle prime settimane di Vita in diretta?

«Molto. Il pubblico si sta dimostrando maturo e ha accolto questa nuova formula cucita addosso ad Alberto Matano. Penso che qualcuno dall'altra parte si stia preoccupando»

Che rapporti ha con Matano?

«Ottimi. Ci conosciamo da molti anni e c'è stima reciproca».

Lorella Cuccarini ha scritto in una lettera pubblica che Matano è «un maschilista dall'ego smisurato».

«Credo che tutto gli si possa dire, tranne che sia un maschilista».

La Cuccarini non è stata riconfermata a Vita in diretta perché sovranista?

«Non credo che la Cuccarini non sia più a Vita per quel motivo. Se avessero voluto togliere una quota sovranista, perché avrebbero messo me tra gli autori?».

Dunque lei si considera un sovranista?

«Sinceramente delle etichette non me n'è mai fregato nulla. Non so se sono sovranista ma una cosa è certa: nessuno mi ha mai detto cosa dire o non dire e ho sempre rispettato tutto il pubblico. Le mie idee personali restano fuori dai programmi che conduco».

È vero che i programmi di infotainment influenzano molto più di un talk politico?

«È chiaro che possano influenzare, soprattutto se si punta su determinati temi. Ma si dimentica spesso una cosa basilare: la squadra di autori di un programma è fatta di persone dalle identità e dalle sensibilità diverse, mica da un blocco granitico».

Gli attacchi della politica la infastidiscono?

«No, anche perché certi commenti sono fatti solo per farsi notare dalle agenzie. A me interessa il giudizio del pubblico».

L'etichetta di conduttore in «quota Salvini» le va stretta?

«Ripeto: sono definizioni da addetti ai lavori. A me interessano i numeri, poter dimostrare la mia professionalità, i rapporti con le persone: i più scettici nei miei confronti, in Rai, sono diventati i miei più grandi amici».

I suoi rapporti con Matteo Salvini?

«Sereni e tranquilli. È un amico. Ma lavoro come giornalista professionista da 25 anni: ridurre sempre tutto a questo, lo trovo insensato».

Se le dico che il suo stile ricorda un po' quello di Gianfranco Funari, ci si ritrova?

«Sì, mi ci rivedo: ma per dimostrarlo fino in fondo vorrei provarci con un progetto tv tutto mio. Intanto vedo che in circolazione sono in molti a ricalcare quello stile e Mediaset ne ha schierati una serie: penso a Mario Giordano e Paolo Del Debbio, due amici che conducono due serate di grande successo. Direi che bastano loro».

Capitolo UnoMattina. Cosa le resta di quell'esperienza?

«L'aver conosciuto le dinamiche della prima azienda culturale italiana e la soddisfazione di aver portato ottimi risultati. L'ha scritto anche Aldo Grasso sul Corriere che abbiamo capitalizzato ascolti in crescita soprattutto nei mesi di febbraio, marzo e aprile».

Dopo UnoMattina le sono arrivate proposte da altre reti?

«Sì, c'è chi si è preoccupato per il mio futuro. Ma non voglio aggiungere altro».

Non tutti sanno che lei è stato parlamentare per due anni, dal 2006 al 2008, con i Verdi. Se le chiedessero di ricandidarsi, accetterebbe?

«Non si torna mai sul luogo del delitto. Ma è stata un'esperienza che mi ha dato una buona capacità di leggere il futuro, decifrare la realtà delle cose e soprattutto conoscere i meccanismi del Palazzo: se un politico parla, oggi so distinguere quando dice la verità e quando racconta balle».

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